Guerra in Iran, perché il prezzo del petrolio non è salito a 100 dollari al barile

L'offensiva contro Teheran scuote i mercati, ma il greggio regge grazie ad alcune dinamiche. Gli esperti avvertono: aumenti nel fine settimana

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La guerra in Iran ha già fatto sentire il proprio impatto sui mercati internazionali, ma non tutti hanno reagito allo stesso modo. Il petrolio, per esempio, non è salito a 100 dollari al barile come in altre crisi simili del passato. Dall’inizio dell’offensiva, il prezzo del greggio è aumentato solo del 30%.

Un rialzo “contenuto”, come ha spiegato nella sua analisi Agi, che mette a confronto alcuni degli eventi storici che maggiormente hanno impattato sul mercato come l’embargo del 1973-74, che portò i prezzi al 260%, o l’invasione irachena del Kuwait, che ne aumentò il prezzo del 180%.

Qual è il prezzo di gas e petrolio

Un attacco senza una fine definita, come annunciato dal Segretario alla Difesa Usa, che non calma i mercati. Questi sono entrati in protezione, aumentando i costi delle materie prime. In attesa di percorsi alternativi allo stretto di Hormuz, i prezzi sono presto aumentati, ma non così tanto.

Mentre il gas risente maggiormente dell’escalation, il petrolio sembra riuscire a mantenere un aumento moderato. Inoltre, l’ipotesi di una trattativa da parte dell’Iran ha avuto l’immediata conseguenza di far abbassare lievemente i prezzi.

Così sul metano, Amsterdam segna un passo indietro, chiudendo a 49,75 euro per megawattora nella giornata del 4 marzo (-8,4%). Anche il prezzo del petrolio è tornato a quota 78 dollari al barile per il Brent, prima di risalire a 81,34 in chiusura. Il motivo? La smentita di Teheran sui colloqui mai proposti da parte degli Stati Uniti.

Perché il petrolio resta “basso”

La dinamica che ha portato il petrolio a resistere è complessa. Secondo Agi, una possibile spiegazione è che il mondo è cambiato rispetto agli scenari degli anni Settanta e Novanta.

Il mondo intero è meno dipendente dal petrolio mediorientale, con gli Stati Uniti che hanno il ruolo di maggior produttore mondiale di greggio. Inoltre, il petrolio arriva anche da nuovi Paesi, prima esclusi dai calcoli, come Guyana, Brasile e Canada.

Agi ricorda inoltre che l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato ha spinto l’amministrazione Trump a tenere sotto controllo qualsiasi sbalzo che possa preoccupare gli elettori. Per tenere sotto controllo i prezzi, gli Stati Uniti usano le Riserve Strategiche Petrolifere.

Cosa succederà in caso di guerra lunga

Le condizioni però non sono destinate a restare tali. Se la guerra dovesse proseguire a lungo, la mitigazione dei prezzi inevitabilmente si azzererà.

Secondo gli esperti, se lo stretto di Hormuz dovesse restare bloccato per due settimane, i Paesi del Golfo esaurirebbero le scorte e sarebbero costretti a chiudere la produzione di petrolio.

Un evento che porterebbe il petrolio oltre i 100 dollari al barile. Secondo Carlos Bellorin, analista della società di dati energetici Welligence citata da Agi: “Se si osserva l’andamento e l’evoluzione della situazione, è possibile che il petrolio salga oltre i 95 dollari entro la fine della settimana”.

Quali sono i prezzi di benzina e diesel

Intanto l’impatto di queste tensioni si sente sulle bollette e al distributore. Il costo di benzina e diesel è aumentato fino a 10 centesimi al litro in più.

La benzina al self-service è arrivata anche a 1,7 euro al litro, mentre il diesel a 1,75 euro al litro. In autostrada, come denunciato dal Codacons, il diesel ha toccato anche i 2,5 euro al litro.

L’associazione dei petrolieri italiani dice che non c’è stato nessun aumento e che ad amplificare i rincari sono accise e Iva. La tendenza rialzista dei mercati porta inevitabilmente a nuovi rincari, “ma va ricordato che eravamo ai livelli di prezzi più bassi degli ultimi tre anni e che tra diversi distributori ci possono essere differenze di costo anche di 10-15 centesimi”.

Le associazioni dei consumatori sono dell’opinione opposta e parlano di “speculazioni”; in particolare Adoc fa notare che il Paese dispone di riserve per ammortizzare queste oscillazioni.

Il Governo, da parte sua, ha specificato che la situazione è abbastanza sicura. “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, mentre Urso ha parlato di conseguenze nel lungo periodo su export e investimenti.