Assegno ordinario di invalidità Inps, aumenti in arrivo: ecco a chi spettano e quanto

Con la circolare Inps 20/2026 l'assegno ordinario di invalidità contributivo può essere integrato al minimo. È inoltre possibile fare domanda di riesame per istanze respinte in passato. Ecco a quali condizioni

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Arrivano novità rilevanti per i titolari di assegno ordinario di invalidità (Aoi) calcolato interamente con il sistema contributivo. Con la circolare n. 20 del 25 febbraio 2026, l’Inps ha infatti recepito le indicazioni della Corte Costituzionale, estendendo la possibilità di integrazione al trattamento minimo anche agli assegni liquidati con il metodo contributivo.

Una modifica che potrebbe tradursi in un aumento dell’importo per molti beneficiari e che apre alla possibilità di presentare domanda di riesame per le istanze respinte in passato.

Cos’è l’assegno ordinario di invalidità e chi ne ha diritto

L’assegno ordinario di invalidità (Aoi) è una prestazione economica erogata dall’Inps a lavoratori con capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo (oltre il 67%) per infermità fisica o mentale.

Richiede almeno cinque anni di contributi (di cui tre nel quinquennio precedente), è rinnovabile e compatibile con il lavoro. Fermo restando che può essere ridotto se il reddito supera determinate soglie.

L’Aoi è destinato a tutte le categorie di lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata. Ha una durata triennale e dopo tre riconoscimenti consecutivi diventa definitivo.

La prestazione non è reversibile, dunque non spetta ai superstiti in caso di decesso. Al raggiungimento dell’età pensionabile, inoltre, si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia.

Per presentare la domanda, occorre collegarsi al portale online dell’Inps o richiederla tramite patronato, corredata da certificazione medica (modello SS3). Attenzione: l’Aoi non va confuso con l’invalidità civile, che è una misura assistenziale, poiché l’assegno di invalidità ordinario è di natura previdenziale.

Assegno di invalidità contributivo: integrazione al minimo

La novità sull’Aoi giunge per effetto dalla sentenza n. 94 del 3 luglio 2025 della Corte Costituzionale. Il provvedimento ha dichiarato illegittimo l’articolo 1, comma 16, della legge n. 335/1995 nella parte in cui escludeva l’integrazione al minimo per gli assegni ordinari di invalidità calcolati interamente con il sistema contributivo.

A seguito della pronuncia, l’Inps ha chiarito che anche i lavoratori appartenenti al cosiddetto “sistema contributivo puro” possono ottenere un assegno di importo maggiore. A patto che siano in possesso dei requisiti reddituali previsti per l’integrazione al trattamento minimo.

In sostanza, viene meno il divieto che impediva finora di integrare al minimo l’Aoi liquidato con il metodo contributivo, estendendo il beneficio anche a chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1996 o ha optato per il computo nella Gestione separata.

A quanto ammonta l’integrazione al minimo dell’assegno di invalidità 2026

Secondo le indicazioni operative, l’integrazione al trattamento minimo dell’assegno ordinario di invalidità è pari a 611,85 euro per il 2026 e può essere riconosciuta al ricorrere delle condizioni reddituali previste dalla normativa vigente.

L’aumento non è automatico in tutti i casi: il diritto all’integrazione resta infatti subordinato al rispetto dei limiti di reddito e coniugali stabiliti dalla legge. La circolare Inps precisa inoltre che il riconoscimento decorre;

  • dal 1° agosto 2025;
  • a seguito della comunicazione dei redditi rilevanti ai fini del diritto.

In presenza dei requisiti, l’assegno potrà dunque essere adeguato al minimo anche per i trattamenti liquidati interamente con il sistema contributivo.

Riesame per assegno di invalidità respinto: chi può farla

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la possibilità di ottenere il riesame delle domande respinte in passato. Chi si è visto negare l’integrazione al minimo proprio in applicazione della norma dichiarata incostituzionale, può infatti presentare una richiesta di riesame e inoltrare una nuova domanda di integrazione.

La richiesta è ammessa a condizione che il diniego non sia stato confermato da una sentenza passata in giudicato. In caso di esito positivo, il beneficiario potrà ottenere la maggiorazione dell’assegno, con effetti decorrenti dalla data prevista dalle nuove disposizioni.

Integrazione dell’assegno di invalidità: la procedura Inps

Dal punto di vista operativo, l’integrazione al minimo viene riconosciuta previa comunicazione dei redditi e tramite domanda di ricostituzione reddituale.

La prestazione resta infatti collegata alla situazione economica del titolare, che deve essere dichiarata all’Inps per consentire la verifica dei requisiti previsti.

Il sistema si applica esclusivamente all’assegno ordinario di invalidità disciplinato dalla legge n. 222/1984 e non si estende automaticamente alla pensione di vecchiaia, che può derivare dalla trasformazione dell’Aoi al raggiungimento dei requisiti anagrafici.