Uefa, ipotesi esclusione coppe in caso di commissariamento. Perdite fino a 300 milioni

Spunta l'ipotesi esclusione dalle coppe UEFA: quanto perderebbero i club italiani tra Champions, Europa League e Conference

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 e le dimissioni di Gabriele Gravina come presidente della Figc, l’ipotesi di un’esclusione dei club italiani dalle competizioni europee è tornata nelle ultime ore, anche a causa dell’inchiesta sugli arbitri che ha portato all’autosospensione di Gianluca Rocchi da designatore degli arbitri di A e B. L’ipotesi di esclusione sarebbe stata evocata in relazione a possibili ingerenze politiche nella governance del calcio. Una prospettiva che, però, è stata in parte ridimensionata dalla stessa UEFA, che ha chiarito di non aver avuto contatti diretti e di limitarsi a monitorare la situazione. Al di là delle smentite, resta il rischio soprattutto per i potenziali effetti economici di un’eventuale esclusione dalle coppe europee.

Il peso economico della Champions League

La competizione più rilevante sotto il profilo economico è la Champions League. Ogni club qualificato può contare su un valore minimo significativo già solo per la partecipazione. Il bonus base si attesta a 18,62 milioni di euro, a cui si aggiungono altre componenti come la quota europea (circa 24 milioni), quella non europea (oltre 8 milioni) e i premi legati al ranking. Il totale minimo stimato raggiunge circa 51,86 milioni di euro per squadra, al netto dei risultati sportivi e degli incassi da botteghino.

Considerando che l’Italia porta abitualmente quattro squadre nella competizione, il valore complessivo della sola partecipazione può superare i 200 milioni di euro. A questi si sommano poi i premi per vittorie, passaggi di turno e diritti televisivi, che aumentano ulteriormente il peso economico della Champions nel sistema calcio.

Europa League e Conference: quanto valgono

Accanto alla Champions League, anche Europa League e Conference League garantiscono ricavi rilevanti, seppur inferiori. L’Europa League mette in palio complessivamente 565 milioni di euro. Le squadre partecipanti ricevono una quota base di circa 4,31 milioni di euro, a cui si aggiungono premi per ogni risultato nella fase a gironi: 450mila euro per vittoria e 150mila per pareggio. Ulteriori bonus sono previsti per il passaggio ai turni successivi, fino ai 7 milioni per la finalista e 6 milioni aggiuntivi per la vincitrice.

La Conference League, con un montepremi complessivo di 285 milioni, garantisce invece una base di circa 3,2 milioni di euro per club nella fase iniziale. Anche in questo caso sono previsti premi per risultati e avanzamento nel torneo, con cifre crescenti fino alla finale. Nel complesso, Europa League e Conference distribuiscono circa 850 milioni di euro, pari a circa un terzo delle risorse della Champions League.

Le perdite per i club italiani in caso di esclusione dalle coppe europee

Il sistema calcio italiano beneficia ogni stagione di centinaia di milioni di euro derivanti dalla partecipazione alle coppe europee. In uno scenario standard, con quattro squadre in Champions, due in Europa League e una in Conference, il valore minimo garantito supera i 250-300 milioni di euro. Questa cifra può aumentare sensibilmente in base ai risultati sportivi e al percorso delle squadre nei tornei. Un’eventuale esclusione totale comporterebbe quindi la perdita di queste entrate dirette. A queste si aggiungerebbero effetti indiretti, come la riduzione dei ricavi da sponsor, diritti televisivi e visibilità internazionale. Del resto la partecipazione garantisce maggiore esposizione mediatica, contratti di sponsorizzazione più elevati e un incremento del valore commerciale dei brand.

La smentita dell’Uefa

Le dichiarazioni ufficiali della UEFA hanno ridimensionato le ipotesi più drastiche, sottolineando che “al momento stiamo seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione riguardante la FIGC e non intendiamo rilasciare ulteriori commenti”. Questo chiarimento lascia intendere che non esistono decisioni immediate. La crisi del calcio italiano però fatica ad arrestarsi e le indagini sugli arbitri potrebbero nuovamente portare ad un possibile commissariamento della Federazione.

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