Attacco hacker agli Uffizi, rubati dati segreti e sistemi di sicurezza del museo

Hacker colpiscono gli Uffizi: sottratti dati sensibili e sistemi di sicurezza. Indagini in corso e rischio furti dopo la richiesta di riscatto

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Sembra la trama di un film di spionaggio, ma è tutto reale. Le Gallerie degli Uffizi sono state colpite da un grave attacco informatico che ha messo a rischio dati sensibili e sistemi di sicurezza del polo museale fiorentino, che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.

L’intrusione, scoperta tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2026, sarebbe in realtà iniziata già nell’agosto 2025. Per mesi gli hacker si sarebbero mossi indisturbati all’interno della rete, copiando dati e monitorando le attività senza far scattare alcun allarme. Solo al termine dell’operazione, dopo aver sottratto il materiale, hanno bloccato i sistemi e avanzato una richiesta di riscatto.

Le indagini

Dopo la denuncia presentata dal direttore Simone Verde, sono intervenute la Procura di Firenze e la Polizia Postale, con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale guidata da Bruno Frattasi.

Gli investigatori stanno lavorando per identificare i responsabili e quantificare con precisione i dati sottratti. Nella stessa notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, un attacco simile ha colpito anche Università La Sapienza, rafforzando l’ipotesi di un’operazione coordinata su più obiettivi strategici.

Cosa hanno rubato

La portata della violazione è particolarmente grave. Gli hacker hanno sottratto l’intero archivio del gabinetto fotografico, un patrimonio costruito in decenni di catalogazione digitale di opere e documenti, in parte difficilmente recuperabile. Ancora più preoccupante è però l’accesso ai sistemi tecnici del museo. I  criminali sono riusciti a ottenere informazioni estremamente sensibili, tra cui:

  • credenziali di accesso ai sistemi;
  • mappe interne con ingressi, uscite e percorsi di servizio;
  • posizione di telecamere e sensori;
  • configurazione degli impianti di allarme e delle procedure di sicurezza.

Di fatto, chi ha condotto l’attacco conosce oggi la struttura degli Uffizi nei minimi dettagli. Durante la permanenza nella rete, gli hacker hanno inoltre potuto analizzare comunicazioni interne, agende, rubriche e documenti riservati.

Le contromisure

La risposta è stata immediata e, in parte, mantenuta riservata. Tra le misure adottate:

  • un’intera ala di Palazzo Pitti è stata chiusa dal 3 febbraio “per manutenzione straordinaria”, senza data di riapertura;
  • i pezzi più pregiati del Tesoro dei Granduchi sono stati trasferiti d’urgenza nel caveau della Banca d’Italia;
  • alcune porte e uscite di sicurezza sono state murate con calce e mattoni nel giro di pochi giorni;
  • sono state installate nuove telecamere di sorveglianza e rafforzati i presidi fisici.

La richiesta di riscatto

Dopo mesi di silenzio, gli hacker hanno chiesto un riscatto, minacciando di mettere in vendita sul dark web tutte le informazioni sottratte in caso di mancato pagamento. Dopo alcuni contatti iniziali, però, i responsabili sono improvvisamente scomparsi.

Il rischio resta elevato. I dati potrebbero essere venduti a organizzazioni criminali, trafficanti d’arte o altri soggetti interessati. Ancora più concreto è il pericolo che le informazioni sui sistemi di sicurezza vengano utilizzate per pianificare un’intrusione fisica. Non si tratta di un’ipotesi remota: al Museo del Louvre, in passato, alcuni ladri riuscirono a portare via i gioielli della Corona in appena sette minuti.

Il giro d’affari degli Uffizi

Gli Uffizi non sono solo uno dei musei più importanti al mondo dal punto di vista artistico, ma anche una realtà economica di primo piano. Il polo museale genera un giro d’affari di circa 60 milioni di euro l’anno e, nei giorni di maggiore affluenza, può arrivare a incassare fino a mezzo milione di euro al giorno.

Numeri che, insieme al valore inestimabile delle opere custodite, rendono il museo un obiettivo particolarmente appetibile per gruppi criminali sempre più sofisticati.