L’impennata dell’oro ha fatto esplodere le riserve auree della Banca d’Italia, che si conferma il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. È quanto emerge dal bilancio dell’esercizio 2025 della Banca d’Italia, approvato oggi dall’Assemblea, che chiude con un utile di 1,7 miliardi, in linea con le previsioni di Palazzo Koch.
Le riserve auree volano a 289 miliardi
Il quantitativo totale delle riserve auree italiane è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete. L’oro è custodito nei caveau della Banca d’Italia e di primarie banche centrali (il 5,8% in Regno Unito, il 6,1% in Svizzera, il 43,3% negli Stati Uniti).
Per effetto del forte aumento delle quotazioni dell’oro, al 31 dicembre 2025, il controvalore in euro dell’oro detenuto dall’Istituto di Via Nazionale è volato a 289,2 miliardi di euro dai 197,9 miliardi di fine 2024. L’aumento, pari a 91,3 miliardi, è da imputare interamente al rialzo del prezzo di mercato del metallo, pari al 46,1% espresso in euro.
Il Governatore Fabio Panetta ha ricordato che “tutte le attività e passività della Banca d’Italia, compreso l’oro, sono detenute e gestite avendo come unico riferimento l’interesse dell’Italia e dell’Europa“, ma la Legge di bilancio 2026 “ha introdotto una norma interpretativa secondo cui – nel rispetto delle attribuzioni contenute nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al popolo italiano”. Anche quest’anno non è presente alcun cenno alla volontà di modificare la quantità di oro detenuta o di “rimpatriare” parte dell’oro detenuto all’estero.
Il Bilancio 2025 chiude in utile
Nel 2025 il bilancio della Banca d’Italia è cresciuto di circa 10 miliardi di euro, con un andamento che ha riflesso soprattutto le plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, le quali hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi. La dimensione complessiva del bilancio alla fine del 2025 è lievemente cresciuta rispetto all’esercizio precedente, attestandosi a 1.113 miliardi.
L’esercizio 2025 chiude con un utile netto di 1,7 miliardi di euro, rispetto agli 0,8 miliardi del 2024, e con un risultato lordo tornato positivo per circa 3 miliardi, come già anticipato dalla Banca d’Italia tre anni fa. Negli esercizi 2023 e 2024 la Banca d’Italia aveva riportato perdite lorde pari, rispettivamente, a 7,1 e 7,3 miliardi
Il calo dei tassi ufficiali e delle consistenze di bilancio si è tradotto in un forte miglioramento del margine di interesse. “Negli esercizi precedenti – ha sottolineato Panetta – la redditività era stata penalizzata dall’aumento del costo delle passività in euro determinato dal rialzo dei tassi ufficiali, eccezionale per intensità e rapidità, necessario per contrastare il forte aumento dell’inflazione!”.
Il dividendo
A fronte di un risultato lordo positivo, il Governatore Panetta ha proposto di attribuire un dividendo di 340 milioni a valere sull’utile netto di 1.652 milioni. Questo ammontare è stato riconosciuto fin dall’avvio della politica della distribuzione dei dividendi nel 2015 ed è stato erogato anche negli ultimi due esercizi, mediante l’integrazione prelevata dalla posta speciale per la stabilizzazione dei dividendi.
Rispetto alla soglia di detenzione del 5% prevista dalla legge risultano eccedenti 1.040 quote di partecipazione al capitale della banca, alle quali non spettano diritti economici; il corrispondente dividendo, pari a 1.178.667 euro, è attribuito alla riserva ordinaria.
L’utile residuo destinato allo Stato sarebbe pari a 1.272 milioni, circa il doppio rispetto al 2024. “Negli ultimi dieci anni ai partecipanti sono stati complessivamente riconosciuti 2,9 miliardi – ha fatto notare il Governatore – nello stesso periodo le risorse destinate allo Stato hanno raggiunto 41,3 miliardi, di cui 34,8 a valere sull’utile netto e 6,5 versati a titolo di imposte correnti, ai fini Ires e IRAP”.