La proroga del taglio delle accise relative ai carburanti è ancora in bilico. A dieci giorni dalla scadenza del provvedimento introdotto per impedire l’impennata fuori controllo dei prezzi di benzina e diesel, Giorgia Meloni sottolinea che le mosse del governo dovranno attendere l’esito dei negoziati tra Iran e Stati Uniti per una tregua effettiva.
Tregua che però si profila assai improbabile, al netto delle tregue posticce che verranno rinnovate, visto che i propositi strategici delle parti avverse restano diametralmente opposti. I colloqui previsti in Pakistan mercoledì 22 aprile, alla scadenza prevista del cessate il fuoco, partono coi peggiori presupposti: da una parte Donald Trump all’ennesimo rivolgimento militare, dall’altra Teheran pronta a resistere a oltranza. Con l’Italia geoeconomicamente in mezzo.
Cosa ha detto Giorgia Meloni sui negoziati Iran-Usa e sulle accise
“Ci sono degli importantissimi negoziati in corso che sosteniamo, sia quelli che riguardano il round di colloqui di Islamabad sia quello che riguarda, altro tema per noi molto importante, il negoziato diretto tra Israele e Libano“, ha dichiarato la presidente del Consiglio a margine della sua visita al Salone del Mobile di Milano.
Le valutazioni dell’esecutivo saranno compiute “sulla base di quello che uscirà da questi negoziati, per vedere quali sono le priorità che ci dobbiamo dare“, ha aggiunto la premier.
Fino a quando dura e quanto costa il taglio delle accise
Il carattere del taglio delle accise sui carburanti è di per sé sempre temporaneo. A marzo il governo Meloni aveva introdotto la misura valida fino al 7 aprile, prorogandola a fine mese fino al 1° maggio. Al costo pubblico di oltre mezzo miliardo di euro, racimolando tagliando altre voci di spesa statale.
La misura urgente aveva e ha l’obiettivo di contenere almeno nell’immediato gli effetti dei rincari di benzina e gasolio alla pompa. Cosa che però non ha impedito ai listini di salire e restare abbondantemente sopra i 2 euro al litro. Inoltre i danni ingenti alle infrastrutture petrolifere del Golfo Persico e il blocco effettivo dello Stretto di Hormuz provocheranno un’ulteriore crisi dei prezzi che vedremo sul medio-lungo periodo, da maggio in poi.
Quanto pesano accise e Iva sul prezzo della benzina
In Italia la sola componente fiscale rappresenta circa il 55-60% del prezzo della benzina. Le due principali voci sono le accise e l’Iva. Le prime sono imposte fisse per litro di carburante, indipendenti dal prezzo del petrolio.
Si tratta di gabelle introdotte nel tempo per finanziare emergenze e spese pubbliche, molte delle quali sono rimaste in vigore anche dopo la fine delle crisi originarie. A tutto questo si aggiunge l’Iva al 22%, che si applica non solo sulla componente industriale, ma anche sulle stesse accise.
Questo meccanismo, spesso definito a livello mediatico “tassa sulla tassa”, amplifica l’effetto degli aumenti del prezzo industriale. Il risultato è che oltre metà del prezzo di benzina e diesel praticato alla pompa non dipende direttamente dal mercato energetico, ma dal sistema fiscale.