Il governo ha approvato il nuovo decreto lavoro per il 1° maggio 2026 e in questo si introduce una nuova disciplina per i rider e i lavoratori delle piattaforme digitali in Italia. Con il provvedimento, il governo mira a regolarizzare un settore che resta ancora troppo poco trasparente, secondo le associazioni di categoria.
Nel decreto si introducono la presunzione di subordinazione, obblighi di trasparenza e misure di contrasto al caporalato digitale. Il testo però non ha incontrato il favore di tutti, come l’avvocata Giulia Druetta che avverte come molte norme ricalchino obblighi già esistenti ma senza una vera e propria svolta. Il rischio è che, in assenza di sanzioni economiche, le piattaforme si potranno permettere di ignorare le indicazioni del governo.
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Rapporto subordinato
Centrale è l’articolo 12 del decreto che affronta il nodo della gestione algoritmica come forma di direzione datoriale. Se la piattaforma esercita poteri di organizzazione, controllo o valutazione delle prestazioni tramite sistemi automatizzati, inclusa la limitazione dell’accesso al lavoro o la determinazione unilaterale del compenso, il rapporto si presume subordinato. Bisognerà provare, nel caso, il contrario.
L’obiettivo dell’articolo 12 è quello di superare il concetto di autonomia, che in questi casi risulta fittizia, e stabilisce l’algoritmo come non uno strumento neutro, ma un mezzo di controllo.
Non si tratta di qualcosa di nuovo: la Corte di Cassazione aveva già espresso indicazioni simili anni addietro, ma ora il decreto sposta in maniera decisa l’onere della prova.
Obblighi di trasparenza e tracciabilità
Altra novità riguarda il diritto del lavoratore a ricevere le informazioni nei termini più chiari e comprensibili possibili. Questi devono conoscere il funzionamento del sistema automatizzato per conoscere i loro diritti. Sarà quindi dovere delle piattaforme fornire spiegazioni sulle decisioni che incidono su compensi e sospensioni e garantire il diritto al riesame umano delle scelte effettuate dall’algoritmo.
Inoltre, le aziende saranno obbligate a conservare per almeno cinque anni i dati relativi ad accessi, rifiuti di consegna e tempi di esecuzione, cosicché Inps, Inail e l’Ispettorato del lavoro abbiano una banca dati a cui fare riferimento.
Sul piano amministrativo viene inoltre rafforzato l’obbligo del Libro Unico del Lavoro anche per i ciclofattorini. Si dovranno quindi annotare mensilmente il numero di consegne, l’importo totale erogato e le mance ricevute. Una tracciabilità che vuole far emergere il lavoro sommerso e monitorare i flussi economici reali.
Nuove tutele: identità digitale e formazione
Il decreto introduce l’obbligo di autenticazione a più fattori tramite identità digitali, quindi Spid, Cie o Cns, per evitare il fenomeno della cessione illegale degli account. Ogni lavoratore potrà essere titolare di un solo profilo legato al proprio codice fiscale e la cessione delle credenziali sarà sanzionata.
Inoltre viene introdotto un obbligo formativo sulla sicurezza entro 30 giorni dalla prima prestazione. I rider dovranno completare corsi specifici sulla piattaforma Siisl e anche in questo caso è prevista una sanzione. Questa però ricade sulle piattaforme che si avvalgono di lavoratori non formati dopo un termine massimo di tre mesi.
C’è chi critica però l’introduzione dell’identità digitale, perché l’utilizzo dello Spid, per esempio, potrebbe essere una barriera per tutti quei lavoratori stranieri che hanno difficoltà burocratiche legate al permesso di soggiorno e che compongono una buona parte dei lavoratori delle piattaforme digitali.