Borsa, PMI poco attratte dalla quotazione: ecco i motivi

È quanto emerge dall'Osservatorio "Pmi e Mercato dei Capitali", istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica secondo cui in due anni e mezzo sono andati in fumo oltre 44 miliardi di capitalizzazione

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Redazione

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La Borsa resta poco accessibile alla gran parte delle PMI italiane, che vedono nella quotazione sul mercato un’opportunità di crescita, competitività ed innovazione, ma hanno difficoltà a “fare il salto”, spesso per problemi culturali e dimensionali. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata dal Primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica. Il rapporto, frutto di un anno di ricerca del Comitato Scientifico della Consob e di uno “stakeholder group” che riunisce associazioni, istituzioni, operatori di mercato e università, analizza  le condizioni di accesso e permanenza delle PMI nel mercato die capitali, considerando un campione di 120mila realtà imprenditoriali medio-piccole.

Il bacino delle PMI italiane: quante e quali sono?

Dalla mappatura, costituita da un campione rappresentativo di circa 120.000 PMI italiane, emerge un quadro chiaro, caratterizzato da una prevalenza di aziende piccole o piccolissime con sede nel Nord Italia. L’88% delle PMI non quotate ha meno di 50 addetti. La Lombardia da sola  ospita il 22% del totale delle PMI. Il manifatturiero si conferma il settore più rappresentato (il 33,6% tra le non quotate, il 31,8% tra le quotate).

Le caratteristiche delle PMI “quotate”

Le imprese quotate del campione, pari allo 0,14% del totale, si caratterizzano per avere una maggiore dimensione, una presenza nei settori tecnologici e scientifici e di conseguenza un più forte orientamento all’innovazione, alla competitività e alla crescita. Emergono però delle criticità: le Mid-Small Cap italiane “quotate” risultano valutate dal mercato con multipli inferiori rispetto ai benchmark europei e questa sottovalutazione produce effetti negativi. ad esempio una ridotta capacità di raccogliere capitali, una difficoltà a utilizzare il titolo come leva per operazioni strategiche, un incentivo al delisting.

Più fughe che ingressi: cosa fare?

Tra il 2023 e la prima metà del 2025, 62 PMI sono approdate sul mercato azionario, ma sono  86quelle uscite dalla Borsa nello stesso periodo, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione. Le cause principali del delisting sono tre: scarsa liquidità, valutazioni non allineate ai fondamentali e crescente attrattività del private equity, capace di offrire premi significativi e maggiore flessibilità gestionale. Vi sono però alcuni elementi che potrebbero riportare capitali verso le Pmi, quali ad esempio il ritorno dei flussi positivi nei PIR (Piani Individuali di Risparmio), l’avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto, in grado di investire oltre 1 miliardo dal 2026, la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026. Ne emergono anche alcune linee di intervento per aumentare gli ingressi in Borsa: aumentare la presenza di investitori istituzionali (inclusi fondi pensione e assicurazioni), stabilizzare strumenti come PIR ed ELTIF (European Long Term Investment Fund), favorire la crescita dimensionale delle imprese, rafforzare gli standard di qualità all’ingresso, supportare la formazione degli imprenditori e la cultura della quotazione.