Alla chiusura di venerdì 20 marzo lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in rialzo netto rispetto all’apertura, a 92 punti base. Un livello che non si vedeva da giugno scorso ma soprattutto un rialzo molto più marcato rispetto agli altri grandi Paesi europei che hanno mantenuto il loro differenziale attorno alla media dell’ultima settimana.
Il livello dei rialzi dei rendimenti dei Btp si capisce però meglio se si considera che anche i Bund, i titoli tedeschi su cui viene calcolato lo spread, sono in un momento di difficoltà. La ragione dietro a questa instabilità è la guerra in Iran, ma è anche necessario capire perché stia avendo effetto in maniera così diversa sui vari titoli di Stato europei.
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Spread a 92 punti, cosa sta succedendo ai Btp
Nella giornata di ieri 20 marzo lo spread, la differenza di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi, è passato da 80 a 92 punti base. Un balzo che, negli ultimi periodi, questa misura impiegava settimane a compiere. In una giornata, i Btp hanno annullato i progressi fatti in un anno per avvicinarsi ai Bund. Ora i rendimenti sfiorano il 4%, con le aste di fine mese che inizieranno settimana prossima.
Il motivo di questa instabilità improvvisa è la guerra in Iran. L’aumento dei prezzi dell’energia ha destabilizzato i mercati e ha peggiorato le prospettive economiche a livello internazionale. L’Italia, che è dipendente dal gas per produrre energia, ha subito questa instabilità più di altri Paesi e quindi gli investitori hanno valutato il rischio di investire nel debito pubblico del nostro Paese come più alto.
Ci sono però anche ragioni strutturali. L’Italia ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo in relazione al proprio Pil. Ogni destabilizzazione del mercato obbligazionario viene avvertita in maniera maggiore nel nostro Paese anche per questo motivo.
Perché anche i Bund sono in crisi
L’aumento dello spread è stato leggermente compensato da una crescita di quasi un decimo di punto percentuale dei rendimenti dei titoli di Stato della Germania, che fanno da metro di paragone, essendo considerati i più stabili in Europa. Questa fama, però, si sta incrinando, come hanno notato per primi gli analisti di Reuters proprio all’inizio della guerra in Iran.
Durante crisi passate, i rendimenti dei Bund erano soliti scendere. Gli investitori vedevano i titoli tedeschi come un bene rifugio, come l’oro, e quindi ridirigevano i propri fondi verso il debito tedesco. Le ragioni di questo cambiamento sono:
- le difficoltà dell’economia tedesca, che hanno portato a una maggiore spesa pubblica;
- lo smantellamento, nel decennio scorso, dell’infrastruttura nucleare civile e gli scarsi investimenti in rinnovabili, che hanno legato il prezzo dell’energia nel Paese al gas e agli altri combustibili fossili.
Francia e Spagna reagiscono meglio dell’Italia
Francia e Spagna hanno avuto risultati relativamente migliori in questo contesto. I loro spread sono aumentati a un ritmo molto inferiore rispetto a quello italiano:
- gli Oat francesi sono passati da 67 a 71 punti;
- i Bonos spagnoli sono passati da 49 a 53 punti.
Quattro punti in una giornata rispetto ai 12 dell’Italia. Una differenza che può essere ricondotta alla minore esposizione alla crisi energetica di questi due Stati. Grazie al suo esteso sistema di centrali nucleari, la Francia non impiega molto gas nel suo mix energetico. Nel 2024 ha utilizzato 361 TWh, contro i 652 TWh dell’Italia, e questo dato include il gas per il riscaldamento.
Nel 2025, la Spagna ha prodotto il 55,5% della propria energia da fonti rinnovabili. Questo ha permesso al Paese di utilizzare poche volte il gas come fonte di energia (il 15% delle ore di consumo, contro l’89% dell’Italia). Per come funzionano i prezzi dell’elettricità in Europa, questo ha un impatto molto serio sul costo dell’energia.