Stop al taglio delle accise, i prezzi dei carburanti aumentano: nuovo bonus dal Governo

Finisce il taglio delle accise, dal 7 giugno benzina e diesel più cari. Previsto un voucher da 100 euro per famiglie con Isee basso

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Dopo mesi di proroghe e oltre due miliardi di euro spesi, il capitolo del taglio delle accise sui carburanti volge al termine. L’ultima misura in vigore scade sabato 6 giugno 2026, e questa volta la proroga non è più sul tavolo. Il governo Meloni ha scelto di cambiare approccio: stop agli sconti alla pompa, e via ad aiuti più mirati, che guarda alle famiglie con redditi bassi.

Cosa cambia dal 7 giugno

Scadrà domani il taglio delle accise sui carburanti, e in assenza di interventi da parte del governo i prezzi di benzina e gasolio torneranno a salire sulla rete, con la verde che raggiungerà in media 1,98 euro al litro (2,02 euro in autostrada), mentre il diesel si attesterà a 2,10 euro (2,19 euro in autostrada). Lo ricorda il Codacons, che calcola l’impatto sulle tasche degli automobilisti italiani:

il mancato rinnovo dello sconto sulle accise porterà la benzina a costare 6,1 centesimi in più, mentre il gasolio costerà 12,2 centesimi in più: ciò equivale ad una maggiore spesa da +3 euro per un pieno di verde, +6,1 euro per un pieno di gasolio. Un incremento dei listini alla pompa che si verificherebbe proprio nel periodo in cui aumentano gli spostamenti in auto degli italiani, e che avrebbe effetti dirompenti sia sull’inflazione, già salita nell’ultimo mese al +3,2%, sia sui consumi delle famiglie.

L’ultimo intervento, approvato il 22 maggio, aveva impattato di 10 centesimi in meno per il gasolio e 5 per la benzina, portando entrambi i prezzi intorno alla soglia dei 2 euro al litro.

Perché si cambia rotta

La ragione è finanziaria e politica. Da un lato, il costo di mantenere il taglio delle accise fino a fine anno viene stimato in 7 miliardi di euro, una cifra insostenibile per i conti pubblici già sotto pressione. Dall’altro, sia l’Unione europea che il Fondo monetario internazionale hanno più volte criticato gli aiuti indiscriminati sui carburanti, definendoli costosi, poco efficienti e in contrasto con gli obiettivi di transizione energetica.

Il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis ha affermato che la nuova flessibilità di bilancio concessa agli Stati membri:

non copre le misure che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come le riduzioni mirate delle accise.

Quei fondi sono riservati a rinnovabili, reti elettriche, sistemi di accumulo, veicoli elettrici e pannelli fotovoltaici.

In arrivo aiuti da 100 euro per le famiglie

Per compensare l’aumento dei prezzi alla pompa, il Governo ha pensato all’introduzione di un bonus carburante da 100 euro, erogato tramite la Carta dedicata a te, riservato ai nuclei familiari con un Isee non superiore a 15.000 euro. La platea potenziale è stimata in circa 1,2 milioni di famiglie.

Il costo dell’operazione sarebbe di circa 120 milioni di euro, una cifra nettamente inferiore rispetto ai miliardi spesi finora con il taglio generalizzato. La copertura potrebbe arrivare dall’aumento del gettito Iva generato dal rialzo dei prezzi alla pompa. In questo modo, parte dell’extragettito fiscale verrebbe destinata al sostegno delle famiglie più fragili.

C’è però un ostacolo non trascurabile. Per il 2026 manca ancora il decreto ministeriale che definisce i requisiti e le modalità di assegnazione della Carta dedicata a te. Senza quel provvedimento, il bonus non potrà essere erogato.

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