Imposta di soggiorno, dal 2027 entra in vigore un nuovo regime: come cambiano le sanzioni

Dal 1° gennaio 2027 sanzioni ridotte per chi omette o sbaglia la dichiarazione dell'imposta di soggiorno: regole per hotel e affitti brevi

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Dal 1° gennaio 2027 cambiano le regole sulle sanzioni applicate in caso di omissioni ed errori nella dichiarazione dell’imposta di soggiorno. La novità riguarda alberghi, bed and breakfast, case vacanza, campeggi e villaggi turistici, ma anche gli altri soggetti coinvolti nella riscossione e nel versamento del tributo.

La riforma risponde a una richiesta avanzata da tempo dalle associazioni di categoria, soprattutto dalle imprese del turismo open air, che avevano segnalato le difficoltà legate a un sistema sanzionatorio considerato eccessivamente severo.

Imposta di soggiorno, cosa cambia dal 1° gennaio 2027

A introdurre il nuovo regime è il decreto legislativo n. 147 del 7 agosto 2026, che è intervenuto sulla disciplina delle sanzioni amministrative relative ai tributi regionali e locali, modificando anche le disposizioni sull’imposta di soggiorno. In particolare, dal 2027:

La disciplina precedente prevedeva penalizzazioni dal 100% al 200% dell’importo dovuto, senza distinguere i due comportamenti, ovvero quello del gestore che non riscuote l’imposta o non la versa al Comune rispetto a quello di chi adempie regolarmente agli obblighi di riscossione e riversamento, ma commette un errore nella trasmissione della dichiarazione annuale.

In questo modo il legislatore ha voluto evitare che un’inadempienza dichiarativa venisse equiparata, sul piano economico, a una violazione sostanziale degli obblighi di pagamento.

A chi si applicano le nuove regole

La revisione normativa riguarda:

Le modifiche riguardano anche i soggetti che incassano i canoni o i corrispettivi per le strutture ricettive, oppure intervengono nei relativi pagamenti. Rientrano in questa categoria, per esempio, gli intermediari e i portali di prenotazione online.

Quali sono gli obblighi delle strutture ricettive

Il gestore della struttura ricettiva è chiamato a riscuotere l’imposta di soggiorno dagli ospiti, secondo le tariffe e le condizioni previste dal Comune, e poi a riversare le somme all’amministrazione competente. A questo adempimento si aggiunge l’obbligo di presentare la dichiarazione annuale, nella quale devono essere riportati i dati relativi all’imposta riscossa nell’anno di riferimento.

L’imposta di soggiorno è un tributo locale che può essere istituito dai Comuni capoluogo di provincia, dalle unioni di Comuni e dagli altri enti territoriali individuati dalla normativa. Il suo importo viene stabilito dalle amministrazioni locali attraverso appositi regolamenti, che definiscono anche le modalità di applicazione, le eventuali esenzioni e gli obblighi di comunicazione.

La dichiarazione:

Di conseguenza, pagamento e presentazione della dichiarazione sono due obblighi differenti. Anche quando il gestore ha già trasferito tutte le somme dovute al Comune, la mancata trasmissione della dichiarazione annuale può determinare una violazione amministrativa.

I punti critici

La revisione delle sanzioni è stata accolta positivamente da Assocamping Confesercenti, che considera il provvedimento un primo risultato rispetto alle richieste avanzate dalle imprese del turismo. Tuttavia, secondo l’associazione il sistema presenta ancora numerose problematiche operative, legate soprattutto alla frammentazione delle regole adottate dalle amministrazioni comunali.

Ogni Comune può infatti stabilire tariffe, esenzioni, periodi di applicazione e procedure di rendicontazione differenti, determinando un quadro amministrativo complesso per gli operatori che gestiscono più strutture o lavorano in destinazioni diverse.

A questo si aggiungono le differenti modalità di comunicazione e trasmissione dei dati richieste dalle amministrazioni, che possono rendere più difficile la gestione degli adempimenti e aumentare il rischio di errori.

Un’altra questione riguarda la destinazione del gettito. Le associazioni di categoria chiedono maggiore trasparenza sull’utilizzo delle risorse raccolte attraverso l’imposta di soggiorno, affinché siano effettivamente reinvestite nello sviluppo turistico delle destinazioni, nel miglioramento dei servizi e nella valorizzazione del territorio.

L’imposta, infatti, rappresenta una risorsa economica importante per le amministrazioni locali, soprattutto nelle località caratterizzate da elevati flussi turistici. Per questo motivo, secondo le rappresentanze delle imprese, sarebbe necessario garantire una maggiore corrispondenza tra le somme incassate e gli interventi realizzati a beneficio delle destinazioni.

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