Dal 20 marzo prende il via una nuova fase di controlli sulle pensioni pagate all’estero. L’Inps avvia infatti la verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che risiedono fuori dall’Italia, una procedura periodica che serve a confermare che il beneficiario sia ancora in vita e continui ad avere diritto all’assegno previdenziale. Secondo le ultime stime dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, i pensionati italiani residenti all’estero sono circa 340mila, distribuiti in oltre 160 Paesi. Il valore complessivo delle pensioni erogate fuori dal territorio nazionale supera 1,75 miliardi di euro.
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Dove vengono pagate le pensioni italiane nel mondo
La maggior parte delle pensioni pagate all’estero è concentrata nel continente europeo. Secondo i dati Inps, circa il 62% degli assegni viene erogato in Paesi europei. Al secondo posto si colloca il Nord America, che riceve circa il 20% delle pensioni, mentre l’Oceania rappresenta circa il 9% del totale. Seguono il Sud America con il 6% delle prestazioni e infine Africa, Asia e America centrale con quote attorno all’1%. Secondo i dati Inps, tra il 2018 e il 2025 il numero di pensionati residenti negli Stati Uniti è diminuito del 40%, mentre in Canada e Australia il calo ha raggiunto circa il 50%.
Al contrario, alcuni Paesi europei e mediterranei hanno registrato una crescita significativa. La Tunisia ha visto un aumento del 255% dei pensionati italiani, arrivando a oltre 2.100 residenti. Anche il Portogallo ha registrato un aumento del 144%, mentre la Spagna ha segnato una crescita del 75%, con circa 5.624 pensionati italiani. Secondo l’Inps, questo cambiamento è legato soprattutto alla ricerca di una maggiore convenienza economica. Nel documento presentato dall’Istituto si sottolinea infatti che il cambiamento delle destinazioni è legato “al mutamento delle convenienze economiche”, influenzate dal costo della vita, dalle variazioni dei tassi di cambio e dalle politiche fiscali dei diversi Paesi.
Come funziona la verifica dell’esistenza in vita
La procedura di controllo viene gestita dal partner bancario incaricato dei pagamenti internazionali delle pensioni Inps, ovvero Citibank N.A. A partire dalla prima fase della verifica, Citibank invia ai pensionati residenti in diverse aree del mondo una comunicazione ufficiale contenente il modulo di attestazione dell’esistenza in vita. Le lettere vengono spedite ai pensionati residenti in:
- America;
- Asia;
- Estremo Oriente;
- Paesi scandinavi;
- Stati dell’Europa orientale;
- Paesi limitrofi.
Il modulo deve essere compilato e restituito seguendo le istruzioni contenute nella lettera. L’obiettivo è confermare che il beneficiario sia ancora in vita e continui ad avere diritto alla pensione. Secondo quanto indicato dall’Inps, il controllo serve a “ridurre il rischio di pagamenti di prestazioni dopo la morte del beneficiario” e a prevenire eventuali difficoltà nel recupero di somme erogate indebitamente.
Le scadenze da rispettare
I pensionati interessati dalla verifica devono restituire il modulo di attestazione entro il 18 luglio 2026. Se il documento non viene inviato entro questa data, il pagamento della pensione di agosto potrà essere effettuato soltanto in contanti presso le agenzie Western Union presenti nel Paese di residenza. Se il pensionato non riscuote personalmente la pensione oppure non invia l’attestazione entro il 19 agosto 2026, il pagamento della pensione verrà sospeso a partire dalla rata di settembre 2026.
Chi è escluso dai controlli
Non tutti i pensionati residenti all’estero sono coinvolti nella procedura di controlli dell’Inps. Sono esclusi dall’accertamento generalizzato i beneficiari per i quali esiste uno scambio telematico di informazioni tra l’Inps e altri enti previdenziali stranieri. Tra i Paesi coinvolti in questi accordi figurano:
- Germania;
- Svizzera;
- Polonia;
- Francia;
- Belgio;
- Olanda;
- Australia.
Sono inoltre esclusi coloro che hanno già riscosso personalmente una rata della pensione presso gli sportelli Western Union in prossimità dell’avvio della verifica.