Pensione in Bulgaria, come funziona la flat tax al 10% sui redditi da fonte estera

Tra esenzione totale e tassazione del 10%, l'ostacolo del requisito di nazionalità: tutela del pensionato, ricorsi e la negoziazione in corso

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

Il trasferimento all’estero dei pensionati italiani è un fenomeno strutturale che, nell’ultimo decennio, ha ridisegnato le rotte della previdenza e della pianificazione fiscale individuale. Tra le mete europee tradizionalmente più gettonate, Sofia ha a lungo ricoperto un ruolo di primo piano. Trasferire la propria pensione in Bulgaria è stato, per anni, sinonimo di un drastico abbattimento del carico fiscale e di un contestuale incremento del potere d’acquisto, complice un costo della vita decisamente inferiore rispetto alla media dell’eurozona.

Tuttavia, lo scenario previdenziale e geopolitico per i connazionali espatriati in territorio bulgaro è andato incontro a una profonda e complessa metamorfosi. Quello che inizialmente veniva promosso come un paradiso fiscale lineare basato su una flat tax del 10%, si è trasformato in un intricato rebus interpretativo che ha visto contrapporsi l’amministrazione finanziaria italiana e le tutele dei contribuenti residenti all’estero.

Pensione in Bulgaria, il mito della flat tax al 10%

Per comprendere l’attrattività di questa destinazione, occorre analizzare la normativa previdenziale interna dello Stato ospitante. La Bulgaria applica un sistema fiscale fortemente incentivante per le persone fisiche, imperniato su un’aliquota unica (flat tax) fissata al 10% (regolata dall’Income Taxes on Natural Persons Act).

Tuttavia, quando si parla di trasferire la pensione in Bulgaria, è necessario scardinare un equivoco macroscopico. La flat tax del 10% non si applica indistintamente a qualunque tipologia di trattamento pensionistico: l’ordinamento bulgaro prevede un regime di favore ancora più radicale.

I redditi derivanti da regimi assicurativi obbligatori di vecchiaia (sia nazionali sia di fonte estera, come la classica pensione di vecchiaia o anticipata erogata dalla gestione privata dell’Inps) sono totalmente esenti da imposizione fiscale in Bulgaria. Di fatto, l’aliquota interna applicata da Sofia è pari allo 0%.

L’aliquota del 10% trova applicazione esclusivamente sulle rendite derivanti da fondi pensione integrativi, previdenza complementare non obbligatoria e polizze assicurative professionali.

Di conseguenza, per un pensionato italiano del settore privato, l’acquisizione della residenza fiscale in Bulgaria teoricamente aprirebbe le porte a un azzeramento totale delle imposte sul proprio trattamento. Il condizionale, tuttavia, è diventato d’obbligo a causa dell’interpretazione restrittiva applicata dalle istituzioni italiane.

Il cambio di rotta di Agenzia delle Entrate e Inps

Se la legislazione bulgara si rivela così generosa, per quale motivo l’opzione di trasferire la pensione in Bulgaria è finita al centro di accesi contenziosi legali e di approfondite analisi societarie da parte di primari studi legali associati?

La risposta risiede nella Convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni siglata tra Italia e Bulgaria nel lontano 1988 e ratificata nel 1990. L’Articolo 1, comma 2, lettera B del trattato contiene una clausola alquanto singolare e anomala rispetto agli standard Ocse. Il testo stabilisce che, per rivendicare lo spostamento della potestà impositiva dall’Italia alla Bulgaria, il contribuente deve non soltanto risiedere nel Paese dell’Est ed essere iscritto all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), ma deve altresì possedere la nazionalità bulgara.

La svolta burocratica dell’anno 2023

Per oltre un trentennio, la formula nazionalità è stata interpretata in senso lato e flessibile dall’Inps e dal fisco, intendendola come un sinonimo di residenza anagrafica effettiva o radicamento sociale. Tuttavia, l’orientamento è mutato radicalmente con due atti formali:

Da quel momento, l’Inps ha reintrodotto la tassazione ordinaria Irpef sui cedolini dei pensionati italiani in Bulgaria, a meno che questi non dimostrino di aver ottenuto la cittadinanza bulgara a tutti gli effetti, un processo burocratico che richiede anni di residenza continuativa e il superamento di complessi esami di lingua locale.

La distinzione cruciale tra Gestione Privata e Pubblica

Nel diritto tributario internazionale, la natura del datore di lavoro che ha erogato la contribuzione è determinante. Lo schema seguente riassume l’impatto della normativa attuale sui trattamenti previdenziali lordi erogati dall’Italia.

