Chiudere la partita Iva, quanto costa e come farlo senza commettere errori

Non ci sono oneri per chiudere la partita Iva, salvo diritti di segreteria e il bollo in alcuni casi. Attenti poi ai costi del commercialista

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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Se la pratica viene gestita in prima persona, non ci sono costi per chiudere la partita Iva, mentre se ci si affida a un professionista è necessario mettere in conto il suo onorario. L’operazione è molto semplice: entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività deve essere presentato il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Chi è iscritto al Registro delle Imprese può utilizzare inoltre la procedura ComUnica, attraverso la quale viene comunicata la chiusura della posizione all’Inps e all’Inail.

Quando è necessario chiudere la partita Iva

Fase molto delicata dell’attività professionale di un imprenditore o di un lavoratore autonomo, chiudere la partita Iva diventa necessario quando l’attività viene cessata definitivamente.

Questo momento, a ogni modo, non coincide con il giorno in cui si emette l’ultima fattura elettronica, ma a quando si incassano tutti i crediti dei lavori svolti. Siamo davanti a una distinzione molto importante, perché serve ad indicare la data corretta che deve essere indicata all’interno dei modelli di chiusura.

L’articolo 35 del Dpr n. 633/72 ha, infatti, stabilito che la chiusura di un’attività deve necessariamente riflettere la realtà dei fatti. La cessazione deve essere comunicata entro 30 giorni dalla data effettiva di chiusura dell’attività. Questo termine inizia a decorrere dal giorno in cui sono state completate tutte le operazioni legate all’attività. Se ci sono delle fatture ancora da emettere per delle prestazioni effettuate o per dei servizi resi, la partita Iva non può essere chiusa.

Sono in molti, dopo diversi anni, ad accorgersi di avere la partita Iva ancora aperta. Questo accade per un motivo molto banale: non si comunica la cessazione, ritenendo che la situazione si chiuda in modo automatico semplicemente smettendo di fatturare.

Proprio per porre rimedio a queste dimenticanze, a partire dal 2016 l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a chiudere le partite Iva inattive da oltre 3 anni: prima di procedere, però, invia una comunicazione al titolare, che ha tempo 60 giorni per fornire dei chiarimenti sulla propria situazione.

Come funziona la chiusura per le persone fisiche

Liberi professionisti e ditte individuali possono accedere a una procedura relativamente semplice per chiudere la partita Iva.

È sufficiente compilare il Modello AA9/12 che può essere scaricato direttamente dal portale dell’Agenzia delle Entrate. È sufficiente fornire una serie di informazioni essenziali per poter completare il tutto:

  • il numero di partita Iva;
  • i dati anagrafici completi;
  • il codice attività Ateco;
  • la data di cessazione dell’attività.

Il codice Ateco può essere reperito direttamente all’interno del proprio cassetto fiscale.

Nella compilazione è necessario prestare la massima attenzione alla sezione dedicata alla cessazione. Si deve barrare la casella numero 3 del quadro A. Si deve poi inserire il numero di partita Iva e la data precisa: a questo punto la pratica è conclusa.

È importante non inventare alcuna data, ma indicare il giorno reale nel quale è stata conclusa l’attività, che deve corrispondere al momento in cui è stata completata l’ultima prestazione e incassato l’ultimo compenso fatturato.

Il modello può essere trasmesso in tre diverse modalità:

  • via Pec, trasmettendo il documento alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio;
  • il modello può essere consegnato a mano presso il più vicino ufficio dell’AdE;
  • si può inoltrare tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Per quanto riguarda l’invio telematico, se si sottoscrive il documento con firma digitale si può allegare esclusivamente il modello in formato .pdf, se viene firmato a mano è necessario allegare copia di un documento d’identità in corso di validità.

Gestione separata Inps e ordini professionali

Quanti dovessero essere iscritti alla gestione separata Inps non sono tenuti a presentare una comunicazione specifica per chiudere la propria posizione presso l’istituto.

Chiudere la partita Iva non determina l’annullamento automatico della propria posizione contributiva. Infatti i contributi vengono calcolati sul reddito effettivo, se non si fattura non viene prodotto del reddito e quindi non si paga nulla.

È necessario, però, presentare la dichiarazione dei redditi per l’anno nel quale è stata cessata l’attività e dovrà essere indicato il reddito prodotto fino alla chiusura.

Le regole cambiano leggermente per quanti sono iscritti ai vari ordini professionali. Un avvocato o un medico, per esempio, devono comunicare la cessazione dell’attività all’ordine di appartenenza e alla relativa cassa previdenziale.

Ogni cassa richiede della documentazione diversa e applica delle proprie tempistiche agli obblighi che scaturiscono dopo la cessazione.

Come funziona per ditte individuali e società

Le pratiche iniziano ad aumentare, anche se di poco, per le ditte individuali e le società che sono iscritte al Registro delle Imprese.

In questo caso non è sufficiente chiudere la partita Iva all’Agenzia delle Entrate, ma è necessario utilizzare il sistema ComUnica, attraverso il quale vengono coordinate le comunicazioni tra Camera di Commercio, Inps e Inail. Attraverso questa procedura unificata è possibile chiudere contemporaneamente tutte le posizioni con una sola pratica telematica.

In questo caso è necessario essere in possesso di un minimo di competenze tecniche. Si deve essere in possesso delle credenziali digitali, come lo Spid o la Cie, in modo da accedere al portale. È anche necessario essere in possesso di una firma digitale per sottoscrivere i documenti e saper utilizzare i software necessari.

Questo è il motivo per il quale molti contribuenti preferiscono rivolgersi a un commercialista almeno in questa fase della pratica, dato che la procedura è particolarmente complessa e si corre il rischio di commettere non pochi errori.

Quanto costa chiudere la partita Iva

Chiudere la partita Iva direttamente all’Agenzia delle Entrate non ha costi. Non ci sono dei bolli, dei diritti o delle tasse da pagare per cassare la propria posizione. Questo ragionamento vale anche quando l’istanza viene presentata utilizzando una Pec.

Tutto cambia quando si preferisce mandare il tutto via raccomandata: è necessario tenere a mente delle spese postali che si devono sostenere.

I costi per il Registro delle Imprese

Leggermente più alti sono i costi nel caso in cui il contribuente sia iscritto al Registro delle Imprese: in questo caso sono chiesti dei diritti di segreteria per la cancellazione.

Le ditte individuali pagano una cifra compresa tra i 18 ed i 20 euro, mentre le ditte artigiane un po’ di più, tra i 20 e i 25 euro, a causa della contestuale cancellazione al ruolo artigiani.

I costi per le pratiche ComUnica

Le pratiche ComUnica generano dei costi aggiuntivi.

I bolli per i modelli telematici UL e S5 ammontano complessivamente a 30 euro.

Devono essere aggiunti, poi, i diritti di segreteria: complessivamente si può arrivare a spendere una cifra compresa tra i 50 e i 90 euro a seconda della Camera di Commercio territoriale.