Il mondo è ormai sull’orlo del baratro. Sono le conclusioni del report dell’Oms che si intitola proprio “Un mondo sull’orlo del baratro”. Dietro questa immagine forte vi è la frattura della fiducia pubblica e la rottura dell’azione collettiva per affrontare le disuguaglianze, fattori che lasceranno i Paesi di tutto il mondo più esposti ai gravi e inevitabili impatti sanitari, sociali ed economici osservati durante l’ultima pandemia.
Ma perché tanto pessimismo? Il rapporto fotografa alcune situazioni allarmanti, come il fatto che la preparazione globale non riesce a tenere il passo con il rischio di una nuova pandemia e che l’attenzione politica è rivolta altrove e non pensa alla salute collettiva.
Indice
Il COVID-19 non è stato un evento isolato: il rischio pandemia
L’Organizzazione Mondiale della Sanità apre il report ricordando come il COVID-19 non sia stato un evento isolato, ma il risultato di tendenze globali convergenti che aumentano il rischio di pandemie.
Tra queste cita il cambiamento climatico, l’aumento della mobilità e i conflitti armati.
Non siamo totalmente sprovveduti, possediamo le tecnologie per rispondere a una pandemia o per diagnosticare in tempo altre emergenze sanitarie, ma, scrivono:
Il loro enorme potenziale di trasformazione rischia di essere compromesso dalla disinformazione […] parallelamente, la crescente frammentazione geopolitica, il nazionalismo e l’interesse commerciale stanno indebolendo l’azione collettiva.
Sono questi elementi che insieme hanno indebolito la fiducia verso organizzazioni internazionali come l’Oms o, più in generale, verso gli approcci alla medicina e alle terapie, comprese quelle vaccinali.
Ed è questa mancanza di fiducia che potrebbe essere alla base di una nuova epidemia.
Il mondo non è al sicuro
Di fronte alle emergenze sanitarie, il mondo non è al sicuro. Dal report emerge che:
- le epidemie di malattie infettive stanno diventando più frequenti e più gravi in termini di numero di casi e decessi a causa del mutamento del panorama dei rischi (pratiche agricole, pratiche di allevamento, cambiamenti climatici e urbanizzazione);
- gli impatti economici a breve e lungo termine delle emergenze sanitarie sono in aumento e stanno determinando importanti cambiamenti strutturali nelle economie;
- la tempestività e l’accesso alle contromisure mediche sono diminuite;
- sono diminuiti gli investimenti nella preparazione alle emergenze;
- molte società sono uscite da gravi emergenze sanitarie più povere, più disuguali e più divise.
Tutti questi elementi suggeriscono che “gli sforzi di preparazione vengono superati da fattori di stress nuovi e più complessi”. Le conseguenze potrebbero essere emergenze sanitarie più frequenti, dirompenti e difficili da gestire in un mondo più vulnerabile, più incerto e caratterizzato da una fiducia in calo, oltre che da crescenti disuguaglianze.
10 anni di emergenze sanitarie
Se pensiamo all’ultimo decennio ci viene in mente un’unica grande emergenza sanitaria, quella della pandemia di COVID-19. Eppure, se si iniziano a citare gli altri casi verificatisi, tornano alla mente le preoccupazioni per l’Ebola, il virus Zika e molte altre.
Ci sono state sei emergenze di sanità pubblica di rilevanza internazionale dal 2014 al 2025, ovvero:
- l’epidemia di Ebola in Africa occidentale, dove a causa dei sistemi sanitari deboli e del ritardo dell’intervento internazionale sono morte 11.000 persone (dall’8 agosto 2014 al 29 marzo 2016);
- l’epidemia del virus Zika, che ha causato migliaia di bambini nati con disabilità come microcefalia, anomalie cerebrali e oculari e ritardi nello sviluppo (dal 1° febbraio al 18 novembre 2016);
- l’epidemia di Ebola che ha causato 2.300 decessi (dal 17 luglio 2019 al 16 giugno 2020);
- la pandemia di COVID-19 (dal 30 gennaio 2020 al 5 maggio 2023);
- il vaiolo delle scimmie in più Paesi (dal 23 luglio 2022 all’11 maggio 2023);
- il vaiolo delle scimmie (dal 14 agosto 2024 al 5 settembre 2025).
Gli effetti delle epidemie
L’impatto delle emergenze sanitarie può essere molto ampio e di difficile analisi. Per questo l’Oms lo ha suddiviso in salute ed economia, società e politica. Dal punto di vista sanitario oggi il mondo è più preparato rispetto al passato ad affrontare le emergenze sanitarie, ma i miglioramenti sono comunque limitati.
L’impatto economico invece è in peggioramento e segue l’andamento dell’aggravarsi degli eventi epidemici, che si fanno più gravi e duraturi nel tempo. Non si parla tanto di shock economico, perché i Paesi hanno il potenziale per riprendersi velocemente; no, il dato più preoccupante sono i cambiamenti strutturali a lungo termine, come le modifiche ai modelli commerciali, i deficit fiscali e l’ampliamento delle disuguaglianze.
Dal punto di vista sociale, per esempio, in Italia si sta ancora pagando la diminuzione dei posti di lavoro dovuta al COVID-19, che ha avuto un impatto maggiore su giovani e occupazione femminile.
Infine, la pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto grave anche sulla libertà di stampa, riducendola a livello globale. Sono tutti elementi che raccontano delle carenze strutturali che non sono state sanate neanche a seguito dell’evento pandemico più grave che abbiamo conosciuto nella storia recente, ovvero la pandemia di COVID-19.
Quello che preoccupa l’Oms, che lancia l’allarme, è come le emergenze sanitarie possano erodere il lavoro fatto finora e le democrazie stesse, perché queste hanno conseguenze dirette sulla preparazione alla prossima pandemia, tra fiducia istituzionale indebolita, riduzione dello spazio per la società civile e contrazione degli investimenti per una preparazione più efficace.