In Europa la temperatura politica rischia di farsi altissima con i prezzi delle case alle stelle. Comprare e affittare rischia di non essere più un’opzione percorribile per molti cittadini comunitari.
Secondo gli ultimi rilevamenti Eurostat, i prezzi delle abitazioni nell’Unione sono cresciuti del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i canoni di locazione hanno registrato un incremento del 3%.
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Perché ciò che vale in finanza non vale nella pratica
Se negli ambienti finanziari questo tipo di aumento viene interpretato come un segnale di resilienza del patrimonio, la realtà operativa è ben diversa. Il rialzo dei tassi d’interesse stabilito dalla Bce è infatti un fattore decisivo nella rivalutazione dei prezzi, di acquisto e di affitto, che porta all’esclusione dell’utenza media dall’accesso alla casa.
In Italia la situazione è ancora inversa
In Italia, invece, l’andamento del terzo trimestre registra un lieve ribasso dell’1,1% nei prezzi di vendita, pur in una cornice annua a valori positivi del 3,3%.
La tenuta dei prezzi nei principali capoluoghi di provincia conferma come la scarsità di offerta a canoni sostenibili e la pressione delle locazioni turistiche stiano trasformando il diritto all’abitare in una vera e propria emergenza sociale.
Quali sono le proposte del Governo Meloni
In un Paese che risente maggiormente dell’attuale congiuntura economica a causa dei redditi stagnanti da almeno un trentennio, l’esecutivo dovrà valutare l’inserimento di specifiche misure fiscali all’interno della prossima Manovra.
Le ipotesi di intervento anticipate dal Mef prevedono:
- la proroga degli incentivi per l’acquisto della prima casa per gli under 36;
- la riduzione dell’aliquota Iva dal 10% al 5% sulle locazioni residenziali (esclusi gli immobili di lusso);
- l’estensione del regime Iva alle operazioni condotte dalle società immobiliari;
- l’assimilazione agli immobili strumentali per i fabbricati concessi in affitto dalle imprese costruttrici.
Tuttavia, la trasformazione in realtà di queste proposte è legata alla disponibilità della finanza pubblica. Con il rapporto deficit-Pil fissato a ridosso del tetto del 2,9%, lo scostamento di bilancio autorizzato viene assorbito da impegni indifferibili legati a energia e spesa strutturale. In assenza di un margine di deroga al Patto di Stabilità, ogni agevolazione fiscale sulla casa potrà essere concessa a patto di trovare adeguate coperture, anche attraverso la riallocazione da altre risorse di spesa.
Al via un Piano Casa Europeo
A fronte delle strette di bilancio nazionali, la risposta strutturale alla scarsità di alloggi a costi accessibili richiederebbe l’impiego dei canali comunitari. Tuttavia, le tempistiche degli interventi svelano una profonda sfasatura temporale rispetto all’emergenza attuale. Con il Pnrr ormai giunto alla sua fase conclusiva senza che gli interventi su rigenerazione e studentati abbiano calmierato i canoni di locazione, le speranze sono riposte nel nuovo Piano Casa Europeo.
Il piano della Commissione punta a mobilitare investimenti tramite la Banca Europea per gli Investimenti e a rendere più flessibili le norme sugli aiuti di Stato per l’edilizia sociale. Si tratta però di leve strutturali i cui effetti si vedranno soltanto a medio-lungo termine.
Nel frattempo, l’aumento delle quotazioni garantisce la tenuta dei grandi patrimoni, mentre la mancanza di affitti accessibili arriva a erodere quasi totalmente la capacità di spesa delle famiglie. E senza una strategia coordinata, l’iniziativa di pochi Governi rischia di cadere nel vuoto, come dimostrano le recenti dimissioni e il ricorso alle urne in Spagna per il Governo Sánchez.