Che il settore delle costruzioni presenti un’elevata impronta ecologica lungo l’intera filiera non è certo una novità. Le metodologie d’analisi sul ciclo di vita degli immobili (Lca) e gli standard europei codificano da almeno 15 anni l’impatto ambientale di ciascun passaggio, distinguendo tra la produzione dei materiali, la fase operativa dell’edificio e le attività di costruzione vera e propria.
Dall’analisi di Deerns emerge che solo le operazioni relative al modulo A4, ossia di trasporto, generano 11,30 kg di CO₂ equivalente per metro quadrato costruito. Poi ci sono i consumi di macchinari e impianti per mesi. Ma oltre ai dati, la società di ingegneria ha anche provato a stilare 5 possibili rimedi all’inquinamento prodotto dal settore.
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Le cinque leve operative per ridurre l’impatto ambientale
Al di là dei numeri, il report di Deerns riassume cinque direttrici d’intervento, ben note ai tecnici del settore, la cui applicazione sistematica consentirebbe di coniugare la riduzione delle emissioni con l’efficienza economica dei cantieri:
- elettrificazione delle attrezzature e installazione di impianti fotovoltaici temporanei per ridurre la dipendenza dai carburanti e tutelare il budget dalla volatilità dei prezzi energetici;
- approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate;
- pianificazione avanzata della logistica per ottimizzare i flussi dei mezzi pesanti ed eliminare i viaggi a vuoto;
- gestione circolare dei rifiuti da demolizione e costruzione per favorire il recupero delle materie prime secondo le direttive sui Criteri Ambientali Minimi (CAM);
- investimento sulla formazione delle maestranze per garantire che le soluzioni ad alta efficienza previste in fase progettuale siano applicate correttamente sul campo.
L’edilizia off-site
Tra le strategie industriali richiamate dall’analisi figura l’accelerazione dell’edilizia prefabbricata off-site. Questo modello produttivo sposta il momento di costruzione di pareti, impianti e di quasi tutte le altre componenti al chiuso negli stabilimenti industriali dei fornitori, trasformando il cantiere vero e proprio in un puro luogo di assemblaggio finale.
Costruire in fabbrica non è certo una rivoluzione, ma per l’edilizia rappresenta una soluzione pragmatica: riduce le lavorazioni sul posto, abbatte i tempi d’impiego di gru e gruppi elettrogeni e, soprattutto, limita lo spreco di materiale, con un beneficio diretto sia sul fronte delle emissioni sia su quello del bilancio economico dell’opera.
La rendicontazione
Il cuore del report non è quindi la scoperta di quanto sia alta l’impronta ecologica dei cantieri né si tratta di fornire facili soluzioni. Si fa leva, però, sulla reale capacità delle imprese di raccogliere dati reali anziché affidarsi a stime teoriche.
In un quadro normativo guidato dai criteri Esg e da parametri bancari sempre più vincolati alla trasparenza ambientale, la rendicontazione accurata di ogni passaggio della filiera smette di essere un mero esercizio d’immagine e diventa un requisito concreto per tutelare il valore finanziario degli immobili. Si tratta di capire se il tessuto imprenditoriale italiano, costituito perlopiù da Pmi, è davvero pronto a farsi carico di una contabilità di questo tipo.