Ormai sappiamo che la geopolitica è anche, se non soprattutto, fatta delle risorse che le terre contengono. Ogni argomento è riducibile all’impronta economica che può determinare e non resta esclusa neanche la transizione energetica. Il tema della salvaguardia ambientale e la lotta al cambiamento climatico passa attraverso la fine della dipendenza dai combustibili fossili e l’adozione di nuove tecnologie più ecologiche. Un percorso che non è indolore. Da una parte la ricerca di metalli preziosi, strategici e terre rare necessarie alla transizione green, dall’altra le pratiche per estrarre questi materiali, che il più delle volte non sono affatto green.
In ogni caso, la corsa alle materie prime per la transizione energetica si può tradurre in quattro minerali che ne decidono la fattibilità e, in qualche modo, decidono anche il nostro futuro. Stiamo parlando di litio e cobalto per le batterie che alimentano i veicoli elettrici e nichel e terre rare per una parte cruciale delle tecnologie della transizione, dalle turbine eoliche (magneti) ad alcuni componenti e filiere industriali. Entro il 2040 la domanda di questi metalli, a cui si aggiunge anche il rame necessario per costruire i cavi che trasportano l’energia rinnovabile, si stima sarà quadruplicata. Serviranno nuove miniere, nuove raffinerie e nuove fabbriche. È un gigantesco affare.
Indice
Una nuova geografia del metallo
Il XXI secolo potrebbe essere definito da una nuova geografia del metallo. Potremmo dire che in realtà è già sotto i nostri occhi, a partire dall’interesse degli Stati Uniti verso la Groenlandia. Le risorse nel sottosuolo dell’isola non sono l’unico motivo per il quale Trump guarda a quel dossier, ma è parte del progetto che vuole rendere gli Stati Uniti capaci di soddisfare le proprie esigenze in fatto di metalli strategici.
Le intenzioni di Trump sono legate ai metalli necessari per l’energia rinnovabile, anche se le sue politiche sono avverse a questa. Potrebbero rappresentare però la merce di scambio e l’oggetto del potere per contendersi il dominio della geografia globale insieme alla Cina.
Con la scoperta del maxi giacimento di terre rare in Giappone, alleato degli Stati Uniti, è stato compiuto un ennesimo passo verso questa direzione.
Ma non ci sono soltanto le terre rare: sono almeno quattro i materiali che possiamo definire strategici e quindi anche critici per la transizione energetica. Gli abbiamo già citati: sono litio, cobalto e nichel necessari per batterie ad accumulo di energia e le terre rare, che contribuiscono a una serie di altre tecnologie per la transizione energetica come le turbine eoliche.
Il litio per le batterie
Sappiamo che il litio è essenziale per le batterie. Conosciamo il termine batteria al litio, ma sono proprio queste che alimentano i veicoli elettrici, che ad oggi superano i 40 milioni di unità al mondo, e sono anche le batterie necessarie per immagazzinare l’energia prodotta da pannelli solari e turbine eoliche.
Si tratta di un elemento comune in tutto il mondo, anche piuttosto economico da estrarre e con giacimenti accessibili. Il problema quindi non è la rarità, ma risponde alla domanda di chi possiede nel proprio territorio le riserve maggiori.
Da una parte l’Australia, che offre il 50% del litio a livello globale, dall’altra il triangolo del litio (Bolivia, Argentina e Cile). Anche gli Stati Uniti stanno cercando di creare la propria filiera di approvvigionamento guardando al Nevada settentrionale, zona che ospita uno dei più grandi giacimenti di litio conosciuti al mondo (si stima oltre 40 milioni di tonnellate recuperabili). Problema? Le popolazioni locali e gli allevatori che su quelle terre hanno le loro attività e che potrebbero essere espropriati per volere dello Stato.
Il cobalto per le batterie agli ioni di litio
Arriviamo al cobalto, altro materiale fondamentale per le batterie agli ioni di litio. La produzione mondiale si basa quasi interamente su quello che viene estratto nella Repubblica democratica del Congo. L’80% della produzione mondiale parte da lì e la Cina è azionista nella stragrande maggioranza delle infrastrutture minerarie del Paese.
Da una parte l’influenza della Cina, che gli Stati Uniti cercano di contrastare, e dall’altra le conseguenze dell’estrazione mineraria. La popolazione locale ha dovuto abbandonare la zona perché le attività minerarie hanno inquinato l’aria con polvere di cobalto tossica e scaricato nei corsi d’acqua residui anch’essi tossici.
Infine c’è un altro problema non trascurabile: la forza lavoro di queste miniere è alimentata dal traffico di esseri umani e dal lavoro minorile. Il Cobalto è fondamentale, ma viene prodotto in questa quantità solo grazie allo sfruttamento umano e dei territori. L’Australia, secondo produttore, ne produce la metà e altri giacimenti noti, come quelli in Russia e in Canada, non hanno riserve sufficienti se non per un anno della produzione mondiale di cobalto.
Nichel, usato in tutte le tecnologie green
Elemento fondamentale per la transizione energetica è il nichel. Questo viene utilizzato per:
- batterie per veicoli elettrici
- pannelli solari
- turbine eoliche
- produzione di idrogeno verde
Si tratta di uno degli elementi più presenti in natura in tutto il mondo e moltissimi Paesi vantano grandi risorse di nichel, dalla Russia all’Australia, dal Brasile all’Indonesia.
A produrne di più degli altri è l’Indonesia, che rappresenta la metà della produzione mondiale. L’unico suo problema è che dipende dalla Cina per la raffinazione, essendo nichel grezzo, e dipende da Pechino anche per gli investimenti nelle infrastrutture minerarie.
Subito dopo il Brasile, che però ospita un grande giacimento di nichel inutilizzato. Anche se il presidente Luiz Inácio Lula da Silva si dichiara difensore della foresta pluviale amazzonica e di conseguenza paladino dell’ambiente, nel corso del tempo sta aprendo ad alcune posizioni estrattive.
Su queste grandi riserve litigano investitori stranieri, come l’Europa, che ha accusato il Brasile di favorire la Cina. Il 2026 si è aperto con nuovi negoziati su litio, nichel e terre rare tra Unione Europea e Brasile in seguito all’accordo commerciale Ue-Mercosur.
Corsa alle terre rare
Decisamente “ultime ma non per importanza”, si può dire delle terre rare, che sono essenziali per la transizione energetica. Fondamentali, per esempio, per l’energia eolica perché componenti principali dei magneti ultrapotenti attraverso i quali le turbine generano energia.
Anche se il termine “terre rare” non intende quanto siano rare nella loro disposizione globale, è vero anche che la maggior parte della produzione si concentra in Cina e che questo le garantisce un ampio controllo sul mercato. Soprattutto le miniere in Cina sono mature perché già dagli anni 90, con il primo boom tecnologico, in territori come la provincia dello Jiangxi le attività minerarie hanno lasciato un importante segno sull’ambiente.
Poi ancora in Africa, Sudamerica, in Canada, in Australia e in Russia. Si trovano giacimenti, per esempio, in Svezia, in Norvegia e in Finlandia. Tra i territori europei c’è anche la Groenlandia. Infine di recente è comparso il Giappone, che è riuscito a estrarre fango ricco di terre rare da una riserva stimata di oltre 16 milioni di tonnellate.