Taglio delle accise, senza la proroga il diesel salirà a 2,30 al litro

Il 1° maggio scadranno i tagli delle accise, ma il prezzo del petrolio è tornato sopra i 110 dollari al barile: cosa può succedere senza rinnovi e cosa vuole fare il Governo

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Il taglio delle accise deciso dal Governo per contrastare gli aumenti dei prezzi dei carburanti è in scadenza. Dal 2 maggio i prezzi potrebbero toccare i 2,30 euro al litro nel caso in cui lo sconto dovesse essere completamente annullato. Il problema principale è il costo, che fino è arrivato a 1,2 miliardi.

Una nuova misura come quelle già intraprese potrebbe costringere il Governo a rinunciare ad altre spese, imponendo ulteriori tagli ai ministeri. Meloni sta quindi pensando a interventi più mirati per le persone più fragili, oppure a una riduzione più netta per il gasolio, che è aumentato di più.

Cosa succede se il Governo non rinnova il taglio delle accise

Al momento il taglio delle accise rappresenta uno sconto di 0,244 centesimi al litro. Prendendo i prezzi medi italiani di benzina e diesel al self service rilevati dall’osservatorio prezzi dei carburanti il 29 aprile, nel caso in cui il Governo dovesse decidere di non rinnovare in alcun modo il taglio delle tasse sui carburanti i prezzi salirebbero:

Questo scenario è il peggiore per gli automobilisti e soprattutto per gli autotrasportatori, che stanno gestendo aumenti dei costi sempre maggiori negli ultimi mesi e hanno protestato più volte. Lo Stato però eviterebbe di spendere altro denaro pubblico, dopo aver già impiegato risorse per 1,2 miliardi di euro in questi tagli.

Perché il Governo non può rinnovare il taglio delle accise

Il problema del rinnovo del taglio delle accise dopo il 1° maggio è proprio il costo di questa misura. Trattandosi di una crisi che non poteva essere preventivata, il Governo non ha stanziato fondi specifici all’interno della Manovra per il 2026 per tagliare le accise.

Di conseguenza, ogni volta che decide di ridurre le tasse sui carburanti per contrastare gli aumenti, deve tagliare altre spese che invece erano state preventivate. Le cosiddette coperture, fino a questo momento, sono arrivate:

I tagli hanno riguardato in maniera minore quasi tutti i ministeri, ma reperire i fondi è sempre più complesso. Per questo una prima ipotesi riguarda un intervento limitato nel tempo, nella speranza che il conflitto in Iran, che ha causato la crisi, si risolva nel giro di poche settimane.

L’ipotesi di un intervento mirato

Il negoziato tra Usa e Iran è però in fase di stallo. Il Governo sta quindi guardando anche al medio periodo, e l’ipotesi più probabile è quella di un taglio indirizzato soltanto ai redditi più bassi.

Il mezzo per questa misura potrebbe essere la Social Card “Dedicata a Te”, che è riservata alle famiglie con redditi bassi e minori a carico oppure agli anziani. Altra ipotesi è quella di un taglio riservato solo agli autotrasportatori.

Il problema di un intervento simile sarebbe la platea coinvolta, relativamente limitata, e il fatto che i prezzi alla pompa di benzina aumenterebbero sensibilmente, con possibili proteste da parte dei consumatori non coinvolti

Tagli più netti per il gasolio

Su quest’ultima idea si innesta anche un’altra opzione, quella di tagliare solo le accise del gasolio. Il diesel è stato più colpito dal blocco di Hormuz perché la sua filiera è più legata al Golfo Persico rispetto a quella della benzina.

Il problema di questa norma è che viola le leggi italiane ed europee sugli incentivi ai carburanti più inquinanti. Proprio di recente il Governo ha equiparato le accise di diesel è benzina, aumentando le prime e diminuendo le seconde, per rispettare queste norme.

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