Italia ha il parco auto più vecchio d’Europa, ma l’elettrico è davvero la soluzione green?

Solo il 4% delle macchine italiano non è combustione, ma anche se fossero tutte elettriche resterebbe il trasporto merci su gomma a inquinare

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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L’Italia è una repubblica fondata sulle automobili vecchie. Lo stagnamento della capacità di acquisto degli italiani ha portato a un ritardo nella conversione dai motori a combustione a quelli elettrici. Sono poche le città in grado di emancipare davvero la mobilità dei cittadini dai mezzi privati e più si esce dai grandi centri abitati più la dipendenza dal possesso delle quattro ruote si ripropone inderogabilmente.

Dagli ultimi censimenti di Acea e Eurostat, le vetture Euro 3 e 4 rappresentano ancora il 44% del totale. Tuttavia, non sarà la possibilità di cambiare macchina a far calare drasticamente le emissioni di anidrite carbonica e di ossido di azoto.

Qual è l’età media delle auto italiane e perché è un problema anche di sicurezza

L’Italia continua a muoversi su quattro ruote che appartengono al passato. Secondo i dati più recenti, l’età media delle vetture private circolanti supera ormai i 12 anni, una delle più alte in Europa. Una quota consistente del parco auto è ancora composta da veicoli Euro 0, 1, 2 e 3, tecnologie superate sotto il profilo delle emissioni e della sicurezza.

L’età del veicolo aumenta il tasso di mortalità

In Europa le auto di nuova generazione sono significativamente più sicure di quelle di 10 o 15 anni fa, grazie a strutture più protettive e a sistemi di assistenza alla guida che riducono il rischio di incidenti gravi. Secondo Euro Ncap e studi europei sulla sicurezza stradale, un’auto recente può abbattere fino a circa il 40% il rischio di lesioni gravi o mortali rispetto a un veicolo più datato, un fattore cruciale in un continente che conta ancora quasi 20 mila vittime l’anno sulle strade.

L’impatto ambientale delle auto vecchie

Uno studio di Acea sottolinea come l’impatto ambientale dei veicoli con più di 10 anni di spostamenti faccia registrare livelli di CO₂, ossidi di azoto e polveri sottili estremamente alti nelle aree urbane. Insomma, in qualche modo il ritardo nella diffusione dell’elettrico e dell’ibrido in Italia starebbe rallentando il taglio delle emissioni di gas climalteranti.

Ma questo quadro, già critico, non è il dato più preoccupante. Da un lato bisogna ricordare che il costo economico ed ambientale dei materiali per la produzione di batterie che dovrebbero portare alla conversione all’elettrico non è basso né tanto meno ecologico. Ma il vero nodo strutturale riguarda un segmento di traffico su gomma invisibile nel dibattito pubblico: il trasporto merci.

Il trasporto merci su gomma: il vero punto cieco della transizione ecologica

Se il parco auto privato è anziano, quello della logistica su strada lo è ancora di più. I dati europei mostrano che l’età media dei camion in Italia sfiora i 20 anni, contro una media Ue di circa 14. Anche i veicoli commerciali leggeri utilizzati per consegne e trasporto merci hanno un’età media intorno ai 15 anni, ben al di sopra della media europea. Considerando che i mezzi del trasporto merci rappresentano quasi la metà dell’inquinamento prodotto su strada, non può essere una variabile trascurabile.

Quasi l’intera flotta è alimentata a diesel: oltre il 98% dei camion e circa il 90% dei furgoni utilizza ancora questo tipo di motorizzazione. Le alternative a basse o zero emissioni restano marginali, soprattutto nel trasporto pesante, dove la transizione tecnologica procede a rilento per costi, infrastrutture e assenza di una strategia industriale chiara.

Questo ha conseguenze dirette sull’ambiente e sulla salute. Il trasporto su strada è responsabile di oltre il 90% delle emissioni del settore trasporti in Italia e il comparto merci contribuisce in modo determinante alle emissioni di ossidi di azoto, tra gli inquinanti più dannosi per la qualità dell’aria.

In altre parole, mentre il dibattito pubblico si concentra sulle auto private e sulle scelte individuali, il cuore del problema resta il traffico merci su gomma: un sistema che regge l’economia del Paese, ma lo fa con mezzi obsoleti, altamente dipendenti dai combustibili fossili e sempre più distanti dagli obiettivi ambientali e climatici europei.

Le auto elettriche non risolveranno il problema dell’inquinamento proveniente dalle strade

Il problema delle emissioni dovute ai mezzi di trasporto è una questione che non deve essere ignorata. Ma è anche un tema molto complesso dove si incrociano molti fattori:

  • gli stili di vita dei singoli individui e le condizioni familiari a contorno;
  • un sistema produttivo che indirizza le persone verso determinate scelte, non sempre le migliori dal punto di vista ecologico e collettivo;
  • la peculiare geografia urbana dell’Italia, composta perlopiù da piccoli centri più che grandi città;
  • carenza di infrastrutture pubbliche che possano alleggerire il traffico privato e commerciale su strada.

Insomma, non sarà un cambio totale del parco automobilistico privato a rallentare la corsa della temperatura della Terra verso il superamento dei limiti imposti dagli Accordi di Parigi.