Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha subito un’impennata inattesa nella giornata di ieri. Il differenziale ha toccato 96 punti base in apertura il 24 settembre, facendo segnare una crescita di 8 punti base in 24 ore, come non se ne vedevano da mesi.
Anche i rendimenti hanno raggiunto livelli record, il 4,51%, ai massimi da novembre 2023. Una situazione difficile per il Tesoro, visto che domani iniziano le aste dei titoli di Stato di fine settembre.
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Spread e rendimenti sono in crescita, ma non è “colpa” dell’Italia
I dati su spread e rendimenti all’apertura del 24 settembre potrebbero far pensare a un’improvvisa perdita di fiducia degli investitori nel debito pubblico italiano. Anche se, storicamente, il differenziale rimane lontano dai massimi storici, 96 punti base sono quasi pari al record del 2026 e il secondo li vello più alto da novembre del 2023. In realtà, però, è la situazione internazionale a essersi degradata.
Petrolio, l’Italia rimane più esposta
Sono i mercati energetici a determinare la pressione sul debito pubblico italiano. Il petrolio, in particolare il Brent, è rimasto sopra i 100 dollari al barile e questo potrebbe compromettere la crescita del nostro Paese e, in generale, quella europea. Una valutazione che non sembra tenere particolarmente conto dei dati Ocse di ieri, che hanno rivisto in rialzo a +0,9% la crescita del Pil italiano.
Rimane il fatto che l’Italia è tra i Paesi più esposti a questa crisi. Ha uno dei tassi di motorizzazione più alti d’Europa e uno dei parchi auto più vecchi e meno elettrificati. Questo significa che ogni aumento del prezzo del petrolio ha un impatto molto più significativo sull’economia italiana rispetto alla media europea. I mercati conoscono questa situazione e quindi non si fidano della tenuta dell’economia del nostro Paese di fronte alle difficoltà che la crisi petrolifera potrebbe causare.
Lo spread poteva andare peggio: il caso della Francia
Il resto dei Paesi europei dimostrano che il balzo dello spread in apertura il 24 settembre non dipende dalla situazione italiana. Anche la Spagna, da mesi il più stabile dei grandi Paesi europei in fatto di titoli di Stato, ha raggiunto un differenziale di quasi 50 punti base.
| Titoli di Stato | Rendimenti | Spread |
|---|---|---|
| Bund tedeschi | 3,55% | – |
| Btp italiani | 4,51% | 96 |
| Oat francesi | 4,67% | 112 |
| Bonos spagnoli | 4,04% | 49 |
È la Francia però a indicare quanto la situazione italiana sia meno peggio del previsto. Lo spread tra Oat e Bund è balzato a 112 punti base. A preoccupare gli investitori c’è il deficit di Parigi, che rischia di andare fuori controllo, un debito sempre più alto, ma anche una situazione politica estremamente incerta.
Un elettorato frammentato potrebbe permettere a diversi candidati, tra cui quella dell’estrema destra Marine Le Pen, di vincere le prossime presidenziali e ridurre drasticamente l’importanza della Francia in Ue, compromettendone il ruolo di leadership.
Le aste dei titoli di Stato di settembre
I dati sullo spread e sui rendimenti non sono una buona notizia per il Tesoro, visto che arrivano alla vigilia delle prime aste di fine settembre, quelle dei Bot. L’aumento dei rendimenti comporterà costi maggiori per lo Stato ma rappresenta anche un’opportunità per gli investitori. Le aste si terranno:
- il 24 settembre l’asta dei Btp Short e dei Btp€i;
- il 25 settembre l’asta dei Bot;
- il 29 settembre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.