Ritorno del Reddito di Cittadinanza, come funziona la versione 2.0 per 580mila occupabili

Il Movimento 5 Stelle riapre la partita sul sussidio universale: 6.500 euro di base, obbligo di lavori utili e incentivi a chi assume

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Il Reddito di Cittadinanza potrebbe tornare. Tutto dipende da come andranno le elezioni del 2027, ma intanto il Movimento 5 Stelle ha posto le basi per una versione 2.0 della misura. Si tratta di uno dei pilastri del programma elettorale presentato da Giuseppe Conte alla kermesse Nova di Milano.

Si punta sul ripristino della misura universale di contrasto alla povertà, soprattutto alla luce dei possibili impatti che l’intelligenza artificiale avrà sul mercato del lavoro. Gli occupabili, circa 580.000 individui, potrebbero ottenere lo stesso trattamento economico previsto dall’attuale Assegno di Inclusione, ma con l’obbligo di seguire due percorsi: i Progetti Utili alla Comunità (PUC) gestiti dai Comuni e il Patto per il Lavoro e la Formazione.

Cos’è il Reddito di Cittadinanza 2.0

È stato ribattezzato Reddito di Cittadinanza 2.0, ma nella sostanza non differisce molto dalla misura già nota. Il sostegno al reddito e all’occupazione torna al centro del programma elettorale del Movimento 5 Stelle: se ne è discusso alla kermesse Nova a Milano il 19 e 20 settembre, nell’ambito di una proposta politica che vede proprio nel welfare uno dei suoi assi portanti.

Il Movimento 5 Stelle intende puntare sul ripristino del sussidio per contrastare, come sottolinea Il Sole 24 Ore, che ha diffuso un’anteprima della proposta, gli effetti dell’automazione e dell’IA sull’occupazione.

RdC 2.0, cosa cambia: reddito e occupabili

La proposta prevede una soglia di reddito Isee di base pari a 6.500 euro annui, a cui aggiungere fino a un massimo di 3.640 euro per l’affitto o il mutuo. Nella platea rientrano nuovamente gli “occupabili”, oggi esclusi dall’Assegno di Inclusione. Si tratta di circa 580.000 persone che, per ricevere il sostegno economico, dovranno sottostare a due vincoli:

Il beneficiario occupabile firmerà un patto con un’azienda: se l’impresa deciderà di assumerlo a tempo indeterminato dopo il periodo di prova, otterrà 12 mensilità di Reddito sotto forma di sgravio contributivo.

Pasquale Tridico, europarlamentare M5S ed ex presidente dell’INPS, ha spiegato che la novità

è pensata affinché le aziende siano incentivate ad assumere i percettori del sussidio al termine della fase di prova.

Gli occupabili dovranno inoltre inserire il proprio profilo professionale sulla piattaforma del programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori).

Presa in carico e politiche attive

Non tutte le persone che richiedono il Reddito di Cittadinanza sono considerate occupabili, ma all’interno dello stesso nucleo familiare possono esserci membri abili al lavoro. Come in passato, rimarrebbe l’obbligo di presa in carico dei beneficiari da parte di Comuni, Centri per l’Impiego o agenzie private.

Per migliorare il raccordo tra sussidio e reinserimento lavorativo, la proposta prevede la realizzazione del piano di potenziamento dei Centri per l’Impiego, già tratteggiato nel 2019 ma mai completato dalle Regioni.

Si punta infine a rafforzare la piattaforma SIISL, integrando i dati di Comuni, Centri per l’Impiego, agenzie del lavoro, imprese e percettori di altre prestazioni a sostegno del reddito, come NASpI e CIG.

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