L’Agenzia internazionale dell’energia, con l’Oil Market Report del 12 agosto 2026, fotografa un mercato del gasolio ancora sotto pressione. La nuova chiusura dello Stretto di Hormuz e il crollo delle esportazioni di diesel tengono alti i prezzi dei distillati in tutto il mondo. Alla pompa il gasolio resta caro anche in Italia, dove lo sconto sulle accise da 17 centesimi al litro riesce solo in parte a tamponare il rincaro.
Indice
Cosa dice il report IEA sul gasolio
Il gasolio è un distillato, cioè uno dei prodotti della raffinazione del greggio insieme a benzina, cherosene e carburante per aerei.
Ogni barile di petrolio ne rende una quota limitata. Quando le raffinerie del mondo lavorano meno del solito, quella quota si assottiglia proprio mentre la domanda di camion, navi e trattori resta alta. Il prezzo del gasolio finisce così per dipendere da due fattori più che dal costo del greggio:
- quanto prodotto arriva davvero sul mercato;
- quanto costa raffinarlo.
Sono i due nodi su cui si concentra il report dell’IEA.
L’export di diesel è ridotto
Le esportazioni di gasolio da Russia, Medio Oriente e Asia sono scese di 1,3 milioni di barili al giorno rispetto a un anno prima, l’equivalente di circa il 20% del commercio marittimo mondiale del prodotto. Ancora più marcato il calo del carburante per aerei, il jet fuel, sceso di 670mila barili al giorno, pari al 34% del commercio globale.
Meno prodotto in circolazione significa prezzi più alti per chi lo compra.
Margini di raffinazione ai massimi
Con la lavorazione del greggio ferma a 80,9 milioni di barili al giorno, quasi 5 milioni sotto i livelli dell’anno scorso, i margini delle raffinerie dell’Atlantico hanno toccato i massimi storici.
Il margine di raffinazione è la differenza tra quanto una raffineria paga il greggio e quanto incassa vendendo i prodotti che ne ricava. Quando il diesel scarseggia e le sue quotazioni corrono, quel margine si allarga. Il collo di bottiglia si è spostato dai pozzi agli impianti, che non riescono a raffinare prodotto abbastanza in fretta per coprire la domanda di gasolio e cherosene.
Cosa c’entra lo Stretto di Hormuz
Dietro i numeri sul diesel ci sono ancora motivazioni geopolitiche. Dopo il collasso della tregua tra Iran e Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz è tornato di fatto chiuso all’inizio di luglio, con 8,3 milioni di barili al giorno di produzione del Golfo ancora fermi.
Il risultato è stato che il prezzo del Brent ha oscillato a luglio in una forbice di quasi 40 dollari al barile, con un picco a 105 dollari il 23 luglio, per poi assestarsi intorno ai 92 dollari. Ogni scossone si è scaricato (e continua a farlo) in pochi giorni sui listini dei carburanti.
Prezzo del diesel ancora alto in Italia
Su questo quadro internazionale si innesta l’intervento del Governo. Il taglio delle accise sul gasolio, prorogato dal Consiglio dei Ministri fino al 25 agosto, vale 17 centesimi al litro, Iva inclusa, ed è nato proprio per compensare una parte del rincaro internazionale.
Il problema è che quei 17 centesimi agiscono su una sola parte del prezzo. Il valore esposto al distributore è la somma di più voci: il costo del gasolio all’ingrosso, spinto verso l’alto dai margini di raffinazione ai massimi, più le accise, l’Iva e il margine del gestore. Lo sconto del Governo abbassa la componente fiscale, ma non interviene sul costo internazionale del prodotto. Se all’ingrosso il gasolio continua ad aumentare, come mostra l’IEA, il beneficio dei 17 centesimi viene cancellato in buona parte e il prezzo alla pompa resta alto.
Lo segnala anche l’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, da cui emerge che una quota dello sconto era già stata riassorbita dai listini nelle settimane precedenti. Il conto pesa soprattutto su chi usa il diesel per lavoro, dall’autotrasporto all’agricoltura, e da lì si scarica sui prezzi dei beni che viaggiano su strada e arrivano negli scaffali.