Pfas, presentato il Manifesto per eliminarli: perché l’inquinamento riguarda tutti

Legambiente, Utilitalia e Consumers' Forum presentano al Senato un documento per contrastare l'inquinamento da Pfas

Foto di Emanuela Colatosti

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Pubblicato:

Il 9 marzo 2026, al Senato, è stato presentato il Manifesto Verso l’eliminazione dei Pfas, promosso da Legambiente insieme a Utilitalia e Consumers’ Forum. L’obiettivo è quello di avviare un percorso condiviso tra istituzioni, imprese e cittadini per ridurre progressivamente, fino ad azzerare, l’uso di queste sostanze chimiche, sempre più diffuse nell’ambiente e nella vita quotidiana.

Il documento individua una strategia articolata che ha inizio con l’eliminazione graduale dei Pfas, dove già esistono alternative. Si chiedono maggiori investimenti in ricerca con il fine di rafforzare le tecnologie di depurazione, da un lato, e sanzionare chi continua a inquinare per evitare che i costi ricadano sulla collettività.

Cosa sono i Pfas e dove si trovano

Pfas è un acronimo che sta per sostanze per- e polifluoroalchiliche. Sono una vasta famiglia di composti chimici sintetici, sviluppati a partire dal secolo scorso e oggi presenti in migliaia di applicazioni industriali e prodotti di consumo, vestiti compresi.

La caratteristica principale di questi polimeri è la straordinaria resistenza. Non si degradano facilmente e per questo vengono spesso chiamati inquinanti eterni.

Queste sostanze sono utilizzate per rendere i materiali resistenti all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Si trovano, ad esempio, in:

  • padelle antiaderenti;
  • tessuti impermeabili e tecnici;
  • imballaggi alimentari;
  • schiume antincendio;
  • prodotti cosmetici e industriali.

La loro diffusione è ed è stata così ampia che oggi risultano presenti nell’ambiente, nelle acque, negli alimenti e persino nel corpo umano, rendendo complesso limitarne gli effetti.

Quali sono i rischi per la salute?

Il problema principale dei Pfas è legato alla persistenza e capacità di accumularsi nel tempo. Non si degradano facilmente e sono già entrati nella catena alimentare, aumentando l’esposizione per uomini e animali.

Ormai sono tanti gli studi scientifici che hanno evidenziato possibili effetti negativi sulla salute, tra cui alterazioni del sistema endocrino e problemi immunitari.

Un esempio concreto arriva dall’inchiesta pubblicata da Irpi Media sulle tute dei vigili del fuoco in Italia, che ha messo in luce la presenza di Pfas nei dispositivi di protezione e un possibile collegamento con l’insorgenza di tumori tra gli operatori esposti. L’indagine ha acceso i riflettori su una contaminazione tanto invisibile quanto diffusa in contesti lavorativi considerati sicuri.

La criticità non riguarda quindi solo l’ambiente, ma anche la salute pubblica e la sicurezza sul lavoro, rendendo urgente un intervento strutturale.

Quali sono i provvedimenti richiesti dal Manifesto

Il coordinamento tra Legambiente, Utilitalia e Consumers Forum rappresenta una proposta concreta per cercare di affrontare il problema dell’inquinamento da Pfas alla radice. Il Manifesto richiede:

  • l’eliminazione progressiva dei polimeri nei prodotti dove già esistono alternative salubri;
  • un maggior sostegno alla ricerca per sviluppare nuovi materiali meno impattanti e più sicuri, da un lato, e per sviluppare tecnologie per la rimozione da acqua e rifiuti, dall’altro;
  • di legiferare normative europee più stringenti, basate sul principio di precauzione;
  • l’applicazione del principio “chi inquina paga” per responsabilizzare le imprese.

L’idea di fondo è di cambiare approccio, non lavorando sull’urgenza dei danni ormai causati ma sulla prevenzione. Solo riducendo l’uso di queste sostanze a monte sarà possibile limitare i costi ambientali e sanitari nel lungo periodo.

Il contrasto all’inquinamento da Pfas richiede una collaborazione a tutti i livelli, soprattutto tra pubblico e privato. Anche perché in gioco non c’è solo la qualità dell’ambiente (che non sarebbe comunque poco) ma la tutela della salute di tutti e la sostenibilità dei sistemi produttivi.