Ex Ilva, i commissari chiedono 7 miliardi ad ArcelorMittal: “Disegno predatorio”

Mentre ArcelorMittal ricorre all’arbitrato internazionale, i commissari straordinari dell'ex Ilva presentano un conto da 7 miliardi di euro

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Una cifra colossale: 7 miliardi di euro. A tanto ammonta la richiesta dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia ad ArcelorMittal, chiamata a rispondere davanti al Tribunale di Milano di una gestione definita “intenzionale e precisa, portata avanti nel tempo”, che avrebbe svuotato progressivamente il perimetro industriale, finanziario e produttivo dell’ex Ilva.

La richiesta di risarcimento riguarda Acciaierie d’Italia nel suo complesso, ma colpisce soprattutto la gestione del polo siderurgico di Taranto.

Ex Ilva, i commissari presentano il conto ad ArcelorMittal

L’atto di citazione, notificato anche nella sede lussemburghese della multinazionale franco-indiana, nasce da una due diligence forense commissionata dai commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, con l’assistenza legale dell’avvocato Andrea Zoppini.

L’accusa è quella di un avere messo in atto condotte che si sono tradotte in un dissesto non accidentale ma anzi programmato: non errori gestionali o il semplice effetto di un contesto economico sfavorevole, ma l’esito di una strategia studiata per trasferire sistematicamente risorse finanziarie verso la casa madre.

ArcelorMittal Italia nasce nel 2018 come veicolo societario per l’affitto, con obbligo condizionato di acquisto, dei rami d’azienda Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto. L’operazione si fondava su un presupposto chiaro: investimenti ingenti, rilancio produttivo, integrazione industriale e commerciale del più grande polo siderurgico d’Europa. Secondo i commissari, quelle promesse sarebbero state disattese fin dall’origine.

Il risultato è stato un progressivo indebolimento della società, culminato con l’accesso all’amministrazione straordinaria nel febbraio 2024, dopo un lungo braccio di ferro con il Governo e l’ingresso dello Stato nel capitale attraverso Invitalia, che nel 2021 aveva acquisito il 32% di Acciaierie d’Italia. Un intervento pubblico che, secondo la ricostruzione commissariale, sarebbe arrivato quando la società era già strutturalmente compromessa.

Uno degli elementi più gravi contestati riguarda la governance, con i commissari che parlano di una sorta di struttura parallela composta dall’amministratore delegato e da consulenti di fiducia, che avrebbe bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Una scelta incompatibile con uno schema di affitto teoricamente temporaneo e, soprattutto, distruttiva dell’autonomia funzionale di Acciaierie d’Italia.

Secondo la valutazione dei commissari, tale architettura decisionale avrebbe reso estremamente difficile individuare per tempo lo stato di crisi e le operazioni dannose, favorendo ulteriori condotte di cattiva gestione e determinando una condizione di insolvenza già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal, avvenuto nel 2021.

La diffusione della notizia non ha avuto effetti negativi sulle azioni di ArcelorMittal, che anzi si sono impennate.

Impianti deteriorati

Ma i commissari hanno riscontrato quelle che a loro giudizio sarebbero gravi carenze nella manutenzione degli impianti:

Un deterioramento questo che potrebbe configurare un ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale e industriale.

Questo ha portato a una richiesta risarcitoria aggiuntiva da 947,4 milioni di euro per il danneggiamento del patrimonio industriale di Ilva.

C’è poi la questione dei certificati Ets: secondo i commissari, sarebbero emerse criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio delle quote di emissione che

hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2, finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite.

ArcelorMittal contro lo Stato italiano

Il futuro dell’ex Ilva passa dalle aule dei tribunali: mentre in Italia il contenzioso civile viene quantificato in 7 miliardi di euro, ArcelorMittal ha avviato a luglio un arbitrato internazionale a Washington contro lo Stato italiano, contestando la legittimità del commissariamento e del sequestro degli impianti.