Il 2025 è il terzo anno più caldo di sempre, +1,5 °C per 6 mesi: i costi della crisi

Copernicus certifica un’accelerazione del riscaldamento globale: temperature record, oceani più caldi e ghiacci in forte riduzione nel 2025

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il 2025 è ufficialmente tra gli anni più caldi mai registrati nella storia. Lo certifica l’ormai noto report Global Climate Highlights 2025, uno studio che sintetizza tutto il lavoro svolto dal servizio europeo Copernicus, che monitora l’andamento climatico globale attraverso dati satellitari e osservazioni scientifiche nell’arco dell’anno.

Il quadro che emerge non è più quello di un’anomalia temporanea, né facilmente risolvibile, ma anzi di un’accelerazione strutturale del riscaldamento globale, con effetti sempre più evidenti su temperature, oceani e ghiacci.

Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato

Secondo Copernicus, la temperatura media globale del 2025 è stata di circa +1,47 °C rispetto ai livelli pre-industriali. Un valore che colloca l’anno al terzo posto nella classifica dei più caldi di sempre, subito dopo il 2023 e il 2024.

Per comprendere meglio la situazione, basti pensare che nel 2025 ben 6 mesi, quindi metà anno, hanno superato la soglia di +1,5 °C. Si tratta di un dato che fino a pochi anni fa veniva considerato improbabile nel breve periodo o comunque catastrofico per le conseguenze.

Basta fare un confronto storico tra le tendenze delle temperature degli ultimi 10 anni con i 10 anni precedenti per osservare come dal 2015 al 2025 si siano registrati gli anni più caldi mai osservati, senza mai un anno di pausa. Segno che il riscaldamento globale non è una questione del picco di un anno, ma di una tendenza crescente.

La soglia di +1,5 °C è sempre più vicina

Dal report emerge anche un altro dato, ancora più importante per la vita quotidiana: la media delle temperature su più anni. Copernicus segnala che la media del triennio 2023-2025 ha già raggiunto valori molto prossimi, e in alcuni calcoli superiori, alla soglia di +1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi come limite da non superare.

Va detto che il superamento della soglia dell’Accordo di Parigi per un breve periodo non equivale alla “fine del mondo”. C’è però da sottolineare che se questa soglia, calcolata sui lunghi periodi, viene superata più e più volte e per periodi di tempo sempre più lunghi in maniera consecutiva, il margine di sicurezza tra noi e una crisi climatica senza possibilità di tornare indietro diventa sempre più sottile.

Secondo i dati, il raggiungimento stabile di +1,5 °C entro la fine del decennio, se le emissioni non diminuiranno in modo significativo, è molto probabile, se non quasi certo.

Mari e ghiacci aumentano il riscaldamento

Il riscaldamento globale ha portato anche mari e ghiacci a condizioni limite. Il 2025 ha registrato temperature record degli oceani, che continuano ad accumulare calore. Questi dovrebbero svolgere un ruolo di mitigazione del clima e invece intensificano gli eventi estremi.

I mari sempre più caldi alimentano tempeste sempre più violente, perché sono parte del sistema che porta all’alterazione degli ecosistemi.

Parallelamente, il report segnala una persistente riduzione dei ghiacci. L’estensione del ghiaccio marino in Antartide e nell’Artico, per esempio, resta ben al di sotto delle medie storiche. Tendenza confermata, senza segnali di inversione, che erano sperati ma non certo previsti.

Il report ricorda come questo sia un dato grave, perché la perdita di ghiaccio riduce la capacità del pianeta di riflettere la radiazione solare, di fatto accelerando ulteriormente il riscaldamento.

Eventi estremi sempre più frequenti e intensi

I dati climatici sempre più preoccupanti non sono solo nero su bianco nei report scientifici, ma hanno un effetto diretto sulla vita di tutti i giorni. Il 2025 è stato segnato da ondate di calore intense, alluvioni improvvise, incendi e cicloni più aggressivi.

Facendo riferimento alla questione dei mari, per capire come il loro riscaldamento abbia un effetto diretto, nel Mediterraneo l’aumento della temperatura si è tradotto in estati molto più lunghe e secche, alternate però da precipitazioni violente e molto concentrate che hanno causato danni da milioni di euro.

Purtroppo, la conclusione di Copernicus è la stessa degli ultimi anni: questi eventi non sono più “eccezioni”, ma manifestazioni coerenti con un cambiamento climatico che avanza sempre più rapidamente e in maniera ormai prevedibile. Gli scienziati lo avevano detto, ma non si è fatto abbastanza per impedire che questo accadesse.

Il 2025 sarà ricordato come un anno caldo, appena 0,01 °C più fresco del 2023 (l’anno più caldo mai registrato) e 0,13 °C più freddo del 2024. Quindi il terzo anno più caldo sì, ma di fatto quasi a pari merito. Tre anni di seguito, tre anni di eventi climatici estremi e conseguenze sempre più gravi per ambiente, salute, agricoltura e anche per le nostre città, il patrimonio paesaggistico e culturale.

Quanto ci costa il cambiamento climatico

Non è semplice calcolare l’impatto del cambiamento climatico sull’economia. Ci sono effetti diretti, come la distruzione di un raccolto agricolo o un’alluvione che spazza via case, auto e vite, ma ci sono anche effetti indiretti. È difficile calcolare quanto il cambiamento climatico pesi sulla sanità, sul turismo e su altri settori.

Si può immaginare che se territori come la Sardegna o la Sicilia, che fanno del turismo estivo un elemento importante delle entrate annuali, vengono colpiti da incendi, con dolo o senza, il risultato sarà una perdita economica per la regione, oltre a effetti a lungo termine su agricoltura, salute per l’inalazione dei fumi e molto altro.

È proprio per questo che quando si calcola l’impatto del cambiamento climatico, degli eventi estremi o dell’aumento della temperatura nel lungo periodo, le cifre risultano sempre enormi. I dati del report Munich Re 2025, per esempio, stimano che incendi, alluvioni e tempeste siano diventati il principale fattore di rischio per il settore assicurativo globale: solo in perdite assicurative si parla di oltre 100 miliardi di dollari, 224 miliardi di danni complessivi e 17mila vittime in tutto il mondo.

Tornando all’Italia, invece, uno studio della Bce-Mannheim ha calcolato danni economici pari a 43 miliardi di euro solo per i primi sei mesi del 2025, tra ondate di calore, siccità e inondazioni. Lo studio stima che entro il 2029 la cifra potrebbe triplicare.