Spesa alimentare, la crisi costringe a comprare meno: a cosa stanno rinunciando le famiglie

La spesa mensile sale a 552 euro, ma il 29,4% delle famiglie compra meno o di qualità inferiore. ActionAid: oltre 6,4 milioni in difficoltà

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

La crisi del costo della vita continua a pesare sulle abitudini di acquisto degli italiani e il carrello della spesa diventa sempre più vuoto. Eppure, oggi, le famiglie italiane spendono più soldi al supermercato. Il budget destinato all’acquisto di alimenti e bevande è aumentato, per via dei rincari e dell’inflazione galoppante degli ultimi anni, così per riuscire a contenere le uscite si riducono le quantità e si rinuncia, sempre più spesso, alla qualità dei prodotti.

Come è cambiata la spesa delle famiglie italiane

Nel 2025, secondo i dati Istat pubblicati a ottobre 2026:

Quasi un quinto della spesa complessiva è stato quindi assorbito dall’acquisto di beni di prima necessità. A causa dell’aumento dei prezzi, nello stesso periodo risulta che tra le famiglie italiane:

I rincari hanno reso più difficile mantenere le stesse abitudini di consumo, obbligando molti nuclei a riorganizzare il budget della spesa, valutando attentamente quali prodotti acquistare, in quali quantità e con quale frequenza. Per questo motivo, secondo Assoutenti, gli ulteriori aumenti dei prezzi registrati nel 2026 rischiano di aggravare la situazione.

A cosa rinunciano le famiglie quando fanno la spesa

Quando la capacità di acquistare cibo a sufficienza diventa più importante di scegliere liberamente cosa portare in tavola, il modo in cui il prezzo condiziona le proprie abitudini si configura come il primo segnale di povertà alimentare.

Un’analisi pubblicata da ActionAid in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione evidenzia proprio questo fenomeno. La difficoltà economica può riguardare sia la disponibilità materiale di cibo sia l’accesso a un’alimentazione adeguata e la possibilità di vivere i pasti come un momento di condivisione.

Quando una famiglia deve risparmiare, infatti, il cibo può diventare una delle voci sulle quali intervenire più facilmente rispetto ad altre spese difficilmente comprimibili, come il canone di affitto, il mutuo o le bollette sempre più care. E il risultato è un progressivo impoverimento delle possibilità di scelta. Non necessariamente si smette di acquistare alimenti, ma diventa più difficile mantenere la stessa qualità e varietà.

Quante sono le persone in difficoltà in Italia

ActionAid ha individuato oltre 6,4 milioni di persone in difficoltà in Italia nel 2024, pari al 12,7% della popolazione (di questi, circa 2,2 milioni sono risultati essere a rischio di povertà assoluta o relativa). Il dato è stato elaborato attraverso l’indice Dams, che prende in considerazione la possibilità economica di permettersi almeno una volta ogni due giorni un pasto con carne, pollo o pesce (oppure un equivalente vegetariano), e quella di incontrarsi con amici o familiari per mangiare o bere qualcosa almeno una volta al mese.

Al di là del proprio reddito, qualcuno può avere problemi economici anche quando non rientra formalmente nelle fasce a rischio di povertà, soprattutto se una parte consistente delle sue entrate – come già detto – viene assorbita da spese obbligatorie. Inoltre, l’andamento della deprivazione alimentare è andato sempre più peggiorando dopo il miglioramento registrato negli anni immediatamente successivi alla pandemia. L’incidenza era passata dal 14,1% nel 2019 al 10,5% nel 2022, per poi risalire all’11,8% nel 2023 e al 12,7% nel 2024. Rispetto all’anno precedente, le persone coinvolte sono aumentate di quasi 470mila unità.

Le categorie più a rischio

Le conseguenze della povertà alimentare si manifestano in modo diverso a seconda della composizione del nucleo familiare, della disponibilità economica e delle spese da sostenere. Tra i gruppi più esposti figurano:

Da quello che è emerso dal rapporto di ActionAid, inoltre, nel 2024:

La casa rappresenta una delle principali voci di spesa e lascia poco spazio di manovra quando il costo della vita aumenta. Tuttavia, a confermare che il fenomeno si stesse estendendo è soprattutto il dato su chi invece una casa ce l’ha. Tra i proprietari senza mutuo, infatti, la deprivazione alimentare è cresciuta, passando dall’8,9% al 10,8%.

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