Creme solari e prevenzione del melanoma: così cresce un mercato da 600 milioni di euro

Nonostante le recenti polemiche sull'utilità dei filtri solari, i consumi degli italiani sembrano seguire i consigli dei medici

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Nei cinquanta passaggi che costituiscono la skin care mattutina di tantissimi italiani, uno è ormai costituito dalla stesura della crema solare. E per fortuna, vien da dire. Un lavoro sulle abitudini e sulle tendenze passate che premia decisamente la salute. Eppure ogni tanto emergono dichiarazioni controverse, come quelle della dottoressa Debora Rasio, relative a un presunto ruolo secondario dei raggi UV nella genesi del melanoma. La reazione della sanitaria non si è fatta attendere.

Dermatologi e medici in generale hanno ribadito con fermezza che negare il nesso causale tra radiazione ultravioletta e tumori della pelle sia un messaggio altamente pericoloso per la salute pubblica. Lungi dall’essere un’operazione estetica volta a conservare coloriti vampireschi e nobiliari, l’uso corretto e costante di filtri solari è il pilastro fondamentale e scientificamente validato per la riduzione del rischio di tumori della pelle.

Perché la crema solare va usata tutto l’anno e non solo d’estate

Estendere l’uso della protezione solare a tutti i dodici mesi dell’anno non è un vezzo cosmetico. È una buona pratica che si fonda sulla distinzione tra due componenti della radiazione ultravioletta:

Nonostante i secondi siano percepiti di meno a livello epidermico, sono in grado di penetrare in profondità esattamente come i primi, causando danni strutturali al Dna cellulare, stress ossidativo e altre alterazioni del microambiente cutaneo. Una goccia cinese che modifica i meccanismi di riparazione genetica delle cellule della pelle. Per questo serve un’applicazione quotidiana e costante sulle aree più esposte, viso, collo e mani, anche quando il cielo è grigio. Anche perché, se c’è luce, c’è irradiazione solare. E i raggi UV non hanno di certo paura di attraversare le nuvole o i vetri delle finestre di casa.

Perché molti italiani ancora evitano le creme solari

Secondo i dati raccolti da YouGov tra il 2019 e il 2024, circa il 31% degli italiani non utilizza mai prodotti solari o lo va in via del tutto occasionale. Tra i consumatori, il 74% della popolazione limita l’applicazione alla stagione estiva e primaverile, il 24% la estende a tutto l’anno.

Dai questionari di tendenze di consumo e da indagini di ambito sanitario, sono molti i motivi che concorrono a bloccare le intenzioni di uso del 31% della popolazione:

Il trend di consumo degli ultimi 10 anni

Nonostante alcune resistenze culturali, i dati di consumo ci dicono che gli italiani non pensano più la crema solare come un prodotto da spiaggia.

I dati elaborati dal Centro Studi di Cosmetica evidenziano un incremento del valore del mercato dei solari in Italia pari a circa il 50% nell’arco dell’ultimo decennio, in cui l’inflazione ha giocato un ruolo più stretto di quel che si potrebbe immaginare.

Periodo Valore di mercato Caratteristiche di consumo
2015 tra i 395 e i 410 milioni di euro Mercato stagionale
2019 circa 480 milioni di euro Solari dermocosmetici e anti-invecchiamento
2023/24 circa 588 milioni di euro Solo 200 milioni di euro dal canale Farmacia
2025/2026 circa 600 milioni di euro Consolidamento dell’applicazione giornaliera

Questo incremento di valore è stato sostenuto da tre trend di consumo:

  1. i solari ad alta protezione sono cresciuti del 50% rispetto a dieci anni fa, rappresentando oggi oltre l’80% del totale delle vendite;
  2. gli stick solari per aree specifiche hanno mostrato tassi di crescita annuale del 12,6%, per la maggiore praticità con cui possono essere riapplicati fuori casa;
  3. anche se il canale Farmacia assorbe più del 35% delle vendite, è in crescita la vendita online a ritmi di 10% annui.

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