Diverse regioni del Nord, quelle del bacino del fiume Po, sono in difficoltà a causa della mancanza di acqua. Alcuni comuni in Lombardia, Veneto e Marche hanno dovuto richiedere l’intervento delle autobotti per soddisfare la richiesta di acqua potabile, mentre l’agricoltura è a rischio in tutta la Pianura Padana.
Sono le conseguenze di una primavera molto secca, che non ha permesso ai bacini alpini di riempirsi a sufficienza. La crisi idrica sta mettendo in mostra le mancanze della rete e le inefficienze dei sistemi di irrigazione.
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La crisi idrica al Nord, Po in secca e grandi laghi vuoti
Tra marzo e maggio al Nord le precipitazioni sono state molto scarse. Meno del 50% della media storica secondo i dati aggregati dalla fondazione Cima. La situazione non è grave come quella del 2022, quando una crisi idrica ben peggiore aveva colpito l’intero Paese. Le conseguenze di questa siccità, però, si stanno facendo sentire in tutte le regioni settentrionali.
La secca del Po, il mare risale il Delta
L’Osservatorio dell’Autorità del Bacino del Po ha segnalato una serie di situazioni critiche lungo tutto il corso del fiume. Si tratta ancora di una severità “media”, causata dall’assenza di precipitazioni, che però colpisce la Pianura Padana in un momento in cui l’agricoltura sta chiedendo acqua per completare la maturazione dei raccolti.
A monte, in Piemonte, la situazione rimane critica soprattutto nella zona del Sesia, affluente del Po. A valle, invece, il Delta sta registrando continui picchi salini che si estendono anche al Po di Goro, una ramificazione meridionale del fiume poco prima dell’Adriatico.
La situazione nei grandi laghi
Dei quattro grandi laghi del Nord Italia, sono quelli più occidentali a preoccupare maggiormente. A oriente, infatti, il Lago d’Iseo e il Lago di Garda, pur trovandosi sotto la media storica, sono lontani dal minimo e in una situazione stabile. Il Lago di Como e soprattutto il Lago Maggiore, invece, sono in crisi:
- Lago Maggiore, altezza idrometrica -34,1 cm, minimo storico -40 cm;
- Lago di Como, altezza idrometrica -23 cm, minimo storico -38 cm.
Il Lago Maggiore in particolare è ormai al suo limite inferiore. Se non dovessero arrivare afflussi significativi nei prossimi giorni, l’ente regolatore dovrebbe ridurre la portata delle erogazioni, per evitare di compromettere l’ecosistema del lago.
Le regioni più colpite dalla crisi idrica
La combinazione di questi fattori ha messo in crisi i sistemi idrici di diverse regioni del Nord. L’estate è una stagione molto critica per la domanda d’acqua a causa delle coltivazioni della Pianura Padana, ma l’aggravarsi della crisi sta facendo emergere problemi anche nella distribuzione di acqua potabile.
Il Ticino in crisi in Lombardia, 17 comuni chiedono le autobotti
La Lombardia è la regione più colpita dalla siccità del Po. La crisi riguarda al momento soprattutto l’agricoltura, ma nell’area del Ticino si sta estendendo anche alla rete idrica per l’acqua potabile. Secondo l’Autorità del Bacino del Po infatti, circa 50 comuni della provincia di Pavia sarebbero in difficoltà. Di questi, 17 avrebbero richiesto l’intervento di autobotti per sopperire alla domanda di acqua potabile.
In tutta la regione il deficit di risorsa cumulata, un indicatore che calcola quanta acqua c’è a disposizione rispetto alla media storica, è al 43%. Significa che la Lombardia ha a disposizione poco più di metà delle risorse idriche su cui normalmente può contare a luglio.
Piemonte, la situazione della crisi idrica
Altra regione duramente colpita è il Piemonte. In queste zone il Po è in grande sofferenza e a metà luglio era soltanto a 7,5 centimetri sopra lo zero idrometrico. La situazione è leggermente migliorata, ma diversi comuni hanno già chiesto l’intervento delle autobotti. Le province più colpite sono quelle di:
- Alessandria;
- Cuneo;
- Novara;
- Vercelli.
Anche la Valle d’Aosta non può più aiutare la regione. La Compagnia valdostana delle acque ha infatti notificato all’Autorità di Bacino del Po che non può più accogliere le richieste di rilascio di acque dagli invasi alpini. I bacini sono ormai sotto il 40% della loro portata.
Forti le critiche all’agricoltura regionale. A luglio Confagricoltura Piemonte aveva chiesto di continuare a prelevare acqua dal Po anche oltre i limiti massimi consentiti, per evitare danni alle colture in un momento in cui necessitano di molta irrigazione per arrivare a maturazione. Hanno risposto una serie di associazioni ambientaliste, che hanno chiesto un cambiamento nel modo in cui si calcolano i prelievi massimi a livello regionale.
L’idea sarebbe quella di applicare una legge del 2022, il deflusso ecologico, che dovrebbe ridurre i prelievi massimi e spingere l’agricoltura a utilizzare l’acqua in maniera più efficiente. La norma è rimasta fino a oggi su carta.
Gli sprechi di acqua in Veneto
In Veneto la Regione ha riconosciuto la crisi idrica fin dall’inizio di luglio, con un’ordinanza del presidente Alberto Stefani che ha dichiarato l’emergenza regionale e ha istituito una task force per gestirla. La secca del Po, come detto, sta causando danni nel Delta, mentre diversi Comuni in provincia di Treviso, sia in pianura sia in alta montagna, necessitano dei rifornimenti delle autobotti.
La Cgia di Mestre ha pubblicato un rapporto sulla rete idrica regionale, con dure accuse alla sua gestione. Il 42% dell’acqua immessa si disperde a causa delle perdite, con un costo di 758 milioni di euro all’anno. L’associazione chiede un ampio intervento sulla rete, per modernizzarla e limitare gli sprechi, e accusa l’intera regione di continuare a trattare le risorse idriche “come se fossero infinite”. Nel rapporto, la Cgia scrive:
Ogni estate il rischio di razionare un diritto diventa realtà: la doccia che non funziona, il rubinetto a secco, il conto salato di anni di reti colabrodo e piani idrici mai realizzati.
Le Marche in crisi da mesi
Una delle poche regioni a non fare parte del Bacino del Po ma a presentare comunque forti criticità idriche sono le Marche. Si tratta di un problema di lungo corso: durante il 2026, le autobotti della società che gestisce la rete idrica, Marche multiservizi, hanno trasportato 10.240 metri cubi d’acqua ai comuni.
Si tratta di cifre doppie rispetto a quelle del 2025, a segnalare una grave carenza idrica. Le aree più colpite sono quelle interne e dei comuni appenninici. Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono però arrivati 192 milioni di euro per 20 interventi sulla rete, in modo da mitigare la crisi.