A che punto siamo con la green economy in Italia

Lo stato di salute dell’economia sostenibile italiana, attraverso la Relazione sullo Stato della Green Economy redatta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

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Miriam Carraretto

Giornalista politico-economica

Esperienza ventennale come caporedattrice e giornalista, sia carta che web. Specializzata in politica, economia, società, green e scenari internazionali.

Le aziende italiane vedono la sfida della transizione ecologica come un’opportunità per trasformare il proprio business in direzione green. Tuttavia trovano in questo percorso ancora ostacoli, soprattutto la burocrazia. È ciò che è emerso degli Stati Generali della Green Economy 2022 – il summit verde dedicato quest’anno a “La nuova sfida della transizione ecologica per le imprese italiane”, promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero della transizione ecologica e il patrocinio della Commissione Europea. In questa occasione sono state esaminate le performance di nove settori strategici della green economy e i risultati, pur in un alto e basso, confermano che la green economy è ormai un cambiamento in corso.

Quanto sono sostenibili le aziende

La ricerca realizzata a settembre 2002 dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Ernst & Young, dà l’immagine corrente di come le imprese italiane (piccole sopra i 10 dipendenti, medie e grandi, appartenenti ai principali settori) stiano vivendo la transizione ecologica in questo momento di energia a prezzi stellari e di incertezza sul futuro dell’economia. Lo studio, condotto su 1.000 imprese, fa emergere un dato molto significativo: il 62% delle aziende vede periodo storico attuale maggiori motivi per iniziare un cammino di transizione ecologica, visto come opportunità strategica. La ricerca evidenzia, però, anche una richiesta di più informazione, solo il 35% degli intervistati pensa di avere un buon livello di conoscenza sulle tematiche dell’economia circolare.

La transizione ecologica e il business

Le attese degli imprenditori sugli effetti delle misure per la transizione ecologica sulle proprie imprese sono in abbastanza positive: il 51% pensa che concorreranno a potenziare il posizionamento dell’azienda e il 60% che favoriranno investimenti per l’innovazione. Per alcune società la sostenibilità non è considerata un costo “extra”, piuttosto il prezzo del rinnovamento e delle trasformazioni necessarie. Ma quasi un quarto delle imprese mostra timore sugli effetti e circa un terzo prevede che da queste misure derivi un accrescimento dei costi di produzione.

 

Le misure adottate per il cambiamento: tra benefici e ostacoli

Sono molti i passi in avanti nelle misure “tipiche” della transizione ecologica: il 55% del totale ha già impiegato misure per usare in modo più efficiente energia e acqua, il 49% per ridurre e per riciclare i propri rifiuti e il 34% nell’utilizzo di fonti rinnovabili. La diminuzione delle emissioni nocive è stata avviata dal 21%, ma c’è una quota più alta, il 36%, che non l’ha ancora programmata. Nel 22% del campione sono operative le misure per raggiungere l’elevata qualità ecologica dei prodotti e dei processi, mentre oltre il 40% le ha messe in agenda o sta valutando.

I benefici più rilevanti rilevati riguardano il calo dei costi operativi, il 27%, il miglioramento reputazionale, il 24%, e il consolidamento di partnership, il15%. Il 42% degli intervistati afferma di non aver ancora notato alcun vantaggio dalle misure messe in atto per la transizione ecologica. Questo potrebbe indicare che si tratta di investimenti con tempi di ritorno molto lunghi o anche che si tratta di misure che non comportano vantaggi diretti per l’imprenditore, ma ritorni solo di interesse generale.

Per il 50% delle società l’ostacolo più grande per raggiungere la transizione ecologica è burocratico: per ottenere le autorizzazioni e per accedere alle risorse necessarie. Al secondo posto ci sono le barriere rappresentate di finanziamenti, secondo il 27% degli intervistati e l’accesso alle risorse necessarie, per un altro 27%, seguono gli ostacoli tecnici, il 17%), e gli adattamenti del modello di business, 15%.

 

Le preoccupazioni e l’atteggiamento delle imprese

Le aziende sono dunque preoccupare del loro futuro: l’86% degli imprenditori afferma di essere preoccupati per i costi energetici, il 72% degli a causa delle difficoltà di approvvigionamento e per gli alti sono i prezzi delle materie prime a spaventare. Il 60%, poi, si dice preoccupato per la crisi sociale ed economica internazionale. L’inquietudine per l’aumento degli eventi atmosferici estremi, causati dalla crisi climatica, è ormai presente anche fra chi fa impresa: il 75% ha un livello di preoccupazione medio o elevato e solamente il 25% si dichiara non preoccupato per questi eventi. Di fronte a queste preoccupazioni, è importante esaminare l’atteggiamento delle aziende italiane: l’83% percepisce la transizione ecologica come un cambiamento indispensabile per combattere la crisi climatica e quella delle risorse e per puntare a un futuro prospero.

In conclusione dunque la green economy in Italia ha un buon potenziale di sviluppo. Molte imprese hanno iniziato un percorso verso la transizione green, non esclusivamente per necessità, ma come possibilità di crescita anche sui mercati internazionali. L’aumento dei costi dell’energia e la difficoltà di reperire materie prime rappresentare un’accelerazione nella direzione green.

Cos’è la green economy

Con il termine Green economy si intende un modello teorico di sviluppo economico che vede la crescita legata alla valutazione dell’impatto che le azioni umane hanno sull’ambiente. Precisamente è una forma di economia che prevede investimenti pubblici e privati in favore di atti che mirino ad avere una maggiore efficienza energetica, portino alla riduzione delle emissioni di CO2 e cerchino di salvaguardare l’ecosistema.

Gli investimenti privati devono essere supportati dalla spesa pubblica, ma non solo dal momento che sono necessarie anche riforme politiche e da cambiamenti che puntino a riscoprire l’importanza della natura e dell’ecosistema. Tutto il sistema, quindi, deve muovere in modo da favorire una maggiore attenzione all’ambiente, attivando delle proposte che siano sostenibili e rispettose del luogo in cui si vive.

La Green economy cerca quindi di innescare un meccanismo virtuoso, che permetta di gestire al meglio le risorse, ottimizzando quanto più possibile la produzione e portando a una crescita del PIL. La Terra fatica sempre di più a sostenere l’impatto dell’uomo e di conseguenza, quello che si deve avere con la Green economy è l’applicazione di un tipo di sviluppo sostenibile, che porti alla crescita del Paese, senza però avere un impatto distruttivo sulla natura.