Un recente studio realizzato da Locare, società specializzata nel mercato immobiliare, ha analizzato i costi medi dell’affitto nelle principali città italiane e li ha confrontati con gli stipendi netti medi dei residenti, per capire quale percentuale del reddito mensile venga assorbita dal canone di locazione. Il risultato è una vera e propria mappa del rapporto qualità prezzo nei diversi centri urbani, che evidenzia forti differenze territoriali e un mercato immobiliare che procede a velocità diverse lungo la penisola.
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Al Sud affitti più sostenibili che al Nord
Secondo l’analisi, il mercato delle locazioni in Italia può essere strutturato su tre livelli principali. Infatti, le grandi città del Nord sono caratterizzate da forte domanda abitativa e canoni molto elevati.
Al Centro Italia i prezzi restano alti ma con un equilibrio leggermente migliore. Solo in alcune città del Mezzogiorno il rapporto tra affitti e stipendi appare più sostenibile, anche se i livelli salariali sono più bassi.
Quanto dovrebbe pesare l’affitto sullo stipendio
Prima di entrare nel dettaglio delle città, è utile chiarire il parametro utilizzato dagli analisti per valutare la sostenibilità economica di un affitto.
Qual è la soglia di sostenibilità
Nel settore immobiliare si considera generalmente sostenibile un canone che non superi il 30% o il 35% del reddito disponibile. Quando l’incidenza supera questa soglia, il costo della casa tende a comprimere la capacità di spesa delle famiglie, aumentando il rischio di difficoltà economiche.
Se il peso dell’affitto arriva a occupare oltre la metà dello stipendio, la situazione diventa ancora più critica.
Restano infatti poche risorse per affrontare spese essenziali come bollette di luce e gas, trasporti, spesa alimentare e mettere da parte i risparmi. Ed è proprio questo scenario che emerge in molte grandi città italiane.
A Milano e Roma il mercato più caro d’Italia
Il caso più emblematico è quello di Milano, che continua a rappresentare il mercato immobiliare più costoso del Paese. Secondo le stime di Locare, un bilocale di circa 60 metri quadrati in una zona semicentrale può arrivare a costare mediamente circa 1.380 euro al mese.
Qui l’affitto, se viene rapportato agli stipendi netti medi considerati nell’analisi, può arrivare ad assorbire fino al 65,7% del reddito mensile. Si tratta di un’incidenza ben oltre la soglia di sostenibilità finanziaria, dato che per molti lavoratori vivere in affitto a Milano significa destinare quasi due terzi dello stipendio alla casa.
La situazione resta simile anche a Roma, dove per un appartamento di 60 metri quadrati in una zona semicentrale il canone medio arriva a incidere per circa il 55,3% dello stipendio netto mensile.
Torino e le città più equilibrate nel Mezzogiorno
Accanto alle metropoli dove l’incidenza degli affitti è particolarmente elevata, esistono città in cui il rapporto tra canoni e redditi appare più equilibrato. Un esempio è Torino, dove per un bilocale della stessa dimensione l’affitto medio incide per circa il 37,3% del reddito netto mensile.
A Napoli, invece, l’incidenza dell’affitto per un appartamento di 60 metri quadrati in semicentro raggiunge il 48,8% dello stipendio netto medio. In questo caso però il peso percentuale elevato non dipende soltanto dal livello dei canoni, ma anche da redditi medi più bassi rispetto alle città del Nord.
Molto diverso invece il caso di Palermo, dove la spesa per l’affitto si attesta intorno al 29,6% del reddito disponibile. Si tratta di uno dei pochi contesti tra le grandi città italiane in cui il rapporto tra affitto e stipendio rientra pienamente nei livelli considerati sostenibili.