Asset digitali: cresce il peso all’interno dei portafogli istituzionali

Secondo State Street l’accelerazione nell’adozione delle tecnologie emergenti è davvero notevole. La convergenza tra tokenizzazione, intelligenza artificiale e quantum computing guiderà il futuro della finanza

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Redazione

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Secondo una ricerca globale su digital asset e tecnologie emergenti condotta da State Street, uno dei maggiori provider di servizi finanziari, emerge un netto cambiamento in termini di adozione e di impegno strategico da parte degli investitori istituzionali verso la tokenizzazione e la trasformazione guidata dalla blockchain.

La ricerca evidenzia come i digital asset stiano ricoprendo un ruolo strategico nei portafogli istituzionali, con un incremento dei team dedicati. Trasparenza e rapidità sono i principali vantaggi nell’adozione del processo di tokenizzazione che privilegia i mercati privati.

State Street pubblica il “2025 Digital Assets Outlook”

Lo studio sul digital asset e sulle tecnologie emergenti, basato su una survey globale condotta tra senior executive di asset manager e asset owner, analizza sentiment, strategia e livello di preparazione operativa nelle diverse aree geografiche e tipologie di istituti.

“L’accelerazione nell’adozione delle tecnologie emergenti è davvero notevole. Gli investitori istituzionali stanno superando la fase di sperimentazione, e gli asset digitali rappresentano ormai una leva strategica per crescita, efficienza e innovazione,” ha dichiarato Joerg Ambrosius, Presidente di Investment Services di State Street. “Gli early adopters stanno guidando la trasformazione del futuro della finanza grazie alla convergenza tra tokenizzazione, intelligenza artificiale e quantum computing.”

Ruolo strategico nei portafogli istituzionali

Gli investitori istituzionali segnalano un cambiamento decisivo nel modo in cui si interessano ai digital asset. Quasi il 60% – evidenzia la ricerca – prevede di aumentare la propria allocazione nel corso del prossimo anno, e l’esposizione media è destinata a raddoppiare in tre anni. Questa dinamica riflette una crescente fiducia negli asset digitali come componente di una strategia d’investimento di lungo periodo.

Il 40% degli investitori istituzionali – segnala State Street – dispone già di un team o di una business unit dedicata agli asset digitali, e quasi un terzo afferma che le operazioni digitali (ad esempio basate su blockchain) sono ora parte integrante della strategia di trasformazione digitale complessiva dell’organizzazione.

Trasparenza e rapidità

Maggiore trasparenza (52%), trading più veloce (39%) e riduzione dei costi di compliance (32%) figurano tra i principali benefici indicati, secondo la ricerca. Quasi la metà degli intervistati prevede risparmi superiori al 40% grazie a una maggiore trasparenza e automazione dei processi.

Tokenizzazione dei mercati privati e acceleratori

State Street precisa che le prime asset class ad interessate dal processo di tokenizzazione saranno il Private equity e il Private fixed income. Ciò riflette un orientamento strategico da parte degli investitori istituzionali volto a sbloccare liquidità ed efficienza in mercati tradizionalmente illiquidi.

Entro il 2030, aggiunge le ricerca, la maggioranza degli intervistati si attende che tra il 10% e il 24% degli investimenti istituzionali sarà eseguito attraverso strumenti tokenizzati.

Oltre la metà degli intervistati ritiene che la GenAI ed il Quantum Computing avranno un impatto sulle operazioni d’investimento ancora più profondo rispetto a tokenizzazione e blockchain. Tuttavia, la maggioranza considera queste tecnologie complementari ai programmi sui digital asset.

Nuovi modelli operativi

“I nostri clienti stanno ridefinendo i propri modelli operativi attorno ai digital asset,” ha dichiarato Donna Milrod, Chief Product Officer di State Street. “Molti stanno già costruendo team dedicati, e quasi uno su cinque prevede di farlo a breve. Dai bond e azioni tokenizzati ai wrapper on-chain, dalle valute digitali delle banche centrali agli stablecoin e alla liquidità tokenizzata: questo cambiamento non è solo tecnico, ma strategico.”