Prezzo dell’energia elettrica volatile per tutto l’anno, quanto pagheremo nel 2026

Nel confronto tra 2024 e 2025 il Pun ribalta i trend: febbraio da minimo a massimo, primavera in calo e scenari aperti per il 2026

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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L’andamento del prezzo dell’energia elettrica in Italia nel 2025 è stato da ottovolante, ribaltando molte delle dinamiche osservate l’anno precedente. L’analisi del Prezzo Unico Nazionale (PUN) mese per mese rivela non solo variazioni significative, ma un cambio di marcia nella distribuzione dell’energia elettrica in Italia. Con tanti interrogativi su come sarà il 2026.

Lo rivela Papernest, startup francese che gestisce e compara le offerte del mercato energetico.

I dati nel 2024 e 2025

Nel report, sono stati messi a confronto i costi dell’elettricità nel 2024 con quelli del 2025. Due anni fa, i dati mensili del Pun erano i seguenti:

  • Gennaio 2024: 0,0992 €/kWh;
  • Febbraio 2024: 0,0876 €/kWh;
  • Marzo 2024: 0,0889 €/kWh;
  • Aprile 2024: 0,0868 €/kWh (minimo annuale);
  • Maggio 2024: 0,0949 €/kWh;
  • Giugno 2024: 0,1032 €/kWh;
  • Luglio 2024: 0,1123 €/kWh;
  • Agosto 2024: 0,1284 €/kWh;
  • Settembre 2024: 0,1171 €/kWh;
  • Ottobre 2024: 0,1167 €/kWh;
  • Novembre 2024: 0,1309 €/kWh;
  • Dicembre 2024: 0,1351 €/kWh (massimo annuale).

Ecco i dati del Pun per il 2025:

  • Gennaio 2025: 0,1430 €/kWh;
  • Febbraio 2025: 0,1504 €/kWh (massimo annuale);
  • Marzo 2025: 0,1205 €/kWh;
  • Aprile 2025: 0,0999 €/kWh;
  • Maggio 2025: 0,0936 €/kWh (minimo annuale);
  • Giugno 2025: 0,1118 €/kWh;
  • Luglio 2025: 0,1131 €/kWh;
  • Agosto 2025: 0,1088 €/kWh;
  • Settembre 2025: 0,1091 €/kWh;
  • Ottobre 2025: 0,1110 €/kWh;
  • Novembre 2025: 0,1171 €/kWh;
  • Dicembre 2025: 0,1155 €/kWh.

Il confronto

Il dato più emblematico del confronto tra il 2024 e il 2025 è senza dubbio il ribaltamento completo del mese di febbraio. In pratica, lo stesso periodo dell’anno l’energia elettrica è passata dal minimo al massimo assoluto nel giro di dodici mesi.

Il 2025 si è aperto con prezzi decisamente più elevati rispetto al 2024, per poi assistere a una cambio di rotta in primavera. Tuttavia, dal picco di febbraio, il mercato ha intrapreso una discesa rapida e marcata. Un vero e proprio “crollo” che in soli tre mesi ha riportato i prezzi verso il basso. Afferma il report di Papernest:

dal massimo di febbraio al minimo di maggio, il Pun è sceso di 0,057€/kWh, pari a circa −38%, riportando i prezzi a livelli più vicini alla media annuale. Quello che inizialmente sembrava un disastro si è trasformato in una forte discesa che ha restituito una certa stabilità al mercato.

Se il 2025 è stato un anno di sali e scendi, il 2024 ha seguito una traiettoria opposta; dopo il minimo di aprile, i valori sono schizzati a dicembre. Un aspetto interessante è che il calo iniziale è stato concentrato nei primi mesi, mentre da giugno in poi il prezzo si è stabilizzato sopra i 0,100 €/kWh. Una situazione che, per Papernest, ha cambiato il trend dell’anno:

da quel momento, i valori sono rimasti relativamente stabili, con un aumento graduale fino alla fine dell’anno. Questo ha creato una traiettoria molto diversa rispetto al 2025, meno volatile e con una crescita più prevedibile.

Cosa ci si aspetta per il 2026

Guardando al 2026, ci si interroga se sarà un anno volatile come il 2025 o una crescita lineare come nel 2024. Secondo Papernest:

Ci si aspetta che il Pun nel 2026 potrebbe stabilizzarsi su livelli più sostenibili rispetto ai picchi del 2025, ma non si può escludere un’ulteriore volatilità legata a fattori esterni. Potremmo assistere a un andamento simile al 2024, con un minimo primaverile e una leggera crescita nei mesi autunnali e invernali. Tuttavia, il mercato potrebbe anche riservare sorprese, soprattutto se dovessero emergere nuove criticità o opportunità sul fronte delle rinnovabili.

La direzione del Pun nel 2026 sarà plasmata da una serie di fattori chiave:

  • accelerazione delle rinnovabili, con maggiore produzione “verde” a costi bassi che potrebbe esercitare una pressione al ribasso sul prezzo medio;
  • fattori climatici, che possono impennare la domanda per riscaldamento e raffreddamento, creando tensioni sui prezzi;
  • costi delle materie prime, con la stabilità o meno del prezzo del gas naturale che rimane un elemento determinante;
  • geopolitica ed eventi esterni, con le ben note tensioni internazionali, interruzioni di forniture o nuove politiche energetiche comunitarie.