Il mondo delle materie prime sta vivendo ore di pura adrenalina: dopo una cavalcata trionfale che ha portato l’oro a sfondare i 5.500 dollari e l’argento oltre i 120 dollari, il mercato ha subito una brusca inversione a U.
Nella seduta di venerdì 30 gennaio 2026 l’oro è arrivato a perdere oltre il 12% (un crollo che non si vedeva dal 1983) e l’argento è sprofondato di oltre il 30%. Ma cosa ha innescato questa frana?
Indice
Il crollo di oro e argento e il ruolo della Fed
La miccia è stata la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, una mossa di Donald Trump che ha ricalibrato istantaneamente le aspettative globali su dollaro e tassi di interesse.
Fino a pochi giorni fa, una parte consistente del rally su oro e argento si reggeva su un’aspettativa: Donald Trump avrebbe scelto un presidente della Fed fortemente accomodante, pronto a tagliare i tassi e a tollerare un dollaro più debole pur di sostenere la crescita e il debito federale. Uno scenario ideale per i metalli preziosi.
Ma la scelta di Kevin Warsh ha ribaltato quella narrativa. Warsh è percepito come una figura istituzionale, attenta alla credibilità della banca centrale e alla sua indipendenza dal potere politico. Il messaggio per i mercati è stato netto: niente Fed sotto pressione, niente allentamento monetario forzato.
Il risultato è stato un rapido rafforzamento del dollaro, che aveva perso terreno nelle settimane precedenti. E quando il biglietto verde risale, l’oro (che è quotato in dollari) tende fisiologicamente a scendere. Lo stesso vale per l’argento, che combina una funzione di bene rifugio con una forte componente speculativa e industriale.
Warsh, turando le somme, non garantisce i tagli drastici che gli speculatori speravano. E tassi di interesse più alti rendono gli asset finanziari (come i bond) più attraenti rispetto all’oro, che non paga cedole. E non è tutto: dietro il crollo non ci sono solo i fondamentali. Molti investitori avevano scommesso al rialzo tramite opzioni. Quando il prezzo ha iniziato a scendere, i market maker hanno dovuto vendere massicciamente oro fisico per coprire le loro posizioni, accelerando la caduta in una spirale tecnica.
È pur vero che oro e argento restano ampiamente in rialzo da inizio anno: circa +18% il primo e +30% il secondo. E dopo una corsa così violenta, una fase di prese di beneficio era inevitabile.
Continua la corsa all’oro
Nonostante il crollo, il quadro di fondo che aveva sostenuto il rally non è scomparso. Le tensioni geopolitiche restano elevate: la guerra in Ucraina, le turbolenze in Medio Oriente, la questione Groenlandia, i dazi di Trump e i contro-dazi delle controparti continuano a creare incertezza. In parallelo le banche centrali, seppure con un ritmo meno intenso rispetto al 2023-2024, continuano ad accumulare oro come riserva strategica, anche per ridurre la dipendenza dal dollaro. Paesi come la Cina restano compratori strutturali, affiancati da nuovi attori.
Ha senso comprare oro e argento adesso?
Molti risparmiatori, vedendo il calo del prezzo di oro e argento, si pongono una domanda: “Ha senso comprare adesso?“.
La risposta è di quelle che non piacciono a nessuno: dipende. Dipende dall’orizzonte temporale e dal profilo di rischio.
Nonostante il crollo, l’oro e l’argento, come detto, restano in rialzo da inizio anno. E le tensioni geopolitiche ci sono ancora. L’oro, in questo scenario, rimane il diversificatore per eccellenza in un portafoglio equilibrato ed anche l’argento è interessante.
Una strategia Pac (Piano di accumulo) può avere senso: comprare tutto subito dopo un crollo del 12% è rischioso. La strategia migliore resta l’acquisto frazionato: entrare con piccole somme approfittando della correzione per mediare il prezzo.
L’argento soffre di una volatilità da meme stock, ma ha una domanda industriale (auto elettriche, solare) che l’oro non ha. Sotto i 100 dollari, molti analisti lo considerano a sconto rispetto ai fondamentali fisici.
Attenzione al fisico: sui lingotti di piccolo taglio i premi (cioè i costi aggiuntivi rispetto al prezzo di Borsa) restano altissimi. In fasi di alta volatilità, strumenti finanziari come gli Etc (Exchange Traded Commodities) offrono una liquidità immediata che il lingotto fisico non può garantire.
Per tirare le somme, nel medio-lungo periodo se l’obiettivo è la diversificazione del portafoglio e la protezione da shock geopolitici, inflazione inattesa o crisi di fiducia nelle valute fiat, l’oro conserva intatto il suo ruolo. L’argento, invece, è una scommessa più aggressiva: offre potenziale, ma con oscillazioni molto più ampie.