Gigafactory di Termoli, Acc blocca tutto ma Stellantis promette occupazione

Acc ufficializza lo stop alle gigafactory di batterie a Termoli e in Germania. Stellantis promette "continuità lavorativa"

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La notizia era nell’aria da mesi, ora è ufficiale: la gigafactory di batterie a Termoli non si farà.

Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, ha comunicato che non esistono più le condizioni industriali ed economiche per riavviare i progetti in Italia e in Germania, entrambi congelati da maggio 2024. Doccia fredda per chi sperava in un rilancio dell’occupazione in Molise.

Addio alla gigafactory di Termoli

Secondo Acc la scelta rientra in una più ampia riorganizzazione industriale finalizzata a concentrare risorse e investimenti dove esistono maggiori garanzie di competitività e sostenibilità finanziaria.

“Non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti”, spiega la società che ha già avviato un confronto con i sindacati italiani e con il works council tedesco per gestire le ricadute sociali dello stop alle gigafactory di Termoli e Kaiserslautern.

La joint venture manterrà attiva la propria capacità industriale in Francia, nel sito di Billy-Berclau/Douvrin, indicato come principale polo di innovazione per migliorare efficienza e competitività della produzione.

La scelta non riguarda solo Termoli, ma l’intera Europa: viene di fatto certificato il ridimensionamento del progetto Ue sulle batterie, per come era stato immaginato nel 2020, quando la veloce transizione elettrica sembrava inarrestabile.

Acc lancia anche un messaggio alla politica:

Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo.

Traduzione: nella guerra dell’elettrico, senza soldi pubblici, l’Ue verrà travolta dalla produzione di batterie ed auto elettriche cinesi.

La posizione di Stellantis

Poche ore dopo l’annuncio di Acc, è arrivata la replica di Stellantis:

Stellantis prende atto della decisione di Acc di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia. Stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali.

Il gruppo ha inoltre assicurato che

come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti dell’Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis.

Un impegno che riguarda alcune decine di lavoratori già transitati formalmente in Acc e oggi impegnati soprattutto in Francia.

Ma la rassicurazione va oltre: Stellantis ribadisce di voler garantire il futuro del sito di Termoli, ricordando gli investimenti già annunciati al ministero delle Imprese e del Made in Italy. In particolare, viene confermato l’arrivo entro la fine del 2026 della linea di produzione del cambio elettrificato e-Dct e un investimento sui motori Gse conformi alla normativa Euro 7, destinati a rimanere in produzione anche oltre il 2030.

La preoccupazione dei sindacati

I sindacati non nascondono la preoccupazione. Per Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto) e Francesco Guida (segretario generale della Uilm di Campobasso), lo stop alla gigafactory di Termoli, già sospesa da metà 2024, era ormai prevedibile, ma ora impone scelte rapide e concrete:

La direzione di Acc ci ha ufficializzato ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di Acc di costruire una Gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche.

Sulla stessa linea la Fiom-Cgil, che chiede un confronto urgente sul piano industriale e l’intervento diretto del governo. Per Samuele Lodi (responsabile settore mobilità) e Ciro D’Alessio (coordinatore nazionale automotive)

la decisione di Acc è strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l’azionista di maggioranza relativa del consorzio.

Si chiede quindi al gruppo di

aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale.