Il riscatto della laurea si conferma, anche per il periodo d’imposta 2025, uno degli strumenti di pianificazione previdenziale e fiscale più efficaci per i contribuenti italiani. Nella compilazione del Modello 730/2026 è fondamentale capire come trasformare i contributi versati all’Inps in un potente volano di risparmio, capace di generare rimborsi Irpef significativi o abbattere drasticamente le tasse dovute.
Investire nella propria pensione non è solo una scelta lungimirante per il futuro, ma una strategia finanziaria con rendimenti immediati grazie alle agevolazioni previste dal Tuir (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Indice
Il riscatto della laurea: come funziona
Il riscatto della laurea è l’istituto che permette di trasformare gli anni trascorsi sui libri in anni di contributi validi sia per il diritto alla pensione (anticipandola) che per la misura dell’assegno (aumentandolo). Tuttavia, la vera cedola di questo investimento viene staccata immediatamente attraverso il Fisco.
Esistono oggi tre strade principali:
- riscatto ordinario, che si basa sul calcolo della riserva matematica (per periodi ante-1996) o sull’aliquota contributiva della propria gestione (per periodi post-1996);
- riscatto agevolato (light), che è stato introdotto con il Decreto Legge n. 4/2019 e permette di riscattare gli anni nel sistema contributivo con un onere forfettario. Per il 2025, il costo è agganciato al minimale artigiani e commercianti (circa 6.100-6.200 euro per anno di corso);
- pace contributiva, ossia una misura sperimentale che permette di riscattare i vuoti tra un lavoro e l’altro, spesso utilizzata in sinergia con il riscatto della laurea.
Modello 730/2026, il meccanismo della deduzione
Per la maggior parte dei lavoratori (dipendenti o autonomi), il riscatto della laurea rappresenta un onere deducibile. Questo è il vantaggio fiscale più potente previsto dal sistema italiano.
Come funziona la deduzione
A differenza della detrazione, che sottrae una percentuale fissa dalle tasse, la deduzione opera abbattendo la base imponibile. In parole povere: se il lavoratore guadagna 40.000 euro e versa 10.000 euro di riscatto, pagherà le tasse solo su 30.000 euro.
Il beneficio effettivo dipende dallo scaglione Irpef di appartenenza. Con la riforma delle aliquote, il risparmio nel 2026 sarà così distribuito:
- per chi ha dei redditi fino a 28.000 euro, il risparmio sarà pari al 23%;
- per chi ha redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, il risparmio è del 35%;
- per quanti hanno un redditi che supera i 50.000 euro, il risparmio è del 43%.
È evidente che per i redditi alti, lo Stato paga quasi la metà del riscatto attraverso lo sconto sulle tasse. Nel Modello 730/2026, queste somme vanno indicate nel Quadro E, Rigo E21. Bisogna fare attenzione a non includere somme già trattenute dal datore di lavoro se il riscatto è pagato tramite busta paga (in quel caso il reddito nella certificazione unica è già al netto del riscatto).
Riscatto per familiari a carico: la detrazione al 19%
Un caso molto comune riguarda i genitori che decidono di riscattare gli anni di laurea dei figli ancora inoccupati. Qui la regola fiscale cambia drasticamente.
Se il figlio (o un altro familiare a carico) non ha mai lavorato e non è iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, chi sostiene la spesa ha diritto a una detrazione d’imposta del 19%. In questo caso il familiare a carico deve avere un reddito inferiore a 2.840,51 euro (4.000 euro se ha meno di 24 anni).
Nel Modello 730/2026, la spesa va inserita nei righi da E8 a E10 con il codice tributo 32.
Attenzione: se il figlio ha lavorato anche solo per un mese nel corso del 2025, perdendo lo status di inoccupato, il genitore perde il diritto alla detrazione. In quel caso, il figlio potrebbe dedurre la spesa dal proprio (piccolo) reddito, ma il risparmio sarebbe quasi certamente inferiore.
