Dal 1° gennaio 2027 cambiano le regole sulle sanzioni applicate in caso di omissioni ed errori nella dichiarazione dell’imposta di soggiorno. La novità riguarda alberghi, bed and breakfast, case vacanza, campeggi e villaggi turistici, ma anche gli altri soggetti coinvolti nella riscossione e nel versamento del tributo.
La riforma risponde a una richiesta avanzata da tempo dalle associazioni di categoria, soprattutto dalle imprese del turismo open air, che avevano segnalato le difficoltà legate a un sistema sanzionatorio considerato eccessivamente severo.
Indice
Imposta di soggiorno, cosa cambia dal 1° gennaio 2027
A introdurre il nuovo regime è il decreto legislativo n. 147 del 7 agosto 2026, che è intervenuto sulla disciplina delle sanzioni amministrative relative ai tributi regionali e locali, modificando anche le disposizioni sull’imposta di soggiorno. In particolare, dal 2027:
- per l’omessa presentazione della dichiarazione annuale è prevista una sanzione pari al 100% del tributo non versato, con un minimo di 50 euro;
- per la dichiarazione infedele la penalità scende al 40% del tributo non versato, sempre con un minimo di 50 euro.
La disciplina precedente prevedeva penalizzazioni dal 100% al 200% dell’importo dovuto, senza distinguere i due comportamenti, ovvero quello del gestore che non riscuote l’imposta o non la versa al Comune rispetto a quello di chi adempie regolarmente agli obblighi di riscossione e riversamento, ma commette un errore nella trasmissione della dichiarazione annuale.
In questo modo il legislatore ha voluto evitare che un’inadempienza dichiarativa venisse equiparata, sul piano economico, a una violazione sostanziale degli obblighi di pagamento.
A chi si applicano le nuove regole
La revisione normativa riguarda:
- alberghi e strutture ricettive tradizionali;
- campeggi;
- villaggi turistici;
- bed and breakfast;
- case vacanza;
- tutte le altre attività che partecipano alla gestione dell’imposta di soggiorno, compresi i gestori di affitti brevi.
Le modifiche riguardano anche i soggetti che incassano i canoni o i corrispettivi per le strutture ricettive, oppure intervengono nei relativi pagamenti. Rientrano in questa categoria, per esempio, gli intermediari e i portali di prenotazione online.
Quali sono gli obblighi delle strutture ricettive
Il gestore della struttura ricettiva è chiamato a riscuotere l’imposta di soggiorno dagli ospiti, secondo le tariffe e le condizioni previste dal Comune, e poi a riversare le somme all’amministrazione competente. A questo adempimento si aggiunge l’obbligo di presentare la dichiarazione annuale, nella quale devono essere riportati i dati relativi all’imposta riscossa nell’anno di riferimento.
L’imposta di soggiorno è un tributo locale che può essere istituito dai Comuni capoluogo di provincia, dalle unioni di Comuni e dagli altri enti territoriali individuati dalla normativa. Il suo importo viene stabilito dalle amministrazioni locali attraverso appositi regolamenti, che definiscono anche le modalità di applicazione, le eventuali esenzioni e gli obblighi di comunicazione.
La dichiarazione:
- deve essere trasmessa telematicamente al ministero dell’Economia e delle Finanze entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto impositivo;
- è un adempimento distinto dai versamenti periodici e dalle rendicontazioni eventualmente richieste dai singoli Comuni.
Di conseguenza, pagamento e presentazione della dichiarazione sono due obblighi differenti. Anche quando il gestore ha già trasferito tutte le somme dovute al Comune, la mancata trasmissione della dichiarazione annuale può determinare una violazione amministrativa.
I punti critici
La revisione delle sanzioni è stata accolta positivamente da Assocamping Confesercenti, che considera il provvedimento un primo risultato rispetto alle richieste avanzate dalle imprese del turismo. Tuttavia, secondo l’associazione il sistema presenta ancora numerose problematiche operative, legate soprattutto alla frammentazione delle regole adottate dalle amministrazioni comunali.
Ogni Comune può infatti stabilire tariffe, esenzioni, periodi di applicazione e procedure di rendicontazione differenti, determinando un quadro amministrativo complesso per gli operatori che gestiscono più strutture o lavorano in destinazioni diverse.
A questo si aggiungono le differenti modalità di comunicazione e trasmissione dei dati richieste dalle amministrazioni, che possono rendere più difficile la gestione degli adempimenti e aumentare il rischio di errori.
Un’altra questione riguarda la destinazione del gettito. Le associazioni di categoria chiedono maggiore trasparenza sull’utilizzo delle risorse raccolte attraverso l’imposta di soggiorno, affinché siano effettivamente reinvestite nello sviluppo turistico delle destinazioni, nel miglioramento dei servizi e nella valorizzazione del territorio.
L’imposta, infatti, rappresenta una risorsa economica importante per le amministrazioni locali, soprattutto nelle località caratterizzate da elevati flussi turistici. Per questo motivo, secondo le rappresentanze delle imprese, sarebbe necessario garantire una maggiore corrispondenza tra le somme incassate e gli interventi realizzati a beneficio delle destinazioni.