Italia cresce meno del resto dell’Ue, le previsioni su Pil e inflazione

Le proiezioni di Bankitalia indicano una crescita moderata del Pil italiano fino al 2028, con un’inflazione vicina al target ideale del 2%

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

La Banca d’Italia ha pubblicato il nuovo bollettino intitolato “L’economia italiana in breve“, che traccia la rotta macroeconomica del Paese per i prossimi anni.

Secondo quanto riportato nel documento pubblicato il 10 marzo, l’Italia si conferma su un percorso di crescita misurata e privo di picchi espansivi ma ciò nonostante caratterizzato da una sostanziale stabilità.

Come sta il Pil italiano

Le proiezioni indicano per l’Italia un tasso di crescita del Pil dello 0,6% per il 2026, con un progressivo consolidamento che porterà il dato allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9% nel 2028. Si tratta di un ritmo di sviluppo che, pur non essendo accelerato, mostra la tenuta del sistema produttivo nazionale. E si tratta, per l’anno in corso, di proiezioni più prudenti, rispetto a quelle della Commissione Ue e del Fondo Monteraio Internazionale, che attribuiscono qualche decimale in più.

Ma sul report mensile e sulle sue previsioni c’è però un’ombra che pesa come un macigno: ovvero la guerra in Iran, e il parziale blocco dello Stretto di Hormuz, che hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo dell’energia e hanno affossato il settore bancario, rendendo per le aziende più difficile l’accesso al credito, con possibili ripercussioni sul Pil nazionale.

Inflazione e potere d’acquisto

Uno dei dati più attesi riguarda il costo della vita. La Banca d’Italia stima un’inflazione all’1,4% per l’anno in corso, una percentuale che salirà gradualmente verso l’1,6% nel 2027 e si avvicinerà al 2% (precisamente all’1,9%) nel 2028. Questo trend teorico conferma che, dopo le turbolenze dei periodi precedenti, la dinamica dei prezzi è tornata su binari di normalità, offrendo un clima più prevedibile per famiglie e imprese. Si ricorda che un’inflazione al 2% è quella che gli economisti considerano come ideale.

Ma anche in questo caso, il percorso per l’Italia (e non solo per l’Italia) potrebbe essere accidentato: dopo lo scoppio della nuova guerra, il timore dei mercati riguarda soprattutto energia e logistica globale. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, estesa ad altri Paesi del Golfo, rischia infatti di far salire a lungo i prezzi del petrolio e del gas, di interrompere le catene di approvvigionamento e di aumentare i costi di trasporto e produzione. Se questi fattori dovessero consolidarsi nel tempo, l’inflazione nell’Eurozona potrebbe tornare a salire proprio mentre la Bce stava cercando di stabilizzarla intorno all’obiettivo del 2%.

La Bce molto difficilmente taglierà ulteriormente i tassi di interesse: “Con le informazioni di cui dispongo ritengo molto improbabile che toccheremo i tassi nella prossima riunione”, ha recentemente dichiarato José Luis Escrivá, membro del Consiglio direttivo della Bce e governatore della Banca di Spagna.

Confronto fra Italia e Unione europea

Il rapporto di Bankitalia offre anche uno sguardo all’Area dell’euro: l’economia europea appare più dinamica rispetto a quella italiana, con previsioni di crescita superiori (1,2% nel 2026 e 1,4% nel biennio successivo).

Se da un lato il gap con l’Europa permane, la convergenza verso target di inflazione del 2% suggerisce che le politiche monetarie stanno sortendo gli effetti desiderati, stabilizzando il potere d’acquisto a livello continentale. Tutto questo, naturalmente, in linea teorica: occorrerà vedere come reagirà il sistema Paese al nuovo scossone economico derivante dalla guerra in Iran.