Circa 350 giovani che hanno chiesto il contributo da 500 euro al mese per l’autoimpiego hanno presentato un esposto alle autorità europee e all’Anac contro i rigetti delle loro domande. Dopo che la vicenda è arrivata sui giornali, l’Inps è intervenuto con un comunicato stampa il 20 ottobre 2026. Nella nota l’Istituto esclude che le domande siano decise da algoritmi e indica nel Ministero del Lavoro l’unico soggetto che può certificare lo stato di disoccupazione. Proprio su questo requisito, infatti, si sono bloccate molte pratiche, comprese quelle di chi, al momento di aprire l’attività, percepiva la Naspi.
Il contributo è previsto dall’articolo 21, comma 3, del decreto Coesione e vale 500 euro mensili per un massimo di 3 anni, al massimo fino al 31 dicembre 2028. Spetta a chi aveva meno di 35 anni ed era disoccupato quando ha avviato un’impresa o aperto la partita Iva tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, nei settori delle nuove tecnologie e della transizione digitale ed ecologica. L’Inps ha chiuso l’istruttoria a giugno, aprendo la fase dei riesami per le domande respinte.
Indice
Cosa contestano i richiedenti
Come riportato da Fanpage, l’esposto è stato inviato all’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode), alla Procura europea e all’Autorità nazionale anticorruzione da circa 350 richiedenti e da un comitato civico. Le contestazioni principali riguardano:
- rigetti che sarebbero stati decisi da procedure automatizzate senza un adeguato controllo umano, in contrasto con l’articolo 22 del Gdpr;
- lo stato di disoccupazione, la cui verifica sarebbe all’origine di oltre 3.000 delle circa 5.000 richieste di riesame;
- pratiche ferme da mesi;
- difficoltà nell’accesso agli atti che motivano i rigetti.
Il coinvolgimento delle autorità europee si spiega con il finanziamento. La misura rientra infatti nel Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, cofinanziato dal Fondo sociale europeo Plus.
I chiarimenti dell’Inps sulle verifiche
La nota non cita l’esposto ma solo gli articoli usciti in questi giorni. Sul punto delle decisioni automatizzate spiega che:
L’istruttoria automatizzata non è basata su algoritmi decisionali ma sulla consultazione e sul riscontro delle informazioni certificate presenti nelle banche dati disponibili.
L’Istituto controlla nei propri archivi i dati dell’impresa o la data di apertura della partita Iva per i liberi professionisti, l’appartenenza dell’attività alle categorie ammesse e i dati anagrafici del richiedente. Su queste voci i funzionari stanno riesaminando le pratiche caso per caso.
Chi certifica lo stato di disoccupazione
Come previsto dalla circolare 148 del 28 novembre 2025, lo stato di disoccupazione viene attestato con una dichiarazione sostitutiva al momento della domanda. L’Inps verifica che sia presente consultando la banca dati del Ministero del Lavoro, che definisce
unico soggetto competente a certificare lo stato di disoccupazione.
Se nel sistema non risulta la posizione, la domanda viene respinta anche quando il richiedente ha documenti che dicono il contrario. Le posizioni corredate da documentazione idonea, precisa l’Inps, sono state sottoposte alla valutazione del Ministero.
Perché ci sono ritardi
L’Istituto ha riconosciuto un rallentamento nella conclusione delle pratiche, soprattutto nei casi in cui è servita la valutazione di un’altra amministrazione.
Il pagamento, comunque, parte quando arrivano le informazioni mancanti e vengono confermati tutti i requisiti, compreso il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva.
Il nodo della Naspi
L’articolo 21, comma 1, del Dlgs 150/2015 stabilisce che la domanda di Naspi presentata all’Inps, che viene trasmessa ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, equivale alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did), il passaggio da cui dipende lo stato di disoccupazione.
Sulla carta, quindi, chi ha chiesto la Naspi dovrebbe risultare disoccupato. Quando non succede, il problema riguarda i dati presenti nel sistema. Su questi casi si concentrano i riesami trasmessi al Ministero.
Cosa fare se la domanda è ancora bloccata
Se si è tra i richiedenti del bonus da 500 euro al mese del decreto Coesione, i passaggi da seguire sono:
- verificare nel servizio Incentivo decreto Coesione del portale Inps, con identità digitale, il motivo del rigetto;
- se il rigetto riguarda la disoccupazione, controllare che nel sistema risultino la Did e lo stato di disoccupazione alla data di avvio e, se mancano, chiederne l’aggiornamento, dato che in riesame l’Inps si basa su queste risultanze;
- allegare al riesame tutta la documentazione che prova il requisito, come la domanda di Naspi e il relativo provvedimento;
- verificare di essere in regola con i versamenti contributivi, perché senza Durc regolare il pagamento non parte.