Borse positive: trimestrali e banche centrali in focus

Si chiude una settimana positiva in cui ancora una volta l’attenzione degli investitori è sulle banche centrali

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Pubblicato:

Si chiude una settimana positiva in cui ancora una volta l’attenzione degli investitori è sulle banche centrali. Una positiva per le principali borse europee con gli investitori che hanno spostato la liquidità verso asset più rischiosi, in un contesto di crescente ottimismo economico, nonostante le fragili prospettive geopolitiche, con le frizioni tra Stati Uniti ed Europa sulla sicurezza della Groenlandia, oltre alle tensioni legate al dossier iraniano. Il tutto mentre continua la tornata delle trimestrali, con gli addetti ai lavori che si aspettano un’altra solida stagione di utili negli Stati Uniti, trainata dai continui progressi dell’AI.

 

Banche centrali in focus

Sul fronte delle banche centrali, gli analisti non prevedono che la Banca del Giappone modificherà i tassi ufficiali, durante la riunione della prossima settimana, dopo l’aumento deciso a dicembre. Quanto alla BCE, manterrà stabile il percorso dei tassi. “Oggi ci troviamo in una situazione in cui il tasso nominale e l’inflazione sono entrambi intorno al 2%, quindi il tasso reale corretto per l’inflazione è vicino allo zero e le prospettive di crescita stanno migliorando”, ha dichiarato Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea. “In questo contesto nessuno si aspetta grandi movimenti dei tassi – ha spiegato – Il dibattito attuale sugli aggiustamenti marginali al di sopra o al di sotto del 2% è tipico di una fase più “normale” di politica monetaria. Nel nostro scenario di base prevediamo una situazione notevolmente stabile”.

 

L’Inflazione USA riaccende le scommesse su un taglio Fed entro giugno

Si intensificano, invece, le scommesse su un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve prima della scadenza del mandato del presidente Jerome Powell, prevista per maggio. La reazione è arrivata subito dopo la pubblicazione dei dati del Bureau of Labor Statistics, che hanno mostrato un aumento dell’inflazione di fondo leggermente inferiore alle attese. Un segnale sufficiente a riaprire il dibattito su un allentamento monetario anticipato.

Nonostante il mercato continui a considerare giugno come lo scenario più probabile per la prossima mossa – quando Powell non sarà più alla guida della banca centrale – i nuovi dati hanno spinto gli addetti ai lavori a rivedere le probabilità di un taglio già in aprile, salite al 42% dal 38% precedente.

Il nuovo dato sull’inflazione ha segnato anche un ritorno alla normalità dal lungo shutdown governativo dello scorso anno, che aveva alterato le letture di ottobre e novembre.

 

Petrolio in deciso rialzo su timori interruzioni export iraniano

Il prezzo del greggio è stato condizionato dai timori di una possibile interruzione delle esportazioni di greggio iraniano. Prospettiva che ha messo in ombra un possibile aumento dell’offerta dal Venezuela. “Il mercato petrolifero sta costruendo una certa protezione dei prezzi contro i fattori geopolitici”, ha affermato John Evans, analista di PVM Oil Associates, sottolineando la potenziale esclusione delle esportazioni iraniane, i problemi con il Venezuela, e l’interesse degli Stati Uniti a prendere il controllo della Groenlandia.

Sullo sfondo resta la preoccupazione per l’ulteriore offerta di greggio che potrebbe arrivare a seguito della ripresa delle esportazioni venezuelane. La scorsa settimana, infatti, dopo la destituzione del presidente Nicolas Maduro, Trump ha dichiarato che Caracas è pronta a consegnare agli Stati Uniti fino a 50 milioni di barili di petrolio soggetti a sanzioni occidentali.

 

Nuovo record dell’oro a 4.600 dollari

L’oro continua ad aggiornare i suoi record storici e punta dritto verso i 5.000 dollari l’oncia, in risposta alle rinnovate tensioni geopolitiche, al contesto di incertezza che caratterizza l’inizio del 2026 ed alle prospettive della politica monetaria. Il primo fattore rialzista resta comunque la domanda, soprattutto gli acquisti delle banche centrali ed i consistenti flussi di denaro sugli ETF.

A sostenere il metallo prezioso concorre la sua natura di bene rifugio. L’anno è iniziato infatti con rinnovate tensioni geopolitiche: dall’arresto del dittatore venezuelano Nicolas Maduro alla questione della Groenlandia, su cui il presidente Donald Trump vuole mettere le mani, senza dimenticare le violente proteste in Iran, che hanno già provocato 12.000 vittime.

E’ tornata alla ribalta anche la questione dell’indipendenza della Federal Reserve a seguito dell’attacco “mascherato” al Presidente Jerome Powell, posto sotto indagine penale da parte del Dipartimento di Giustizia americano per la questione dei fondi spesi per l’ammodernamento della sede della banca centrale a New York. E sebbene Trump si sia detto estraneo alle indagini, tutto fa pensare che i togati a stelle e strisce si siano mossi a seguito di pressioni politiche. Tanto che Powell ha ricevuto il pieno sostegno da parte degli ex colleghi della Fed e dei presidenti delle più importanti banche centrali del mondo.

 

La performance settimanale delle borse

La migliore performance della settimana viene registrata dalla piazza di Londra che guadagna l’1,9%. Francoforte sale dello 0,7% circa mentre Madrid limita la salita allo 0,3% così come la piazza di Milano. Parigi guadagna appena lo 0,2%. Il finale si prefigura positivo anche per la borsa di Wall Street.

 

I migliori e peggiori a Piazza Affari

A Piazza Affari, best performer è Technoprobe che porta a casa un +15,2%. Rialzi di oltre il 9% per Prysmian, complici alcuni giudizi positivi da parte di vari analisti, mentre TIM sale del 6,3% ed Eni del 5,3%. La peggiore performance viene registrata da Stellantis (-10%) che ha risentito insieme all’intero settore auto europeo delle indicazioni giunte dagli analisti di Citi e Deutsche Bank che hanno espresso valutazioni molto chiare – e piuttosto caute – sull’intero benchmark. Giù anche Brunello Cucinelli con una discesa del 9% che paga il taglio del giudizio da parte di Bank of America.