La settimana appena iniziata sarà fondamentale per capire dove saranno dirette le politiche monetarie delle principali banche centrali del mondo. Tra mercoledì 18 e giovedì 19 si riuniranno tutte le banche centrali più importanti, dalla Bce alla Fed, per la prima volta da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran.
Non dovrebbero esserci interventi immediati sui tassi di interesse, anche semplicemente per mancanza di dati su cui agire. Saranno però importanti i discorsi dei direttori delle singole banche centrali al termine degli incontri dei consigli direttivi, per capire quali potrebbero essere le intenzioni future.
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Le banche centrali si riuniscono per decidere sui tassi
Le riunioni più attese si terranno giovedì, ma le prime, che daranno un’idea di quello che sta per succedere, saranno già mecoledì. Il calendario prevede:
- mercoledì 18 alle 14:45, Banca Centrale del Canada;
- mercoledì 18 alle 19:00, Federal Reserve (Usa);
- giovedì 19 in mattinata, Banca centrale giapponese;
- giovedì 19 alle 9:30, Banca centrale svizzera;
- giovedì 19 alle 13, Banca d’Inghilterra;
- giovedì 19 alle 14;15, Banca centrale europea.
Si tratterà delle prime riunioni dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Le banche chentrali non avranno ancora dati definitivi da analizzare, ma si troveranno a dover cambiare le proprie previsioni sul prossimo futuro, visto l’improvviso aumento del prezzo del petrolio, che potrebbe portare a un picco dell’inflazione a marzo.

Le previsioni degli analisti
Secondo buona parte degli analisti, i tassi di interesse dovrebbero rimanere stabili per tutte le più importanti banche centrali mondiali. Semplicemente al momento non ci sono dati su cui basare un aumento dei tassi di interesse. Gli analisti dello Strategy Team di Mps hanno però spiegato:
Sarà importante seguire le conferenze stampa dei governatori, per capire qual è la posizione di ciascun istituto sull’attuale contesto geopolitico e, in particolare, se si allineeranno alle attese prezzate dal mercato: quasi un taglio per la Fed nel 2026, quasi due rialzi per la Bce e la Banca del Giappone, oltre a uno per la Banca d’Inghilterra.
I mercati finanziari si aspettano infatti una reazione netta da parte delle banche centrali a partire dal prossimo mese. Aumenti dei tassi di interesse che rallenteranno l’economia e gli investimenti per frenare l’inflazione.
Perché l’Italia teme un aumento dei tassi
Proprio questa prospettiva non piace al Governo italiano. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha dichiarato:
Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria.
Ci sono diverse ragioni per cui un aumento dei tassi di interesse non è conveniente per l’Italia:
- il nostro Paese cresce pochissimo e i tassi alti rallentano la crescita;
- i tassi alti abbassano l’inflazione, che però in Italia è più bassa che nel resto d’Europa;
- le casse dello Stato giovano dei tassi bassi, perché riducono gli interessi sul debito.