Deliveroo in amministrazione giudiziaria per le accuse di caporalato e paghe basse

Il gip di Milano conferma l’amministratore giudiziario per Deliveroo nell’inchiesta sul caporalato e per retribuzioni troppo basse

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il giudice per le indagini preliminari di Milano ha convalidato il decreto urgente del pubblico ministero con cui è stato disposto l’affiancamento di un amministratore giudiziario a Deliveroo. Il provvedimento riguarda l’inchiesta per presunto caporalato nei confronti della società di consegne a domicilio, accusata di avere sottoposto migliaia di rider a condizioni retributive ritenute inadeguate. Secondo l’ipotesi accusatoria, i fattorini sarebbero stati pagati pochi euro a consegna, con turni prolungati fino a dodici ore al giorno per raggiungere compensi considerati sufficienti. Il giudice richiama la necessità di “garantire il ripristino della legalità”, attraverso una forma di controllo che affianchi l’azienda senza interromperne l’attività.

Cosa dice il provvedimento contro Deliveroo

Nel provvedimento, il gip riprende le analisi del pm e dei consulenti tecnici:

“Dalle dichiarazioni rilasciate dai singoli rider, i redditi di lavoro sono stati conseguiti svolgendo attività lavorativa con una disponibilità oraria media di 9/10 ore giornaliere per, almeno, sei giorni la settimana, per un totale medio di circa 54/60 ore settimanali, ben oltre, dunque, il normale orario di lavoro settimanale (40 ore), di un lavoratore subordinato”.

A fronte di un impegno orario così esteso, secondo quanto riportato negli atti, molti lavoratori avrebbero percepito compensi collocati sotto “la soglia di povertà”. Il giudice parla di trattamento retributivo sproporzionato ed inadeguato alla qualità ed alla quantità del lavoro svolto.

Il rischio di aggravamento delle condotte

Il gip sottolinea che non appare dubitabile come, in assenza di una forma di controllo concreta, possa determinarsi “l’aggravarsi ed il protrarsi delle conseguenze del reato per cui si procede”. Viene richiamata la durata e la diffusività delle condotte contestate. Per il giudice “appare evidente che sussista la necessità di un intervento urgente, in quanto l’ulteriore libera disponibilità delle aziende potrà certamente agevolare la commissione di ulteriori reati”. Da qui la conferma della misura che prevede la nomina di un amministratore giudiziario.

Nel provvedimento viene affrontato anche il tema del bilanciamento tra diritti dei lavoratori e libertà di iniziativa economica privata. Per il giudice “i diritti dei lavoratori non costituiscono, come quasi tutti quelli che la nostra Carta costituzionale proclama, un valore assoluto, ma che esso deve essere contemperato con altri interessi, quale la libertà dell’iniziativa privata”. Il gip specifica quindi che “anche grazie al controllo giudiziario, la legittima iniziativa imprenditoriale possa trovare, nella propria libertà su come organizzarsi, il giusto equilibrio tra le esigenze di redditività e l’equità delle retribuzioni”.

I compiti dell’amministratore giudiziario

L’amministratore giudiziario di Deliveroo, passato come proprietà a Doordash, controllerà il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative oggetto dell’accusa di caporalato. Potrà adottare adeguate misure anche in difformità da quelle proposte dall’imprenditore o dal gestore, con l’obiettivo di prevenire il ripetersi delle violazioni. L’attività dovrà svolgersi in costante coordinamento con il giudice, al quale l’amministratore sarà tenuto a relazionare ogni tre mesi o ogni volta emergano irregolarità nell’andamento dell’attività aziendale. La misura non equivale a un sequestro dell’azienda, ma rappresenta una forma di supervisione giudiziaria meno invasiva, volta a verificare e correggere eventuali criticità organizzative.