Assalti ai portavalori, furti in aumento: cosa succede alle banconote macchiate

Dalle nuove tecniche militari ai sistemi Ibns: l'analisi Abi rivela come la tecnologia stia rendendo inutilizzabile il denaro sottratto

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il 2026 è iniziato da poco più di un mese e già si sono verificati tre assalti a portavalori sulle strade italiane. Dall’ultimo report di Abi, il trend degli assalti è in crescita, in particolare quelli da “marciapiede”, ovvero durante le fasi di carico e scarico dei soldi. Quelli su strada, però, sono i più “cinematografici”.

Le bande armate, specializzate a livelli che Abi definisce “militari”, usano sempre più spesso esplosivi. L’apertura forzata dei portelloni e il fuoco danneggiano parte dei contanti e, in molti casi, il bottino non supera l’investimento per il furto tra armi e uomini. È enorme l’impegno per evitare che il denaro, comunque assicurato, possa tornare sul mercato in maniera illegale.

Un altro portavalore assaltato

La mattina del 9 febbraio è stata squarciata da una nuova esplosione. È questo l’ultimo sistema di furto messo in atto dalle bande specializzate negli assalti ai portavalori. Così il mezzo dell’azienda Btv (Battistolli) in viaggio sulla statale 613 finisce in fiamme, mentre gli agenti accorsi sul posto hanno iniziato uno scontro a fuoco con i rapinatori.

Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, neanche gli addetti alla sicurezza, e il furto è da considerarsi fallito.

Dall’inizio del 2026:

  • l’assalto armato al portavalori sulla Statale 613 tra Brindisi e Lecce (9 febbraio);
  • l’assalto al portavalori della Battistolli sull’A14 a Cerignola (7 gennaio);
  • l’assalto al portavalori a Ortona sull’A14 (5 gennaio) da 400mila euro.

Difficile rintracciare le banconote, ma non impossibile. Nel 2025 ci sono stati tre arresti per utilizzo di banconote macchiate, provenienti da un furto a un portavalori nella cassa automatica di un casello autostradale. I controlli, infatti, avvengono anche nei casi di pagamenti senza il cassiere.

I numeri degli assalti: portavalori e “da marciapiede”

Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha messo nero su bianco i numeri degli assalti ai portavalori. Nel report del 2023, relativo ai dati dal 2013 al 2022, emerge una tendenza in aumento. La media è di 38 assalti ai furgoni ogni anno.

Gli anni peggiori sono stati:

  • il 2016 con 45 rapine in totale;
  • il 2020 con 44 casi (8 ai veicoli e 36 da “marciapiede”).

Il trend, dopo il 2021 che è l’anno con minori colpi, è tornato a salire nel 2022. Non solo assalti ai portavalori, ma anche gli “attacchi al marciapiede”, cioè quelli che avvengono durante le fasi di carico e scarico.

Nel report successivo, Criminalità predatoria 2024, si spiega come questo genere di furti non sia mai improvvisato. Si tratta di attacchi che avvengono per mano di bande specializzate e dotate di capacità non comuni, spesso di tipo militare. Utilizzano non solo pistole e fucili, ma anche esplosivi. Spesso però i bottini, quello che resta dopo macchiature di banconote o soldi bruciati, non riescono neanche a coprire l’investimento per il furto.

Sistemi Ibns, cosa sono

Non tutti i sistemi di sicurezza sono noti, per ovvi motivi di segretezza, ma si conosce la pratica più comune: la macchiatura. Sappiamo che le banconote macchiate sono banconote rubate. Si dovrebbe partire da una regola: non vanno accettate. Come ricorda Banca d’Italia, le banconote macchiate (i colori più utilizzati sono viola, verde, blu, rosso e nero) sono state messe in circolazione dopo un furto.

L’inchiostro è uno dei dispositivi antirapina più noti, che prende il nome di “Intelligent Banknote Neutralisation Systems – Ibns”. Questo sistema agisce quando vengono forzati gli ATM o altri contenitori protetti come quelli utilizzati per il trasporto delle banconote.

Lo scopo è ridurre l’utilizzo delle banconote rubate, rendendo il furto meno appetibile per i ladri. Esistono dei metodi di “lavaggio”, ma nelle miscele più aggiornate, tentare di lavare i soldi per eliminare l’inchiostro produce un’ulteriore macchia.

Si potrebbe addirittura rischiare di cambiare colore all’inchiostro originale della banconota, danneggiando gli elementi di sicurezza come la filigrana, il filo di sicurezza e altri elementi che rendono comunque la banconota riconoscibile come “falsa” e quindi inutilizzabile. Un altro sistema in utilizzo è una sorta di colla che blocca le banconote nei blocchetti in cui sono suddivise.

Attenzione: diverso è il caso di banconote macchiate accidentalmente o danneggiate, che possono essere cambiate.