Rateizzazione o soluzione unica, quale conviene fiscalmente
Uno degli errori più comuni è versare l’intero importo del riscatto in un’unica soluzione senza valutare la propria capienza fiscale.
L’incapienza si verifica quando le tasse dovute allo Stato sono inferiori al bonus fiscale spettante. Se, ad esempio, si versano 30.000 euro in un anno e si dovrebbe recuperarne il 35% (10.500 euro): se le tasse totali annue sono solo 8.000 euro, i restanti 2.500 euro andrebbero irrimediabilmente persi.
La strategia delle 120 rate
L’Inps permette di rateizzare il riscatto fino a 10 anni (120 rate mensili) senza interessi. Ai fini del Modello 730/2026, questa è spesso la scelta ottimale perché:
- permette di spalmare la deduzione su più anni, restando sempre capienti;
- consente di mantenere il beneficio fiscale anche in caso di variazioni di reddito;
- nel tempo, l’inflazione rende le rate finali meno pesanti in termini di potere d’acquisto.
Come funziona il riscatto agevolato
Il riscatto agevolato ha rivoluzionato l’approccio alla previdenza per i giovani professionisti. Con un costo fisso di circa 517 euro al mese (dato stimato sul minimale 2025), permette di coprire anni che, con il calcolo ordinario, costerebbero il triplo per chi ha stipendi medio-alti.
Tuttavia, c’è un risvolto della medaglia: il riscatto agevolato obbliga al calcolo della pensione con il sistema contributivo puro. Chi ha periodi ante-1996 e opta per il riscatto agevolato potrebbe perdere i vantaggi del sistema retributivo o misto.
Nel Modello 730/2026, il trattamento fiscale non cambia: anche il riscatto agevolato è interamente deducibile (E21) o detraibile (E8-E10) se per inoccupati.
Come gestire operativamente la pratica nel 730
Per non commettere errori nella compilazione, è necessario seguire un protocollo rigoroso di raccolta documentale. I documenti da conservare sono i seguenti:
- attestazione fiscale Inps, messa a disposizione ogni anno a marzo/aprile sul portale dell’istituto. È il documento principe che certifica quanto versato nell’anno solare precedente;
- ricevute di versamento, come i bollettini PagoPA o le contabili di addebito diretto sul conto corrente;
- lettera di accoglimento, che è la comunicazione ufficiale dell’Inps che riepiloga il piano di ammortamento e gli anni riscattati.
Il principio di cassa
È fondamentale ribadire che per il Modello 730/2026 contano i pagamenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025. Se una rata scade il 31 dicembre 2025 ma viene pagata il 2 gennaio 2026, quella spesa scivolerà nella dichiarazione dell’anno successivo (730/2027).
Il riscatto per i liberi professionisti
I professionisti iscritti alle casse di previdenza private (Cassa Forense, Inarcassa, Enpam, ecc.) seguono regole simili ma con alcune sfumature. Spesso la deduzione avviene direttamente nel Quadro RP del Modello Redditi, ma la sostanza non cambia: i contributi per il riscatto laurea sono deducibili dal reddito professionale, abbattendo non solo l’IRPEF ma, in alcuni casi, anche il calcolo dei contributi soggettivi per l’anno successivo.
Sintesi dei vantaggi e tabella riepilogativa
| Caratteristica | Riscatto lavoratore | Riscatto figlio inoccupato |
| Tipo di bonus | Deduzione (abbatte il reddito) | Detrazione (abbatte l’imposta) |
| Risparmio fiscale | Dal 23% al 43% del versato | 19% fisso del versato |
| Limite di spesa | Nessuno (limite del reddito) | Nessuno (limite dell’imposta) |
| Rigo 730/2026 | Quadro E, Rigo E21 | Quadro E, Righi E8-E10 (Cod. 32) |
| Documento chiave | Certificazione fiscale Inps | Certificazione fiscale Inps |