Bce, stretta sull’IA: più controlli sui prestiti bancari e data center

La Bce chiede alle banche dati su prestiti ad aziende dell’AI e sull’uso degli algoritmi, per prevenire rischi sistemici e una nuova bolla

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sta contagiando anche il mondo della finanza, ma la Banca centrale europea invita alla prudenza. A segnalarlo è un recente report: Francoforte starebbe chiedendo agli istituti bancari informazioni più dettagliate sulla loro esposizione creditizia verso le imprese legate all’AI. Comprese anche le attività di finanziamento per i data center e le altre infrastrutture digitali.

La notizia, riportata da Bloomberg, si muove su due binari: da un lato la vigilanza sul credito erogato al settore, dall’altro la comprensione di come le banche stiano adottando queste tecnologie.

Vigilanza sul credito delle banche

Sul fronte del credito, la Bce starebbe chiedendo ai singoli istituti dati puntuali sull’esposizione finanziaria verso l’universo dell’intelligenza artificiale. L’attenzione si concentra soprattutto sui finanziamenti destinati alla costruzione e alla gestione dei data center, infrastrutture ad alta intensità energetica e tecnologica che rappresentano la spina dorsale fisica dell’IA.

Alla base della richiesta c’è un timore condiviso da molti osservatori internazionali: la possibilità che si stia gonfiando una bolla finanziaria nel settore. L’enorme flusso di capitali, le valutazioni azionarie elevate e le aspettative di crescita spesso iperboliche espongono il sistema al rischio di una brusca correzione.

In arrivo workshop sull’IA

Parallelamente al tema del credito, la Bce ha avviato una seconda linea di indagine, più strutturale, sull’utilizzo diretto dell’intelligenza artificiale da parte delle banche. Attraverso workshop mirati, l’istituto di Francoforte sta cercando di capire come gli operatori stiano integrando l’IA generativa nei processi interni: dalla valutazione del merito creditizio alla gestione operativa, dall’automazione delle procedure fino all’interazione con la clientela.

L’intelligenza artificiale è stata inserita tra le priorità della vigilanza bancaria per il triennio 2026-2028 e gli incontri ora in corso rappresentano la prima applicazione concreta di questa strategia. L’obiettivo è valutare il grado di dipendenza dai grandi fornitori tecnologici globali, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture cloud, e verificare i sistemi di governance e controlli interni nell’uso di modelli algoritmici.

Lagarde: “L’Europa può coglierne i benefici dell’IA”

Secondo gli esperti, le nuove tecnologie possono diventare un potente acceleratore di efficienza per le banche, ma richiedono modelli di rischio aggiornati, una governance solida e competenze specialistiche che non tutte le istituzioni possiedono ancora. Sul tema IA ha parlato anche la presidente della Bce Christine Lagarde nel discorso pronunciato a Washington, dove ha ricevuto il premio Paul Volcker:

L’Europa può cogliere i benefici dell’intelligenza artificiale anche se non è alla guida dello sviluppo dei modelli più avanzati. Il vero vantaggio economico derivante dalle tecnologie di frontiera non sta nella loro creazione ma nella loro adozione su larga scala, in particolare nei processi manifatturieri e industriali. In questo ambito, l’Europa parte da una posizione di forza considerato che secondo sondaggi citati dalla Bce le imprese manifatturiere europee superano quelle statunitensi nell’uso di IA, big data e robotica.

Mentre l’intelligenza artificiale continua a trasformare il settore bancario, la Bce punta a garantire che questa evoluzione avvenga con cautela e sotto controllo, evitando che l’innovazione comprometta la stabilità finanziaria dell’eurozona.