Tipologia di pensione (fonte italiana) Inquadramento convenzionale Trattamento fiscale attuale (senza cittadinanza) Trattamento fiscale (con cittadinanza bulgara)
Gestione privata (ex Inps lavoratori dipendenti privati / autonomi) Art. 15 della Convenzione (redditi da lavoro privato e pensioni) Tassazione alla fonte in Italia con aliquote Irpef ordinarie (scaglioni dal 23% al 43%) Tassazione esclusiva in Bulgaria (esenzione totale 0% in virtù delle leggi locali)
Gestione pubblica (ex Inpddap / dipendenti statali e pubblica amministrazione) Art. 17 della Convenzione (funzioni pubbliche) Tassazione esclusiva in Italia. Non defiscalizzabile all’estero per i non cittadini Tassazione esclusiva in Bulgaria

L’irrigidimento interpretativo ha prodotto un’omologazione al ribasso: le pensioni della gestione privata, che nella quasi totalità delle altre convenzioni internazionali (come quelle con Tunisia, Canarie/Spagna o Grecia) vengono detassate in Italia sulla base della sola residenza Aire, nel caso della Bulgaria subiscono lo stesso blocco storicamente riservato alle sole pensioni pubbliche statali.

Lo scontro sul legittimo affidamento e i recuperi retroattivi

L’azione dell’Agenzia delle Entrate non si è limitata alla tassazione dei ratei previdenziali correnti, ma si è spinta fino alla notifica di avvisi di accertamento per le annualità pregresse. Questo modus operandi ha innescato una massiccia ondata di ricorsi dinanzi alle Corti di Giustizia Tributaria.

Gli esperti di diritto previdenziale internazionale evidenziano la palese violazione del principio del legittimo affidamento, pilastro fondamentale dello Statuto dei Diritti del Contribuente (Legge 212/2000). Se un’amministrazione finanziaria tollera e convalida per trent’anni un’interpretazione della norma, l’improvviso mutamento interpretativo non può assumere efficacia retroattiva a danno del cittadino in buona fede. Chi ha deciso di trasferire la propria pensione in Bulgaria lo ha fatto sulla base di un quadro regolatorio consolidato; la retroattività dell’azione accertatrice mina la certezza del diritto e mette a rischio la stabilità economica di migliaia di nuclei familiari.

I passaggi burocratici per trasferirsi (e le tutele da adottare)

Per i contribuenti che decidono comunque di intraprendere il percorso di trasferimento o per coloro che intendono regolarizzare e difendere la propria posizione, l’iter burocratico si articola in passaggi obbligati e rigidamente sequenziali.

Soggiorno e residenza locale

Il cittadino italiano deve presentarsi presso gli uffici della Polizia di Migrazione in Bulgaria per richiedere il certificato di soggiorno prolungato (Lichni Kart). È necessario esibire la prova di un contratto di locazione o di proprietà di un immobile, la copertura sanitaria (modello S1 o polizza privata) e l’estratto conto bancario che attesti la titolarità di fondi sufficienti alla sussistenza.

Iscrizione all’Aire

Entro 90 giorni dal trasferimento, è tassativo presentare l’istanza di iscrizione all’Aire tramite il portale ministeriale Fast It. Questo passaggio è l’unico atto formale idoneo a scindere il legame di residenza fiscale con l’Italia, azzerando la presunzione di residenza sul territorio nazionale ex art. 2 del Tuir.

Richiesta dello status di residente fiscale in Bulgaria

Il pensionato deve richiedere all’Agenzia delle Entrate bulgara (Nap) il rilascio del certificato di residenza fiscale ai sensi della Convenzione bilaterale. Per l’ottenimento, Sofia valuta il centro degli interessi vitali (presenza continuativa per più di 183 giorni l’anno nel Paese).

Consiglio operativo per il contribuente

Alla luce dei correnti blocchi operativi Inps, prima di inoltrare la domanda di esenzione fiscale all’origine tramite i modelli EP-I, è fortemente raccomandato richiedere un parere preventivo o farsi assistere da legali specializzati in fiscalità internazionale. Ciò consente di valutare l’opportunità di presentare ricorso contro le trattenute indebite o di avviare le istanze di rimborso in autotutela.

La rinegoziazione della Convenzione Italo-Bulgara

La situazione di stallo e il palese trattamento discriminatorio subito dai pensionati italiani in Bulgaria – l’unico Paese dell’Unione Europea in cui viene richiesto il cambio di passaporto per l’applicazione di una convenzione ordinaria sulle pensioni private – ha sollevato un serrato dibattito istituzionale. La Commissione Europea è stata investita della questione per potenziale violazione dei trattati sulla libera circolazione dei cittadini e dei capitali all’interno del mercato unico.

Sotto la pressione dei patronati esteri e delle rappresentanze diplomatiche, i governi di Roma e Sofia hanno formalmente avviato le procedure negoziali per la modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni del 1988. L’obiettivo dell’accordo correttivo è l’eliminazione definitiva dell’anacronistico vincolo della nazionalità, sostituendolo con il parametro standard della sola residenza fiscale per le pensioni del settore privato. Fino alla ratifica finale del nuovo testo, lo scenario richiede estrema cautela e una pianificazione patrimoniale impeccabile.

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