Siccità, il caldo minaccia il Made in Italy a tavola: le colture più a rischio

Emergenza siccità per il Po: livelli minimi storici nel bacino idrico che produce un terzo dell'agroalimentare Made in Italy.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia nelle ultime settimane non rappresenta soltanto un problema climatico, ma una vera emergenza economica e agricola. A preoccupare maggiormente è la situazione del bacino del Po, il più importante sistema idrico del Paese, dove il livello delle acque ha raggiunto valori particolarmente critici. In un’area che produce circa un terzo dell’intero Made in Italy agroalimentare e ospita quasi la metà degli allevamenti nazionali, la scarsità d’acqua rischia di compromettere raccolti, produzioni zootecniche e filiere simbolo dell’eccellenza italiana.

Siccità in Italia, è allarme: livelli idrici ai minimi

I livelli idrometrici registrati in diversi punti del fiume Po mostrano una condizione di forte stress idrico: si va dai -3,4 metri del Ponte della Becca, in provincia di Pavia, ai -6,7 metri di Pontelagoscuro, nel Ferrarese, fino ai -8 metri rilevati a Cremona.

Questi dati sono particolarmente preoccupanti perché arrivano all’inizio dell’estate, periodo nel quale normalmente le riserve idriche dovrebbero garantire il fabbisogno delle coltivazioni nei mesi più caldi. L’aumento dell’evaporazione dovuto alle alte temperature sta invece riducendo rapidamente la disponibilità d’acqua.

Per molte aziende agricole la difficoltà non riguarda soltanto la quantità di acqua disponibile, ma anche la possibilità materiale di prelevarla. In diverse aree, infatti, il livello del fiume si è abbassato a tal punto da rendere complicato il funzionamento degli impianti di irrigazione che attingono direttamente dal Po.

Perché è a rischio il Made in Italy

La gravità della situazione è legata al ruolo che la Pianura Padana svolge nell’economia agroalimentare italiana. Si tratta della più importante area produttiva del Paese, un territorio che concentra alcune delle principali eccellenze alimentari esportate in tutto il mondo.

Qui nasce quasi un terzo del Made in Italy a tavola. La zona ospita inoltre circa il 50% degli allevamenti nazionali, elemento che rende l’acqua una risorsa fondamentale non solo per le colture, ma anche per la produzione di mangimi e per il sostentamento degli animali.

Le filiere che dipendono direttamente dalla disponibilità idrica del bacino del Po comprendono:

Da questi territori arrivano inoltre alcuni dei prodotti agroalimentari più rappresentativi dell’Italia, come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e molti altri salumi Dop e Igp che costituiscono una componente fondamentale dell’export agroalimentare nazionale.

Le colture più esposte

Tra le produzioni che stanno subendo i maggiori effetti della siccità figurano il pomodoro da industria e il mais.

Il pomodoro necessita di una disponibilità costante di acqua soprattutto nelle fasi di crescita e maturazione. Una carenza idrica prolungata può compromettere sia la quantità sia la qualità del raccolto, riducendo le rese e aumentando il rischio di frutti più piccoli o meno adatti alla trasformazione industriale.

Anche il mais si trova in una fase particolarmente delicata. Questa coltura rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’alimentazione animale e costituisce quindi un anello essenziale della filiera lattiero-casearia e zootecnica italiana. Una diminuzione della produzione potrebbe tradursi in maggiori costi per gli allevatori e in una maggiore dipendenza dalle importazioni.

Le regioni più in difficoltà

Le criticità risultano particolarmente evidenti nel Cremonese e nel Bergamasco, due aree dove gli agricoltori stanno monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione e dove i sistemi irrigui iniziano a mostrare difficoltà operative.

Un altro segnale dell’emergenza arriva dal Veneto, dove in diverse zone le irrigazioni del mais sono già partite con settimane di anticipo rispetto alla normale programmazione stagionale.

L’anticipo degli interventi irrigui rappresenta un indicatore importante dello stress idrico che stanno vivendo le colture. Se normalmente le riserve d’acqua consentono di posticipare gli interventi ai periodi più caldi dell’estate, quest’anno le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno accelerato il fabbisogno delle piante.

Gli effetti sugli allevamenti

La siccità non colpisce soltanto i campi coltivati. Anche gli allevamenti sono esposti a conseguenze significative. L’acqua è indispensabile sia per il benessere degli animali sia per la produzione dei foraggi e dei mangimi necessari all’alimentazione del bestiame. Quando mais e altre colture destinate alla zootecnia subiscono cali produttivi, l’intera filiera entra sotto pressione.

Gli allevatori potrebbero essere costretti ad acquistare mangimi a prezzi più elevati, con un conseguente aumento dei costi di produzione di latte, carne e derivati. Si tratta di una dinamica che, nel lungo periodo, potrebbe riflettersi anche sui prezzi al consumo.

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