Chiudono 103mila negozi, le regioni più colpite dalla desertificazione commerciale

Tra il 2011 e il 2025 sono spariti oltre 103mila attività, mentre crescono i formati medi. È cambiato il volto del retail italiano

Foto di Giorgia Bonamoneta

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Pubblicato:

In Italia nel 2025 è calato il numero dei punti vendita, ma quelli esistenti hanno aumentato le proprie dimensioni. È così che si trasformano i negozi in Italia e non è un fenomeno dell’anno appena concluso. Tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103.000 negozi, ma la superficie complessiva è aumentata del +7,4%. Questo vuol dire che i punti vendita che restano aperti lo fanno allargando la propria dimensione, che passa in media da 117 a 144,5 m².

Cosa ci dice questo? Mentre diminuiscono i punti vendita di piccole dimensioni, a trainare il processo di ristrutturazione sono i negozi di formato medio. Quindi diminuiscono botteghe e micro-negozi e crescono in dimensioni quelli di formato più grande. Questa trasformazione non è uguale ovunque e cambia la velocità con la quale chiudono i negozi più piccoli, a seconda del territorio.

103.000 negozi fisici in meno

È in corso da tempo ormai il fenomeno di chiusura dei negozi fisici con la sostituzione di acquisti attraverso l’e-commerce, ma quello che fotografa Confesercenti è un dato diverso. Tra il 2011 e il 2025 sono stati chiusi oltre 103.000 negozi fisici. Accanto a questo dato, si segnala che la superficie commerciale complessiva dei negozi fisici restanti è aumentata del +7,4%.

Vincono i negozi fisici di medie dimensioni, che ristrutturano e si allargano, passando da circa 117 a 144,5 m². Ci sono quindi meno punti vendita, ma quelli che restano aumentano le proprie dimensioni.

Come cambia il retail in Italia

Il processo in corso vede la chiusura di piccoli negozi. Nel concreto, questo si traduce in una diminuzione di botteghe e micro-negozi e nell’ingrandimento del formato medio.

Secondo Confesercenti questa trasformazione non è indolore. La chiusura delle botteghe e dei micro-negozi si ripercuote sull’imprenditoria indipendente.

Se pensiamo alla produzione artigianale, pensiamo a un negozio di dimensioni piccole, fino a 50 m², per esempio. Mentre se pensiamo ai negozi di medio formato o di grande formato ci vengono in mente le catene o realtà che si sostengono anche in un momento in cui le vendite online battono la vendita fisica.

I negozi tra 250 e 350 m² aumentano, in controtendenza rispetto alla chiusura di quelli più piccoli. Quelli che riescono a resistere, spiega ancora Confesercenti, sono le imprese più strutturate e capaci di stare sul mercato anche attraverso il digitale, le multimodalità e la specializzazione.

Dove chiudono più negozi?

Dall’analisi scopriamo che questa trasformazione non procede ovunque alla stessa velocità, ma che quasi tutte le regioni sono comunque toccate dal fenomeno di chiusura dei piccoli negozi. Nel periodo 2011-2025, le regioni che mostrano una maggiore crescita della superficie commerciale complessiva sono Emilia-Romagna e Abruzzo, proprio dove calano i punti vendita di piccole dimensioni rispettivamente del -14,4% e del -14,5%.

Seguono:

  • Lazio -10,7% negozi fisici;
  • Campania -8,8% negozi fisici.

In altre regioni non aumenta la superficie, ma questo non si traduce nel mantenimento dei negozi fisici. Comunque rappresentano una controtendenza regioni come Sardegna, Puglia, Basilicata e Valle d’Aosta, dove la superficie resta ferma o addirittura arretra.

Meno negozi, meno servizi

Secondo Confesercenti, in alcuni territori si stanno riducendo i servizi. In oltre 1.100 comuni italiani non ci sono negozi alimentari e in 500 non c’è nemmeno un minimarket.

Questo si traduce anche in un dato sui consumi. Tra il 2011 e il 2025 i consumi sono aumentati del +22%, ma si suddividono in maniera disomogenea. La quota di distribuzione tradizionale è scesa dal 29,8% al 20,4%, mentre la grande distribuzione è aumentata dal 57,7% al 61,7%.

Emerge poi la vendita attraverso l’online, che è passata dall’1,9% del 2011 al 13,7% del 2025. Cosa vuol dire questo? Che circa 10 miliardi di consumi si sono spostati verso i grandi canali fisici di vendita e l’online, “complice la deregulation totale del commercio inaugurata dal decreto Salva Italia a partire dal 2012”, dice Confesercenti.