Pil Italia, Istat: crescita debole ma evitata recessione

L'Istituto di statistica conferma un +0,2% nel 4° trimestre ed un +0,7% nel 2023. Pesano tassi di interesse e tensioni internazionali

Pubblicato: 30 Gennaio 2024 16:05

QuiFinanza

Redazione

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Nel quarto trimestre 2023 l’economia italiana è cresciuta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al quarto trimestre 2022. Un risultato che fa seguito al lieve aumento registrato nel terzo trimestre (+0,1%), e determina una crescita dello 0,7% nel 2023 in termini di valori reali corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati (nel 2023 vi sono state due giornate lavorative in meno del 2022). Questa la stima preliminare dell’Istat per il quarto trimestre 2023.

Numeri che – sottolinea l’Istat – riflettono una flessione del comparto primario e un aumento sia del settore industriale sia dei servizi. Nel dettaglio la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia nell’industria sia nei servizi. Dal lato della domanda, l’Istat stima un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Per il 2024 crescita tutta da costruire

“La moderata crescita registrata nell’ultimo quarto del 2023, leggermente sotto le nostre attese, – commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio – è un segnale di come la nostra economia stia tornando sul sentiero di bassa crescita caratteristico dei due decenni prima della pandemia. Le spinte eccezionali degli ultimi anni si sono esaurite, come conferma anche l’eredità sostanzialmente nulla lasciata al 2024. In sostanza, la crescita dell’anno in corso è tutta da costruire. Non si può prescindere, dunque, dal contributo potenzialmente decisivo del PNRR. In un contesto in cui la domanda interna evidenzia molteplici elementi di fragilità e la domanda estera sconta la debolezza di molti paesi rimane molto difficile ipotizzare dinamiche in grado di generare uno sviluppo superiore all’1,0% nel 2024. È giusto ricordare che la performance dell’Italia nell’ultimo quarto dello scorso anno e nella media del 2023 è stata, comunque, superiore alla media dell’euroarea e dell’Unione europea”.

Pesano tassi di interesse e tensioni internazionali

“Crescita debole, ma niente recessione. Come largamente previsto, il 2023 – evidenzia Confesercenti – si chiude con una variazione del PIL positiva, ma inferiore, seppure di poco, alla previsione della Nadef, e in decisa frenata rispetto al 2022 e al 2021. A pesare sul quadro economico, oltre alla fine del rimbalzo post pandemico, un contesto internazionale segnato da tensioni e incertezze e un rialzo dei tassi di interesse di straordinaria entità, che solo da poco si è fermato ma non ha ancora invertito la rotta, influenzando pesantemente i comportamenti dei vari attori economici. Nonostante la frenata e il contesto mondiale particolarmente difficile, il risultato dell’ultimo trimestre fornisce però alcuni segnali incoraggianti sulla capacità di tenuta dell’economia italiana, che evita lo scivolamento tecnico in recessione e ci fa chiudere il 2023 con un lieve miglioramento sul trimestre estivo (+0,1% di crescita del Pil) e con un deciso passo avanti rispetto all’ultimo trimestre del 2022, in cui si era registrata una contrazione del -0,2%”.

Da consumi delle famiglie supporto alla crescita

Ad aiutare la tenuta, i consumi delle famiglie. Secondo le valutazioni elaborate da Confesercenti e CER, nel 2023 i consumi delle famiglie avrebbero fornito un apporto alla crescita del Pil pari allo 0,7%, spiegando quasi per intero la variazione positiva. Ed il ruolo di traino è andato, in particolare, al turismo e ad una sostanziale stabilità dei redditi, a sua volta riconducibile a una forte crescita degli occupati (+520mila unità a novembre).

Confermare sostegni ai redditi e accelerare messa a terra del Pnrr

La coperta, però, è corta. “Con i prezzi comunque alti nel corso dell’anno, le famiglie – rileva Confesercenti – hanno dovuto ridurre la quota di reddito destinata al risparmio – la cui propensione è scesa al 6,2%, uno dei livelli più bassi da oltre 30 anni – per conservare un adeguato livello di consumi: una strategia che non può durare a tempo indefinito. Le prospettive di sviluppo per il nuovo anno dipenderanno, dunque, da un lato dalle scelte di politica monetaria delle banche centrali, ma dall’altro anche dalla capacità di consolidare gli interventi già varati dal Governo sul fronte del sostegno ai redditi – in primo luogo il taglio del cuneo fiscale, da confermare anche per il 2025 – e dall’accelerazione della messa a terra degli interventi del PNRR”.

Dati negativi, specie in prospettiva

“Dati negativi, specie, in prospettiva, per il 2024. Quello che preoccupa, infatti, – sottolinea Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – non è il fatto che la crescita del Pil nel 2023 è minore della previsione del Governo, +0,7% contro +0,8%. Uno 0,1 in più non ci avrebbe certo salvati. Allarma, invece, che la crescita acquisita per il 2024 sia pari solo allo 0,1%. Un punto di partenza che certo non è entusiasmante. Le scuse della scoppio della guerra tra Israele e Hamas o del canale di Suez non reggono, atteso che non hanno ancora prodotto effetti importanti e significativi sulla nostra economia, men che meno nel corso del 2023″.

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