Bonus 500 euro per gli insegnanti precari? Arriva la svolta

Il bonus, la contestata "carta del docente", spetta a tutti e non ai precari: le sentenze dei tribunali possono portare alla svolta in Italia

Non si placano le polemiche sulla discriminazione subita, ancora una volta, dagli insegnanti precari in sede di ottenimento della Carta del docente, il bonus annuale di 500 euro introdotto ormai da anni in Italia. Prevista dalla legge 107 del luglio 2016, la misura è da sempre stata dedicata agli insegnati di ruolo, ma è ormai da anni che si susseguono cause, tra delusioni e successi, dei precari che vogliono essere “visti” nonostante la loro posizione svantaggiosa.

Carta del docente, cos’è

Come detto, la Carta del docente è una iniziativa del Ministero dell’Istruzione che nel 2016 ha istituito la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche. Assegnato ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, è un bonus annuale di 500 euro che può essere usato per vari scopi (a proposito di bonus e scuola, qui vi abbiamo parlato del bonus cultura).

La carta, nello specifico, può essere utilizzata per l’acquisto di:

  • libri e testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale;
  • hardware e software;
  • iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione;
  • iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale;
  • titoli di accesso per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.

La rivolta dei precari discriminati

Leggendo quindi quelle che sono le linee guida per l’ottenimento del bonus, salta all’occhio che a riceverlo sono “i docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale” ma anche quelli “che sono in periodo di formazione e prova”. Praticamente tutti, eccetto gli insegnanti a tempo determinato, ovvero i precari. E sono proprio loro che da anni si battono per avere più tutele, portando addirittura in tribunale alcune cause per cercare di migliorare la propria posizione (qui vi avevamo parlato del nuovo contratto del comparto scolastico).

Da Nord a Sud, negli anni, i tribunali hanno dato pareri favorevoli alla questione, con l’ultima sentenza che è arrivata Tribunale di Firenze nella quale i giudici hanno riconosciuto a due insegnanti assunte a tempo determinato il diritto ad averla facendo valere il principio di non discriminazione. Le docenti si sono viste riconoscere ben cinque anni di bonus, ovvero anche gli arretrati, che ora il Ministero dell’Istruzione dovrà pagare.

Ma la questione, come detto, fonda le sue basi lontane nel tempo. Dal 2015, infatti, c’è un vero e proprio movimento che si batte per ottenere pari diritti nonostante esista una sentenza europea che potrebbe risolvere la situazione. Rispetto ai docenti precari, infatti, è stata la Corte di Giustizia europea a intervenire, dopo un ricorso presentato da Anief, con una ordinanza del 18 maggio 2022 dichiarando la norma italiana illegittima. Limitando la concessione del bonus esclusivamente al personale di ruolo, si afferma nel pronunciamento, infatti “si entra in contrasto con il divieto di discriminazione fissato dalla clausola n. 4 dell’accordo quadro europeo in materia di lavoro a tempo determinato”. Richiamo che però è stato ignorato.