Dopo un 2025 da record per temperature e verde andato in fumo, l’estate 2026 rischia di essere ancora più calda. Il servizio Copernicus Climate Change Service (C3s) dell’Unione Europea ha già registrato il secondo marzo più caldo di sempre, ora con i numeri a disposizione è possibile provare a immaginare la prossima estate.
Gli esperti, come quelli dell’Ecmwf, hanno annunciato un surplus termico tra i +1,0 °C e i +2,5 °C su scala nazionale. I mesi più caldi potrebbero essere luglio e agosto ed è proprio l’Italia, insieme a Spagna e Francia, il Paese più esposto all’aumento delle temperature. C’è la possibilità, proseguono gli esperti, di raggiungere senza troppi problemi la soglia dei 40 °C e superarla.
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Inizio anno anomalo
Fa strano utilizzare il termine “anomalo” per quella che ormai è una condizione sistemica. Le temperature si stanno alzando costantemente e non è un fenomeno dovuto solo al cambio della stagione: si tratta di un valore annuale. Dopo un febbraio molto piovoso, in Europa si è registrato il secondo marzo più caldo di sempre.
Allo stesso tempo, marzo 2026 è il quarto mese più caldo mai registrato a livello globale, con temperature dell’aria superficiale che hanno raggiunto 1,48 °C al di sopra dei livelli preindustriali. È stato anche il mese nel quale si è registrata la seconda temperatura superficiale del mare più calda di sempre a livello globale.
Europa più calda: le zone con le medie più alte
Per quanto riguarda il mese di marzo 2026, che apre alla transizione delle stagioni verso quella più calda, è stata registrata una temperatura di 2,27 °C in più rispetto alla media di marzo del periodo 1991-2020. Un dato positivo c’è: non supera il record dell’anno precedente, ovvero di marzo 2025.
Un altro fattore determinante è la temperatura superiore alla media in quasi tutta Europa, con condizioni di siccità superiori alla norma in Turchia, Europa meridionale e gran parte dell’Islanda.
Molto piovoso, invece, il nord del Regno Unito, la Scandinavia e le regioni del Mediterraneo e del Caucaso. Queste piogge, conseguenti all’innalzamento delle temperature, hanno causato il passaggio di tempeste anche molto violente, che hanno provocato allagamenti in diverse nazioni.
Come sarà l’estate 2026?
È a partire da questi dati che gli esperti hanno potuto iniziare a elaborare le proiezioni per la seconda metà dell’anno. L’estate 2026, in particolare, rischia di essere una delle più calde mai registrate, anche per colpa del passaggio di El Niño. Si tratta di un fenomeno che tende ad aumentare la temperatura media globale anche di 0,1-0,2 °C. Questo, insieme al resto dei fenomeni, potrebbe far registrare una delle estati peggiori di sempre.
Gli effetti sul clima sono importanti, perché il surplus di calore altera la distribuzione delle piogge. Dopo il caldo e i lunghi periodi di siccità, si attendono precipitazioni intense e persistenti che il terreno potrebbe non riuscire ad assorbire.
Cresce così il rischio di alluvioni, frane e dissesti idrogeologici. Non va dimenticata la qualità dell’aria: questa, senza la giusta ventilazione, sarà non solo più pesante da respirare, ma anche capace di trattenere maggiormente le polveri inquinanti.
Gli effetti dell’aumento delle temperature
Il problema non è soltanto l’aumento delle temperature diurne. Ci sono tutta una serie di problemi che si sommano, rendendo le estati e, sempre più spesso anche primavera e autunno, difficili da vivere. Gli effetti principali sono i giorni oltre i 35-40 °C. Le chiamiamo “ondate di calore” e non si placano neanche durante la notte. Per questo si parla di notti tropicali, con minime sopra i 20 °C in moltissime città.
Milano, Torino, Bologna e Roma sono quelle che soffrono di più, anche a causa dell’eccesso di cemento e della mancanza di aree verdi capaci di rinfrescare giornate e notti. Lo scorso anno sono state registrate minime anche sopra i 25 °C per l’intera giornata, persino in piena notte.
Tra le altre conseguenze non si possono non citare la siccità, le piogge concentrate e violente, i problemi di salute come l’aumento della mortalità e i colpi di calore, e le coltivazioni sotto stress con piante che producono sempre meno.