Piano Casa, sì in Commissione: arrivano gli aiuti agli affitti per gli studenti fuori sede

Dagli aiuti per gli universitari fuori sede al rafforzamento dell'edilizia convenzionata, il provvedimento prosegue il suo iter parlamentare con nuove misure per l'accesso alla casa

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Il Piano Casa 2026 compie un nuovo passo in avanti. La Commissione Ambiente della Camera ha concluso l’esame del decreto n. 66/2026, approvando una serie di modifiche che intervengono sugli affitti per gli studenti universitari fuori sede, sull’edilizia residenziale pubblica e sui progetti destinati ad aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili.

Tra le novità più rilevanti spicca il rifinanziamento del fondo per il sostegno agli affitti per studenti universitari. Ma il provvedimento contiene anche misure che puntano a rafforzare il ruolo dei Comuni e a favorire la realizzazione di alloggi a canone calmierato destinati a specifiche categorie di lavoratori. Il testo è ora atteso al passaggio finale in Aula, che dovrebbe licenziarlo senza ulteriori modifiche.

Cosa prevede il nuovo Piano Casa approvato in Commissione

Negli ultimi anni il forte aumento dei prezzi degli immobili e dei canoni di locazione ha reso sempre più difficile per centinaia di migliaia di cittadini trovare una casa a costi sostenibili. Soprattutto nelle città universitarie e nei grandi centri urbani a forte densità occupazionale. Le modifiche approvate in Commissione parlamentare intervengono su più fronti:

Si può ulteriormente sintetizzare lo scheletro del Piano Casa in un triangolo interconnesso: edilizia popolare, housing sociale e investimenti privati. Ne consegue che la prima mossa sarà rendere agibili circa 60mila alloggi popolari, che al momento non lo sono, entro un anno dall’approvazione definitiva del decreto. A tal proposito, l’esecutivo ha stanziato 1,7 miliardi di euro, integrabili con i fondi per la rigenerazione urbana fino a un massimo di 4,8 miliardi.

Per quanto concerne l’housing sociale, ossia la creazione di nuovi alloggi a prezzo calmierato, sono invece previsti 3,6 miliardi di euro. Sul fronte degli investimenti privati, le nuove norme intendono alleggerire il sistema con semplificazioni burocratiche e procedure più veloci. Per gli investimenti superiori a un miliardo di euro è prevista la nomina di un commissario straordinario e il rilascio di provvedimenti unici di autorizzazione.

Affitti per studenti, torna il fondo per i fuori sede

Una delle misure che ha raccolto maggiore consenso riguarda il rifinanziamento del fondo destinato agli studenti universitari fuori sede. Per il 2026 vengono stanziati 8,5 milioni di euro, che contribuiranno al supporto degli iscritti alle Università statali italiane nel pagamento dell’affitto. Per poter accedere alla misura occorreranno due requisiti fondamentali:

La misura si inserisce nel solco del fondo istituito nel 2021 e punta a fornire un aiuto concreto in un momento in cui il costo delle stanze e degli appartamenti nelle città universitarie ha più che superato la sostenibilità economica di una famiglia media.

Prezzi calmierati, a chi andranno i 100mila alloggi

Un altro pilastro del Piano Casa riguarda la realizzazione di abitazioni a prezzo calmierato. Si tratta di circa centomila alloggi che saranno assegnati nei prossimi 10 anni e che hanno già dei destinatari più o meno definiti. Il decreto ha confermato i requisiti per l’accesso a questi immobili, dal reddito alla nazionalità dei potenziali beneficiari. Individuati nelle seguenti categorie generali:

Il primo requisito “allarga” i paletti della nazionalità. Gli alloggi potranno andare non solo ai cittadini italiani, ma anche a quelli europei e anche chi viene da Paesi extra-Ue. Gli stranieri dovranno ovviamente possedere un regolare permesso di soggiorno in corso di validità concesso per attività lavorativa in Italia.

Per quanto riguarda i requisiti economici, potrà fare domanda chi ha un Isee familiare superiore a 20mila euro, cioè sopra il limite stabilito per accedere alle case popolari. Allo stesso tempo, i richiedenti dovranno dimostrare di essere in condizione di difficoltà nella ricerca di un immobile, sulla base delle somme che regolano il mercato libero.

Come si legge nel provvedimento licenziato dalla Commissione, “gli oneri su base annua connessi all’acquisto in proprietà o alla locazione a prezzo o canone in base ai correnti valori di mercato” dovranno essere superiore ad almeno “il 30% del reddito medio disponibile personale o del nucleo familiare convivente“.

Saltano alcune modifiche previste nelle prime bozze

Passiamo ora alle differenze tra il testo licenziato dalla Commissione e al vaglio della Camera e la bozza iniziale del decreto. Tra gli emendamenti ritirati spicca quello che avrebbe dovuto istituire un nuovo strumento finanziario alimentato da circa 1,2 miliardi di euro provenienti dalla rimodulazione del Pnrr. Un “tesoretto” che sarebbe stato destinato a un fondo gestito da Cdp Real Asset.

Il progetto non è stato cancellato definitivamente, ma la sua attuazione è stata rinviata a una fase successiva. È stato inoltre ritirato l’emendamento che disponeva un coinvolgimento diretto dell’Agenzia del Demanio nelle operazioni di valorizzazione e dismissione degli immobili degli enti locali.

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