Gli italiani saranno chiamati a esprimersi alle urne il 22 e 23 marzo per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia varata dal Parlamento. Tra i punti presenti su cui il testo va a intervenire anche quello della separazione delle carriere. Si tratta di un tema che riguarda l’organizzazione della magistratura e il rapporto tra giudici e pubblici ministeri. Per capire cosa cambierebbe con la riforma è necessario prima comprendere come funziona oggi il sistema giudiziario italiano.
Indice
Come si diventa magistrati oggi
Attualmente chi vuole intraprendere la carriera nella magistratura deve superare un unico concorso pubblico nazionale. Per partecipare è necessario possedere una laurea in Giurisprudenza e soddisfare altri requisiti previsti dalla legge. Una volta superato il concorso, i magistrati possono scegliere quale funzione svolgere. Possono diventare:
- magistrati requirenti, cioè pubblici ministeri (PM);
- magistrati giudicanti, cioè giudici che decidono le cause.
Nel sistema attuale le due funzioni appartengono alla stessa carriera. Ciò significa che, nel corso della propria vita professionale, un magistrato può passare da un ruolo all’altro, seguendo determinate procedure previste dall’ordinamento. Questo modello si basa sull’idea di un’unica magistratura composta da figure con funzioni diverse ma appartenenti allo stesso ordine.
I limiti del passaggio di funzione
Oggi si può passare da essere PM a giudice (o viceversa):
- una sola volta nella carriera;
- entro 9 anni dall’ingresso in magistratura;
- con vincoli territoriali (cambiando distretto).
I passaggi sono rarissimi e riguardano circa lo 0,2% dei magistrati.
La differenza tra pubblico ministero e giudice
Nel processo penale i ruoli di pubblico ministero e giudice sono differenti e svolgono compiti distinti. Il pubblico ministero, chiamato anche magistrato requirente, rappresenta l’interesse dello Stato e della collettività. Il suo compito è quello di condurre le indagini e verificare se esistono elementi per sostenere un’accusa nei confronti di una persona.
In pratica il pubblico ministero raccoglie prove, coordina l’attività della polizia giudiziaria e decide se chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato. Durante il processo sostiene l’accusa e può chiedere la condanna dell’imputato. Proprio per la natura del suo ruolo, il PM non è considerato imparziale nel processo: la sua funzione è quella di dimostrare la responsabilità dell’imputato sulla base delle prove raccolte.
Il giudice, invece, ha un ruolo diverso. Il magistrato giudicante è chiamato a valutare le prove presentate dalle parti e ad applicare la legge per arrivare a una decisione. Il giudice deve essere super partes, cioè imparziale rispetto alle parti coinvolte nel processo. Il suo compito è garantire il rispetto dei diritti dell’accusa e della difesa e pronunciarsi con una sentenza finale.
Il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura
L’indipendenza della magistratura rispetto alla politica è garantita da un organismo chiamato Consiglio Superiore della Magistratura. Il CSM è l’organo di autogoverno della magistratura e si occupa, tra le altre cose, delle nomine, delle assegnazioni e dei procedimenti disciplinari che riguardano i magistrati. Attualmente il Consiglio è composto da 33 membri:
- tre membri di diritto;
- venti magistrati eletti dai colleghi (detti togati);
- dieci componenti laici eletti dal Parlamento.
Questo sistema è stato pensato per garantire l’autonomia del potere giudiziario rispetto agli altri poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario.
Che cosa cambierebbe con la separazione delle carriere
La riforma costituzionale oggetto del referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo propone di separare le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici fin dall’inizio del percorso professionale. In concreto verrebbero introdotti due concorsi distinti:
- uno per i magistrati giudicanti;
- uno per i magistrati requirenti.
Chi supera il concorso per diventare pubblico ministero svolgerebbe quella funzione per tutta la carriera, senza poter passare successivamente al ruolo di giudice, e viceversa. La riforma modifica anche l’articolo 104 della Costituzione, introducendo una distinzione formale tra magistratura requirente e magistratura giudicante.
Vi abbiamo parlato di cosa cambia con la vittoria del Sì e cosa succede con la vittoria del No.